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Per capire la nuova psichedelia bisogna leggere ‘Altrove’

La rivista della Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza è un aggregatore delle ricerche su trance sciamaniche, neurofisiologia, chimica e molto altro. L'intervista al direttore Antonello Colimberti

Un dettaglio della copertina dell'ultimo numero di 'Altrove'

Quando ho iniziato ad indagare il mondo della psichedelia per Rolling Stone non avevo idea di quanti differenti luoghi (culturali, mentali e di pensiero) avrei trovato e attraversato. Cresciuto a margine di quello che ora viene chiamato Medioevo psichedelico, la psichedelia per me era roba da post-hippie, fricchettoni, fattoni, nonché un passaggio nemmeno così obbligato della ribellione giovanile. Parafrasando Wallace, vedevo la psichedelia come una cosa divertente da provare e abbandonare con la maturità. Così offuscato dall’iper-proibizionismo occidentale in materia, non avevo per nulla compreso l’orizzontalità del tema psichedelico. Dalle ricerche sulle sostanze psichedeliche alle terapie con LSD, dalle cerimonie con l’Ayahuasca alla cultura attorno al mondo delle droghe, in questi mesi ho dialogato con esperti ed esperte e affrontato un percorso alla scoperta degli stati modificati di coscienza. Ma partiamo da questo: cosa sono gli stati di coscienza e, nello specifico, gli stati di coscienza modificati?

Esiste uno stato di coscienza ordinario, ovvero quello che potremmo definire il nostro stato quotidiano, quello in cui viviamo e che ci accompagna nelle nostre giornate, e altri stati in qualche modo eccezionali, modificati (non uso il termine alterati poiché contiene in sé un’accezione negativa), che vengono raggiunti in particolari esperienze estatiche, mistiche, religiose, psichedeliche. Questi stati modificati sono però stati estromessi dalla cultura occidentale moderna perché considerati pericolosi in quanto – come intende il termine stesso psichedelico – rivelatori della psiche. E ben sappiamo come la nostra società non sia favorevole ad aperture creative e rivoluzionare rispetto allo stato di auto-controllo che ci ha introiettato.

«La cultura occidentale moderna non contempla gli stati di coscienza modificati, lasciando la ricerca a vie individuali, che non sempre portano a conseguenze felici. È un discorso di civiltà. Il nostro scopo è recuperarli all’interno della nostra cultura, quella moderna occidentale, poiché sono qualcosa che è sempre stato presente qui come in altre culture», mi spiega al telefono Antonello Colimberti, membro della SISSC (Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza) e direttore scientifico di Altrove, la rivista annuale della stessa Società. La Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza è stata fondata per volontà di alcuni studiosi (tra cui Giorgio Samorini, con cui ho avuto il piacere di parlare di terapie psichedeliche) nel dicembre del 1990 e si propone come sede aggregativa e di diffusione delle informazioni che riguardano il vasto e multidisciplinare campo di ricerca sugli stati di coscienza, dalle trance sciamaniche alla neurofisiologia degli stati estatici, dai nuovi movimenti religiosi e filosofici “psichedelici” alla storia del rapporto umano (tradizionale e scientifico) con i vegetali e i composti psicoattivi, dall’etnobotanica alla psicologia dell’estasi. Quando parlavo di orizzontalità del tema della psichedelia e degli stati di coscienza, mi riferivo proprio a questo bacino culturale che si muove fluido tra antropologia, psicoterapia, filosofia, psicologia, etnobotanica, storia, chimica e molti altri campi del sapere.

L’ultimo numero di ‘Altrove’

 

Per capire ancora meglio di cosa parliamo, consiglio vivamente di sfogliare l’ultima pubblicazione di Altrove che – già di per sé – risulta essere un’esperienza a suo modo psichedelica. Nelle oltre 350 pagine, si viene travolti e catturati da articoli e saggi provenienti dai luoghi più disparati della cultura, in una giungla di pensiero critico, ricerche e studi sugli stati di coscienza. Il numero apre infatti con due grandi pensatori contemporanei, Francesco ‘Bifo’ Berardi e il compianto Mark Fisher (di cui viene recuperato il suo scritto sull’Acid Communism) per passare attraverso scritti su sciamani, DMT, donne e droghe nella storia, Qi gong, stregoneria, peyote, estasi sacra. Ampio spazio è anche dedicato alla musica con un saggio di Peter Webster – ricercatore inglese creatore della Psychedelic Library – su Marijuana e musica e una monografia sull’arte sonora di Éliane Radigue, pioniera dell’elettroacustica. Nei numeri precedenti invece la rivista ha ospitato e/o tradotto contributi e articoli di – tra i tanti – Alejandro Jodorowsky, Albert Hofmann (colui che scoprì l’LSD), Stanislav Grof (uno dei più importanti studiosi di LSD), George Lapassade (fondamentale studioso delle trance di natura etnologica), Alain Daniélou (storico delle religioni e studioso della musica indiana), Claudio Naranjo (psichiatra, psicoterapeuta e antropologo, nonché uno dei primi a portare l’ayahuasca in Europa), Carl Ruck e Blaise D. Staples (studiosi delle sostanze psicotrope nella cultura antica e medievale), Michael Taussig (antropologo) e Piero Coppo (etnopsichiatra che per la SISSC ha anche tenuto un seminario pratico sulla respirazione olotropica). Una fluorescente stimolazione fuori dal pensiero dominante, in cui la psichedelia – mai come ora – ci viene raccontata e spiegata a tutto campo.

«L’obiettivo che la SISSC ha con Altrove è essenzialmente divulgativo. Non ci poniamo obiettivi immediatamente pratici. Lavoriamo su un piano conoscitivo per mettere questo deposito di conoscenza a disposizione», commenta Colimberti, «vogliamo rendere accessibili queste informazioni e spogliarle da questa connotazione negativa che la società occidentale moderna gli ha affibbiato». Mai come adesso il tema della psichedelia è riuscito a rientrare nel mainstream, sospinto da quello che viene chiamato Rinascimento Psichedelico (di cui parlai con Federico Di Vita). Ma come si pone a riguarda la SISSC, che lavora da oltre trent’anni in questa divulgazione? «In questo numero di Altrove siamo stati un po’ critici verso quest’idea di rinascimento psichedelico. Il punto di vista libertario della SISSC guarda sempre con interesse alla possibilità di poter finalmente parlare di determinati argomenti e delle conseguenti possibilità che potrebbero scaturire, anche a tema legislativo. Trent’anni di lavoro ci fanno però stare sull’attenti: quando si parla di certi argomenti con questa intensità c’è sempre il dubbio che qualcuno voglia poi determinare, controllare e portare il discorso in una certa direzione».

In questo viaggio psichedelico negli stati di coscienza, Altrove è una bussola culturale e di pensiero fondamentale. È una palette di colori da cui poter partire alla ricerca di nuove sfumature, nuove tonalità, nuove conoscenze. Facendosi depositaria di cultura e informazioni, è fondamentale per la costruzione di una cultura rispettosa e aperta agli stati di coscienza in una società che pare finalmente potersi aprire in questa direzione. È un percorso lungo, ma la SISSC – tra convegni, seminari e Altrove – continua imperterrita a fare cultura. L’unica cosa che conta, anche nella psichedelia.