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«Più ascoltate musica stupida e più siete intelligenti»

Lo dice Alessandro Alfieri, uno degli ospiti di Biumor, il festival di Popsophia che quest’anno è dedicato al tema della stupidità. In diretta il 28 e 29 novembre, propone due serate dedicate alla filosofia

Per Voltaire era “la sola cosa che mi dà un’idea dell’eternità”: la stupidità. È il tema alla base di Biumor, a Tolentino il 28 e 29 novembre. L’evento, organizzato da Popsophia in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Tolentino, si terrà in diretta dal Teatro Vaccaj e sarà trasmesso in streaming sui siti popsophia.com, biumor.com e sull’emittente èTV del digitale terrestre.

Per questa edizione, dedicata al tema della stupidità, il festival proporrà un mix unico di linguaggi massmediali, lectio pop e spettacoli filosofico-musicali. Tantissimi gli ospiti che interverranno in collegamento video, ogni incontro sarà intervallato da momenti musicali a cura del gruppo Factory – che suonerà in presenza con l’orchestra di dieci elementi al completo. Un filoshow esclusivo – in classico stile Popsopha, unico evento di filosofia ad avere una propria band musicale – con una scaletta di canzoni cucita attorno al tema di questa edizione per offrire originali riadattamenti di pezzi resi teatrali per l’occasione.

Come sempre con Popsophia la filosofia si farà spettacolo, con un gruppo che suonerà in presenza anche se, date le circostanze, l’evento sarà trasmesso in streaming: «Gli organizzatori di eventi culturali oggi non possono fermarsi e chiudere, devono inventare soluzioni creative per far vivere lo spettacolo dal vivo anche in questo momento», ha detto la direttrice artistica Lucrezia Ercoli. «Nei due giorni di Biumor manterremo attivo il mondo del teatro come quinta scenica della serata facendolo entrare nelle case degli spettatori. I musicisti suonano con le spalle al teatro, uno sfondo particolarmente significativo in un momento in cui i teatri sono chiusi e non fanno vivere la cultura. Continuare a far lavorare un mondo che è stato completamente dimenticato, nonostante abbia sostenuto spettacoli in sicurezza nella fase successiva al primo lockdown, è per noi un modo di resistere a questa chiusura totale a mio avviso ingiusta». Si parte il 28 novembre, dalle ore 21.30 alle 23.30, per una serata dedicata a “Cretinetti – Filosofia del cialtronismo all’italiana”. “Webeti – Filosofia della stupidità 2.0” è invece il titolo dell’appuntamento del 29 novembre.

Abbiamo fatto due chiacchiere con Alessandro Alfieri, che interverrà sulla musica demenziale da Cochi e Renato agli Squallor, fino a Elio e le storie tese, capire come anche nella musica la stupidità faccia la sua parte, eccome.

Partiamo dal generale, lei nella società (o attraverso i social) rileva più o meno stupidità rispetto al passato?
I terrapiattisti esistevano anche prima della web culture, e non mi riferisco ai fenici o ai babilonesi! Il punto è che il web, oltre al contributo rivoluzionario in materia di democratizzazione del sapere e diffusione della conoscenza, è diventato nel giro di pochi anni lo spazio perfetto per chi non è disposto a mettere in questione le proprie convinzioni. Spesso la coerenza è sinonimo di magistrale stupidità: nello sconfinato alveo del web, potrai sempre trovare qualcuno che sostenga la tua idea, per quanto balorda, delirante e pazzesca possa essere. Questo accade grazie a meccanismi come le echo chambers, per cui ognuno di noi può facilmente “contorcersi su se stesso” escludendo l’apertura all’alterità, che significa anche disinnescare l’inaspettato, pilotare il caso. Ecco, contorcersi su se stessi significa essere stupidi, e questo “contorcersi” assume spesso le sembianze del narcisismo più esasperato: il successo dei social in buona parte si spiega proprio nei termini del narcisismo. Oltre a essere coerenti, aggiungerei anche il “prendersi sul serio” come sinonimo di stupidità, e la grande macchina megalomaniaca e automasturbatoria dei social ce ne dà numerose conferme.

Nei due giorni di festival verrà indagata la stupidità nei prodotti culturali della società di massa, fra i quali la musica. In che modo viene utilizzata in questo ambito?
Quando parliamo di “musica stupida”, in realtà ci riferiamo a un giudizio di valore, ovvero pensiamo a canzoni “brutte”, banali, scritte male. In realtà, il rapporto tra musica e stupidità è assai più sofisticato, perché la musica nel corso degli anni ha spesso adottato la stupidità come autentico “mezzo espressivo”. Quando la stupidità non è il risultato involontario dell’artista, ma la finalità specifica e intenzionale della sua creazione, allora diventa evidente come questa musica “stupida” (meglio dire “demenziale”) assuma sempre una dimensione “meta-testuale”: si mettono a nudo i re, ovvero i generi, i musicisti e le band che si prendono troppo sul serio (o che i media prendono troppo sul serio), però si fa questo adottando lo stesso stile che viene parodiato, dimostrandosi sempre all’altezza di “quello che fanno loro”, i vanitosi. E in questo c’è un fine insegnamento morale: diffidate dai tronfi, dai superbi nonché dai permalosi.

