La mostra di Bruce Nauman all’Hangar Bicocca è una figata pazzesca | Rolling Stone Italia
Home Cultura

La mostra di Bruce Nauman all’Hangar Bicocca è una figata pazzesca

Accoglie trenta opere tra neon, video e installazioni mai riunite tutte assieme

Credits: Pirelli Hangar Bicocca

La stagione delle grandi aperture è ripartita, e a Milano si aprono gli spazi a grosse ed importanti mostre. Da pochissimi giorni è stata inaugurata la mostra di Bruce Nauman all’Hangar Bicocca. Una mostra monumentale, che solo un hangar avrebbe potuto ben ospitare!

La mostra accoglie trenta opere tra neon, video e installazioni mai riunite tutte assieme. 
Si possono ripercorrere quarant’anni di vita artistica dell’americano Nauman (Fort Wayne, Indiana, 1941) attraverso la ricostruzione di ambienti non più esposti da tempo, come alle sue più contemporanea sperimentazioni.
 Perché sì, questo artista da oltre cinquant’anni prova, ricerca e sperimenta attraverso il corpo e le percezioni di determinati ambienti, di alterare le nostre percezioni attraverso corridoi, luci e ambienti. Indaga differenti linguaggi e di come azioni semplici possano riflettere e cambiare il nostro vivere un luogo specifico.

Durante la conferenza stampa un emozionato Vicente Todolí (direttore artistico dell’hangar) ha introdotto la mostra, senza nascondere il proprio orgoglio per essere riuscito a realizzare una reunion cosi importante di pezzi, alcuni dei quali non più visti da molto, moltissimo tempo come Walk with contrapposto del 1968.
 L’unico neo è l’opera Hanged man del 1985, che la dogana cinese tiene ancora in ostaggio, ma gli organizzatori hanno già annunciato di voler risolvere il problema il prima possibile.

Andrea Lissoni, uno dei sette curatori della mostra, invece sottolinea come le mostre possano essere organizzate anche pensando che l’opera possa non avere necessità di essere spostata (trasporto, costi, assicurazioni, e tutti gli annessi), bensì costruita o ricostruita in loco: una riflessione interessante, ovviamente valida solo per alcuni casi.


Era anche presente Nicholas Serota, ex direttore della TATE ed ora presidente dell’Arts Council England, il quale ha ricordato gli anni dell’esordio dell’artista, che hanno coinciso con i suoi, e come la combinazione tra fisico e psicologia siano molto legati nel lavoro di Nauman. Come la percezione chiara del movimento del nostro corpo crei la differenza tra conoscenza e sentire.

 Insomma, una visita che vi caldeggio, un’immersione totale nel mondo di Nauman in cui vengono riunite per la prima volta le varie tipologie di corridoi e stanze, oltre a sei neon, cinque lavori video e sonori, e una selezione di Tunnels, ovvero modelli scultorei per architetture sotterranee. Il percorso espositivo che copre un arco di ricerca di quasi quarant’anni raggruppa le opere secondo nuclei tematici, mettendo così in luce da una parte le variazioni e i tratti comuni tra i diversi lavori, e dall’altra l’estensione e la continua sperimentazione dell’artista.