La frontiera infinita di Red Dead Redemption 2

Abbiamo provato in anteprima esclusiva il videogame più atteso dell'autunno

Frontiera americana, 1899. Arthur Morgan, cioè io, mi avvicino a una casa in costruzione. Un uomo anziano, seduto, osserva due ragazzi che, brontolando, inchiodano travi. Scendo da cavallo, saluto, e l’uomo si mette raccontarmi quanto i suoi figli siano dei buoni a nulla… quando la parete della casa crolla, improvvisamente, uccidendomi.
È quello che è accaduto mentre stavo provando, nel corso di una lunga anteprima esclusiva, uno dei videogame più attesi degli ultimi anni: Red Dead Redemption 2, sviluppato da Rockstar Games, in uscita il 26 ottobre. Che c’è di strano in un muro che crolla, vi chiederete? Beh, i rappresentanti di Rockstar, che mi hanno accompagnato durante l’anteprima, non avevano mai visto nulla del genere. Non solo non era mai successo prima, ma non sapevano nemmeno fosse possibile. Non sono un programmatore, ma il fatto che il loro stupore e divertimento fosse superiore al mio sembra un buon segnale. Morire schiacciato non è la cosa più emozionante che mi è successa durante le quasi due ore di gioco, ma è un elemento positivo di imprevedibilità che, probabilmente, dice molto delle possibilità di questo titolo.

Ma andiamo con ordine. La storia di RDR2 si svolge dodici anni prima del titolo originale (pubblicato nel 2010), e ha come protagonista, appunto, Arthur Morgan, un membro importante della gang di fuorilegge guidata da Dutch Van Der Linde – la stessa di cui faceva parte John Marston, il protagonista di Red Dead Redemption. Nell’America di fine Ottocento, gli uomini di legge stanno dando la caccia alle ultime gang di fuorilegge del Far West. In seguito a un colpo finito male nella città di Blackwater, Van Der Linde e i suoi uomini sono costretti a fuggire verso est, attraverso una natura selvaggia, braccati dai cacciatori di taglie e dagli agenti di un’agenzia federale, l’embrione di quello che diventerà l’FBI. In questo viaggio dentro il cuore dell’America, la gang sarà costretta a rapinare, rubare e cacciare, allo scopo di sopravvivere.

La mia esperienza con RDR2 parte con una cavalcata nella neve, uno scenario insolito per il genere western che in anni recenti è entrato nell’immaginario grazie a film come The Hateful Eight di Tarantino e The Revenant di Iñárritu. I rami degli alberi che si piegano sotto il peso della neve, le tracce lasciate dai cavalli, i suoni attutiti dal manto bianco: l’effetto è impressionante, e tutto è reso ancora più spettacolare da una sorta di modalità cinematografica, che permette di rendere meno monotoni gli spostamenti a cavallo, grazie a una sorta di regia automatica. Quando la gang arriva nei pressi di una ferrovia, inizia l’azione: ovvero, l’assalto a un treno carico – si spera – di denaro.
Nei panni di Morgan, vengo incaricato di sistemare la dinamite sotto a un ponte. Ma qualcosa va storto, i candelotti fanno cilecca (e mi prendo pure la colpa); così alcuni uomini della banda sono costretti a inseguire il treno per abbordarlo in corsa. Ovviamente, faccio parte del gruppo. Durante questo tipo di fasi corali, è possibile scegliere se guidare l’azione o mandare avanti qualcuno. C’è da dire che utilizzare le diverse armi (personalizzabili fino all’ossessione) è così appagante che è difficile rinunciare a gettarsi a testa bassa negli scontri… anche quando la situazione richiederebbe un po’ di discrezione.

