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La rinascita della “rivista più bella del mondo”

"FMR", la rivista d'arte dell'editore Franco Maria Ricci, era stata definita "la rivista più bella del mondo". Adesso sta per rinascere dopo la scomparsa del suo creatore

Franco Maria Ricci con Jackie Kennedy nel 1967. Getty Images

“In una poesia giovanile Borges nominò ‘la Rosa che risorge dalla tenue cenere in virtù di alchimia’. Il fantasma di quel miracolo dovette accompagnarlo per tutta la vita se da vecchio lo evocò un’ultima volta nel racconto La Rosa di Paracelso. Come quella rosa, anche la mia rivista, FMR, risorge: la stessa ma non la stessa, come dicevano i latini della Fenice. Per questo tento di ripetere lo strano miracolo di Paracelso: la resurrezione di un fiore, del suo profumo”.

Così Franco Maria Ricci – già editore e creatore di uno splendido labirinto in provincia di Parma, Fontanellato – giustificò la caparbia volontà di far rivivere FMR, considerata in passato “la rivista più bella del mondo”. Nonostante la sua scomparsa nel 2020, quella “rosa” a dicembre risorgerà per davvero grazie all’impegno della moglie Laura Casalis e del nipote e direttore editoriale Edoardo Pepino. Un periodico cartaceo d’arte, pubblicato quattro volte all’anno in due edizioni, italiana e inglese, scrupolosamente da collezione (come ogni creazione legata a questo marchio) che farà la prima apparizione in un numero zero durante il solstizio d’inverno 2021, come un “dono di stagione”. La qualità che esprimerà è constatabile in questi giorni attraverso l’anteprima, che abbiamo ricevuto, una sorta di biglietto da visita che mette in risalto la maniacale cura per il dettaglio. Le prenotazioni sono disponibili sul sito

“Semper eadem sed non eadem. Fedele a se stessa e alla sua storia e soprattutto diversa da tutte le altre riviste, nelle quali le immagini sono sottomesse alla notizia, dentro a FMR la priorità è invertita: il nostro palinsesto raccoglie una serie di piccoli e grandi coups de foudre, temi scelti e ordinati con una cura fuori dal comune, e argomenti intriganti che sono, prima di tutto, emozioni per gli occhi e, in seguito, diventano letture belle e intriganti, grazie all’interpretazione resa dagli autori degli articoli”, ci ha spiegato il direttore editoriale. Il quale, in seguito, ci ha anticipato alcune delle firme: “Non soltanto specialisti. Tra di loro ci saranno nomi noti della storia e della critica d’arte, come Alvar González-Palacios, Antonio Paolucci, Pier Luigi Pizzi, Pierre Rosenberg, Patrick Mauriès, Sylvia Ferino, Vittorio Sgarbi, ma anche scrittori, poeti, sia italiani che stranieri. E nel numero uno, in uscita la prossima primavera, sarà previsto già l’intervento di un premio Nobel”.

Tornando, invece, al numero zero che uscirà prima di Natale, Pepino ci ha svelato alcuni dei temi che verranno affrontati: “Avremo un articolo dedicato ai paraventi giapponesi detti tagasode. Quint’essenza dell’eleganza orientale, i tagasode sono splendide testimonianze di un’arte diffusa tra il Seicento e l’Ottocento ma ancora modernissima, capace di comunicare al mondo di oggi molto meglio di tanti artisti contemporanei. L’antico ritrova spesso le sue ragioni nel moderno, e lo stesso vale per la nostra testata”.

“Penso che sia dirompente ma tempestiva la scelta di dedicarci, oggi, a una rivista cartacea e alla estrema qualità della sua stampa, della sua veste grafica, delle sue immagini”, ha continuato. “La nuova FMR vuole colmare una lacuna, e ci auguriamo che sia l’oggetto del desiderio non soltanto dei nostalgici ma anche di una nuova generazione di collezionisti, appassionati, amanti del libro e della loro magia”.

Ma vera custode della ricerca di bellezza di Franco Maria Ricci, compreso questo ennesimo coraggioso slancio in un’epoca di comunicazione social e digital, è la moglie Laura Casalis che con il medesimo atteggiamento si appresta all’ardua, quanto affascinante, impresa. “Per quasi mezzo secolo sono vissuta al suo fianco. Sono stata sua allieva e compagna, ho condiviso lavori, dubbi, trionfi, sogni. L’ultimo, da cui non riusciva a staccarsi, era far rivivere FMR, ‘la rivista più bella del mondo’. Franco ci ha lasciato e quindi tocca a me, aiutata da antichi e nuovi collaboratori, realizzare quel sogno”. Ora come allora, ha confermato che “la nuova FMR avrà molto delle caratteristiche e del fascino della prima, a cominciare dai nitidi caratteri bodoniani e dal nero, sempre elegante, che altri editori temono e che noi adottiamo con coraggio per conferire spicco alle opere d’arte e ai loro colori”.

“Secondo Hegel sarebbe arrivato il momento, nella storia del mondo, a partire dal quale l’arte avrebbe perso quello stretto legame che in passato aveva avuto con le energie centrali dell’uomo, si sarebbe trasferita al margine, e lì avrebbe formato un ampio e splendidamente variegato orizzonte. Il centro sarebbe rimasto alla scienza,” ha continuato. “Ma al tempo stesso l’uomo non avrebbe smesso di dipingere né di scolpire statue, né di scrivere poesie, né di comporre musica. Scrisse anche: ‘dovrebbe essere chiaro che, pur spostata al margine, l’arte non perde la sua qualità d’arte; perde soltanto il suo legame diretto con la nostra esistenza: diventa una splendida superfluità’. È successo. La scienza e la tecnologia hanno occupato il centro ma a questo splendido ‘superfluo’ vale la pena di dedicarsi e Franco Maria Ricci, e io con lui, lo abbiamo fatto tutta la vita. Quindi guardo avanti e faccio progetti convinta che, come scrisse Alberto Savinio in Ascolta il tuo cuore, il progresso della civiltà si misura dalla vittoria del superfluo sul necessario”. 

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