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Le migliori giovani promesse del fumetto italiano

L’horror psichedelico di ‘Materia Degenere’, la malinconia di Giangioff, il Paolo Fox in crisi spirituale di Percy Bertolini: ecco quattro volumi perfetti per scoprire come sarà il futuro del fumetto in Italia

Un dettaglio della copertina di 'Padovaland', il libro di Miguel Vila

La storia del fumetto italiano è un viaggio nelle contraddizioni della storia della cultura italiana. Dalla traduzione in rima delle prime strisce americane al successo infinito di Topolino, passando per il bando fascista e il successivo dopoguerra nel mito di Tex, Zagor e Diabolik, deviando nella controcultura dei ’70 con l’affermazione di autori come Pazienza, Crepax, Tamburini, Silver, Altan fino ad arrivare al successo recente di Gip, Igort, ZeroCalcare, Maddox, si può dire che il fumetto italiano ci abbia sempre regalato un avvincente racconto degno della sua migliore produzione.

Per districarci nella storia del fumetto italiano e comprenderne i motivi del successo (a volte anche mondiale, pensiamo a casi come Ranxerox di Tamburini in collaborazione con Pazienza e Liberatore), ci viene in soccorso Che cos’è un fumetto, il nuovo saggio firmato da Valerio Bindi e Luca Raffaelli per Carocci Editore, una bussola fondamentale per orientarsi negli oltre cento anni di storia di quest’arte. All’interno dell’opera, nel narrare il rapporto storico tra fumetto, cultura e politica italiana, è presente una dichiarazione del 1942 di Nilde Iotti, ai tempi presidentessa della Camera dei deputati, in una discussione parlamentare su Vigilanza e controllo della stampa destinata all’infanzia e all’adolescenza: «Il fumetto porta al dissolvimento della personalità del ragazzo […] può avere delle serie conseguenze nello sviluppo completo della personalità dell’uomo […] qualche cosa che può essere paragonato – con tutto il rispetto per delle forme d’arte superiore – quello che è la pittura astratta o la poesia ermetica: espressioni di una società decadente, che si sta corrompendo». Chissà cosa avrebbe pensato Nilde di fronte al nuovo fumetto italiano, quello del nichilismo crudo di Fumettibrutti o del cinismo pop di Labadessa, giusto per citare due figure che abbiamo incontrato sulle nostre pagine.

In questi anni, difatti, il fumetto ha non solo rivendicato il diritto di poter essere disegnato male («Non lo sai che per avere il coraggio di disegnare malissimo bisogna prima saper disegnare bene?» scrive Percy Bertolini nella sua opera Paolo Fox), ma si è mosso in prima linea per conquistare nuovi territori identitari, sociali, politici, volgendo alla costruzione di nuovi immaginari possibili. Autrici e autori hanno rilanciato, plasmato, ristrutturato il formato e il contenuto del fumetto, conquistando un pubblico sempre più ampio anche grazie ad utilizzo intelligente e molto creativo dei social.

Abbiamo dunque selezionato tre lavori individuali e un albo collettivo (appena pubblicati) di nuove promesse del fumetto d’autore italiano, per tenervi aggiornati sullo stato di forma della scena.

“Materia Degenere #2” AA.VV. (Diabolo Edizioni)

Dopo il successo della prima edizione (in cui comparivano storie di Fumettibrutti, Joe1, Elena Pagliani, Federica Bellomi e Monica Rossi), Materia Degenere torna con una seconda schiera di audaci autrici guidata da Tuono Pettinato. È dai suoi immaginari infatti che giungono i cinque spunti narrativi da cui le autrici di questa edizione sono partite per costruire cinque storie differenti (per tratto, narrazione, genere). Tra l’etno-horror folk di Upáta, lo splatter teen drama di Louseen Smith, il punk psichedelico di Roberta Scomparsa, il cinepanettone genderswap di Nova e la sorprendente violenza furry-fandom di Ferraglia, Materia Degenere #2 è una landa sconosciuta in cui queste pioniere si sono addentrate per stilare un bestiario delle figure altre, emarginate, violate, escluse. È la porta di entrata nel mondo di cinque autrici da seguire assolutamente, nonché un’ottima dimostrazione di come si possa collaborare per la costruzione di nuovi immaginari collettivi.

“Il sorprendente libro con i cavalieri di Giangioff” Giangioff (Shockdom)

Giangioff, o quantomeno il personaggio violentemente autobiografico dei suoi fumetti, è quell’amico per cui provi un enorme affetto ma a cui non risparmieresti uno scappellotto quando s’incastra nel vortice dell’auto-commiserazione impietosa. Nella parte iniziale di questo lavoro, infatti, l’autore prova in tutti i modi a farsi detestare incondizionatamente da ogni possibile lettore. Ma quello che in realtà sta chiedendo è comprensione, un atto di fede e fedeltà. Solamente conquistata la fiducia del lettore, Giangioff si denuda dall’armatura lasciando fiorire la propria narrazione in una dolcezza rotta. Come di fronte ad un fratello fottutamente incasinato, si rimane colpiti da questa malinconia rozza e distruttiva che già avevamo conosciuto nel precedente Il futuro nei denti, di cui questo lavoro si presenta come sorta di sequel. Lo odierete, proprio come le persone che amate.

“Paolo Fox” Percy Bertolini (AFA – Autoproduzioni Fichissime Anderground)

Tra i lavori qui selezionati, quello di Percy Bertolini è sicuramente il più sorprendente, spericolato, multiforme. Nato come gesto terapeutico durante la prima parte della pandemia, Paolo Fox è un’opera allucinogena. Trecento pagine a colori in cui il nostro eroe, un super-queer Paolo Fox in crisi spirituale, è costretto ad affrontare i mostri rumorosi dell’Italietta popolare. In un continuo rimando di meta-citazioni, Percy si toglie un cortile di ghiaia dalle scarpe, mettendo dinamite sotto i culi di nazional-fascisti, omobitransfobici, complottisti. Percy affronta a viso aperto capitalismo, patriarcato e crisi ecologica, rivendicando un’urgente rivoluzione intersezionale. Al grido di, bisogna eliminare tutte le sofferenze superflue, Paolo Fox è una dichiarazione politica totale. Non fatevi ingannare dal disegno volutamente semplicistico, qui siamo di fronte all’attivismo puro, ovvero l’unico attivismo di cui abbiamo bisogno.

“Padovaland” Miguel Vila (Canicola Edizioni)

Cosa sono la provincia e la periferia italiana? Un susseguirsi infinito di pettegole abitazioni, di centri commerciali stizziti e rotonde senza vie d’uscita. Nella provincia e nella periferia italiano non c’è distinzione tra bene e male, tra carnefice e vittima, ma ogni relazione, ogni gesto, ogni persona si trova ad agire in un’area grigia morale. In Padovaland, Miguel Vita si scioglie in queste ambientazioni dei sobborghi, dipingendo le storie di questi ventenni dell’area ‘compresa fra la provincia di Padova, Treviso e Venezia’ che, come dice una delle protagoniste, «secondo gli urbanisti potrebbe potenzialmente evolversi in una megalopoli alla stregua di Los Angeles». Ma qui non c’è alcuna traccia del fascino californiano, ma piuttosto un girone di macellai cinquantenni con frenulo corto che rimorchiano ragazzine, relazioni disfunzionali e abusive, gelosie e catcalling. Tra spritz e social, feste privati e tradimenti, Miguel Vila riesce anche a ricavare spazio per splendide tavole a tema architettonico, come a ricordarci che anche nell’assoluta mediocrità sia possibile scorgere poesia. Sta sempre tutto negli occhi dell’osservatore.