Un bel po’ di pallottole dopo, il treno è fermo, la cassaforte è svuotata. Var Der Linde lascia a noi il compito di occuparci dei superstiti. In RDR2 possiamo scegliere se uccidere o risparmiare i nostri nemici, e questo ha ricadute sulla nostra reputazione (o “Onore”) e sui futuri incontri che potrebbero avvenire nel corso del gioco. I rappresentanti di Rockstar mi spiegano che quella di RDR2 non è una storia con molteplici finali, come succede per esempio con i franchise The Witcher o Fallout. Ma chi ha giocato all’originale Red Dead Redemption sa che una trama solida e ricca di colpi di scena a volte è tutto ciò che il pubblico desidera – mi riferisco a un particolare momento di RDR, secondo alcuni il momento più emozionante in assoluto nella storia dei videogames – e quelli di Rockstar sono abbastanza fiduciosi delle loro abilità di storytelling da non sentire il bisogno di fornire alternative.

La libertà totale che RDR2 dà al giocatore è da cercare nel mondo incredibilmente vasto e dettagliato in cui è ambientato. Non è ancora noto quali siano le esatte dimensioni dell’area di gioco, ma Rockstar afferma che è lo scenario più grande da loro mai disegnato, sviluppato nel corso di otto anni grazie al lavoro di migliaia di persone (RDR2 è frutto della collaborazione globale di tutti gli studio Rockstar del mondo). Nel corso della loro fuga verso est, Morgan e i suoi compagni attraverseranno montagne, città fangose, foreste, paludi e centri abitati in procinto di trasformarsi in città, oltre ai più classici scenari polverosi del western.

Nel corso della trama, la gang di Van Der Linde, come abbiamo già visto da un precedente trailer di gameplay, fa tappa in un accampamento che diventa una sorta di hub del gioco, una scelta che ultimamente abbiamo visto, declinata in diversi modi, in Uncharted 4, Shadow of the Tomb Raider e, forse in modo più pertinente, in Final Fantasy XV. Questi momenti di pausa diventano in RDR2 l’occasione per costruire il rapporto tra il giocatore e gli altri membri della gang. In questo modo, le transizioni tra storia principale e attività secondarie avvengono in modo fluido, senza alcuna scena di caricamento o noiosa “lista della spesa”, il famigerato elenco di cose da fare che rende tanti videogame open world ripetitivi e un po’ ansiogeni. Qui l’accampamento, invece, è una sorta di entità che vive a sé, in cui i vari membri della gang passano le giornate nelle loro occupazioni, che solo occasionalmente si intersecano con quelle del giocatore – in base a quanto quest’ultimo ha voglia o meno di prendere parte alle attività quotidiane, o soltanto mostrarsi socievole, unendosi a una partita a poker o ubriacandosi davanti al fuoco.

Per molti, metà del fascino di RDR2 sarà esplorare il mondo di RDR2 da soli, anzi in compagnia del proprio cavallo. La possibilità di passare in qualsiasi momento alla visuale in prima persona, proprio come succedeva nella versione per PS4 di GTA V, aiuta a immedesimarsi nel personaggio di Morgan, oltre che a scorgere i dettagli nascosti in ogni angolo di questo territorio. Come meta turistica per i prossimi mesi, l’America selvaggia di RDR2 è calda tanto quanto Formentera agli inizi di giugno. Tutto questo permette al giocatore di vivere avventure digitali inaspettate e sempre nuove. Esempio? Verso la fine della prova, decido di svaligiare un’operazione illegale nascosta dietro lo studio di un medico. Sotto la minaccia della mia pistola, quest’ultimo fa aprire la porta di un locale dove si nascondono alcuni uomini armati. Vorrei soltanto derubarli e scappare, peccato che uno di loro decide di sfoderare l’arma, e inizia a sparare. Ne faccio fuori un po’, ma sono stati chiamati i rinforzi e, ferito, decido di correre in strada, cercare il mio cavallo e schizzare via. A quel punto, però, sulla mia testa è già comparsa una taglia da 80 dollari, una cifra ragguardevole nel 1899 – d’altra parte ho combinato un discreto casino. Mi sono quasi convinto di avere lasciato alle spalle i miei inseguitori, quando uno sconosciuto mi riconosce, e… beh, quella volta non è andata a finire bene, per Arthur Morgan. Ma ho la certezza che, per me, è stata solo la prima di infinite avventure.