In particolare, il suo intervento passerà da Cochi e Renato agli Squallor, fino ad arrivare a Elio e le storie tese. Per cui, tutti quelli che non li hanno capiti e li considerano “stupidi” sbagliano?
Ma certo che sì! Anzi, aggiungerei: stupidi un corno! Il tema sta proprio qui, infatti si preferisce parlare solitamente di “musica demenziale”. Al di là del fatto che parlare di demenzialità potrebbe risultare persino più offensivo perché l’allusione è alla “demenza” che è una malattia mentale, però quando parliamo di “musica demenziale” ci riferiamo a quegli artisti che utilizzano il parossismo, l’eccesso goliardico, l’irriverenza e il sarcasmo come strumenti di composizione. E quando la stupidità demenziale diventa autocosciente, volontaria, allora è una cosa serissima ed estremamente complicata da utilizzare. Per questo moltissime band annoverabili nella “musica demenziale” presentano un livello tecnico-compositivo incredibile! Altro che stupidità! Per non parlare del fatto che questi stessi artisti, attraverso questa strategia paradossale, affrontano spesso temi di profondo significato sociale e politico.

La “stupidità” esiste anche in filosofia?
Potremmo paradossalmente sostenere che tutta la filosofia nasca dallo “stupore”, e anche ai meno perspicaci l’etimologia comune di “stupore” e “stupidità” appare evidente: infatti ci si inizia a interrogare su quanto accade intorno a noi nel momento in cui restiamo “stupiti”. Però se adottiamo il termine di stupidità per il senso che gli attribuiamo comunemente, perciò in senso negativo, devo riscontrare che la categoria dei filosofi è particolarmente caratterizzata dalla stupidità, intesa in termini aristotelici come “mancanza di phronesis”: incapacità di adeguarsi alle situazioni a prescindere anche dalla saggezza e dal bagaglio culturale, magari smisurato. Sono convinto che questa stupidità la filosofia, con la sua mania balorda di rivendicare uno sguardo privilegiato sui fenomeni, l’abbia dimostrata magistralmente in occasione dell’emergenza pandemica in corso! Insomma, tra ambizioni di protagonismo, pretese di voler risolvere i quesiti del mondo, volontà di dettare insegnamenti morali in maniera paternalistica, fino a confondere filosofia, opinionismo e coaching motivazionale, la filosofia è piena di stupidità, nel bene quanto nel male, basterebbe solo non prendersi troppo sul serio.

Ci dica la verità, quale canzone “stupidamente” canta sotto la doccia?
…fischietto la sigla della Signora in Giallo, un grande classico!

Il programma completo di Biumor
Si parte il 28 novembre, dalle ore 21.30 alle 23.30, per una serata dedicata a “Cretinetti – Filosofia del cialtronismo all’italiana”. Si parlerà di una certa cultura dello “spararla grossa” che caratterizza tanto immaginario del nostro paese: rifacendosi alla commedia all’italiana, il filosofo Tommaso Ariemma interverrà su stupidità e arte contemporanea; Cesare Catà, filosofo e performer teatrale, ricorderà Gigi Proietti con un intervento dedicato al pensiero della mandrakata; il giornalista e scrittore Marcello Veneziani esplorerà il concetto di cialtronismo all’italiana; Andrea Panzavolta interverrà sul film Una vita difficile di Dino Risi; Ilaria Gaspari partirà dal film Ti ho sposato per allegria per andare a indagare il registro demenziale dei rapporti di coppia; Salvatore Patriarca parlerà della filosofia di Alberto Sordi di cui quest’anno ricorre il centenario; Simonetta Sciandivasci omaggerà la recente scomparsa Franca Valeri proponendo l’analisi di alcuni suoi personaggi; Gabriele Ferraresi porterà gli spettatori a scoprire il trash italiano degli ultimi quarant’anni.

“Webeti – Filosofia della stupidità 2.0” è invece il titolo dell’appuntamento del 29 novembre – sempre dalle 21.30 alle 23.30. Il discorso si sposterà sulle nuove culture digitali: Alessandro Alfieri interverrà sulla musica demenziale: da Cochi e Renato agli Squallor, fino a Elio; Ugo Berti cercherà di scoprire “Le leggi della stupidità”; il filosofo Simone Regazzoni sarà il protagonista dell’intervento intitolato “Lo stupido non si allena”; Andrea Colamedici e Maura Gancitano – fondatori del progetto Tlon – affronteranno i temi del complottismo; Riccardo Dal Ferro parlerà del fenomeno del “blastaggio”; i giornalisti Angela Azzaro e Piero Sansonetti interverranno sul demenziale in politica; la sociolinguista Vera Gheno metterà in luce la stupidità degli intelligenti; infine Domitilla Pirro parlerà dei paradossi della scuola.

Biumor coglie l’occasione per omaggiare l’artista Jean Gourbelin nel centenario della sua nascita (avvenuta a Parigi il 23 novembre 1920), selezionando una sua opera come veste grafica dell’edizione 2020. Il gusto dell’assurdo e del fantastico che contrassegna la sua opera si coniuga a un umorismo alla Buster Keaton, in uno stile che ben si adatta allo spirito del festival.