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Miriam Gili: «John Lennon è un profeta che ha fatto della sua vita un’opera d’arte»

In ‘I Was Shot’, l’opera che ha donato alla campagna di Rolling Stone ‘IMAGINE’, il luogo dove John Lennon è stato assassinato si trasforma in un simulacro. «È un piccolo omaggio a un grande paroliere»

'I Was Shot', di Miriam Gili. Stampa mat su carta b/W. 29x43 cm

«Un evento che è ancora avvolto nel mistero che ha cambiato la storia. Eros & Thanatos queste forze duali contrapposte e vicine. Tutto ciò che diviene simulacro», dice Miriam Gill di I Was Shot, l’opera che ha donato per IMAGINE, la campagna di Rolling Stone in cui l’arte sostiene l’arte (per maggiori informazioni cliccate qui).

Miriam Gili è un’artista e filmmaker di Pavia. Si è formata alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, poi si è specializzata in Cinema Alternativo alla EICTV di San Antonio de Los Banos, a Cuba, e alla Iuav di Venezia. Le sue opere sono state esposte al Centre d’Art Contemporaine de Gèneve, alla Triennale di Milano e alla V-A-C foundation a Venezia. In questa intervista racconta il suo rapporto con John Lennon, l’ispirazione dietro all’opera che ha donato a IMAGINE, come sta vivendo questo momento.

Quando senti pronunciare le parole “John” e “Lennon” una di seguito all’altra qual è il primo pensiero o ricordo che ti viene in mente?
Ho una collezione di ricordi, non saprei quale scegliere è stato uno degli autori che ha rivestito il ruolo di colonna sonora alla mia adolescenza e non solo. Il mio primo pensiero forse si ricongiunge al testo di God che per me è come un monito.

Se lo osservi attraverso il filtro della storia, chi è John Lennon oggi?
Oggi è un profeta, basti pensare ad alcuni testi delle sue canzoni come ad esempio Isolation. Un uomo eclettico con molti aspetti ancora avvolti nel mistero che è riuscito a far della sua vita un’opera d’arte che, a mio avviso è la cosa migliore che si possa fare.

Raccontaci l’ispirazione dell’opera che hai donato
La morte è l’unica certezza della vita, ma sembra essere ancora un tabù, si fatica sempre a parlarne. La sua tragica fine mi ha ispirato, l’immagine del luogo dove è stato assassinato è divenuto simulacro. Ho giocato con le sue ultime parole dette alterandone il significato per rendergli un omaggio. Un piccolo omaggio a un grande paroliere.

Come hai legato la tua visione artistica al progetto IMAGINE?
Subito dopo che Alice Manni mi ha chiamata per invitarmi a partecipare al progetto, mi è venuta l’idea spontaneamente. Avevo già realizzato opere usando solo il potere della parola e in questo progetto non potevo nuovamente non ricorrere a questo utilizzo, poi sono arrivati Eros & Thanatos come sono soliti fare per aiutarmi a dar una forma al tutto.

Raccontaci dove ti “trovi” attualmente, dal punto di vista personale e artistico
Attualmente mi trovo dove mi trovo sempre, in un perenne stato di ricerca.

Qual è lo stato di salute dell’Arte? E quello della tua arte?
È difficile rispondere a questa domanda in un momento così drammatico come quello che stiamo vivendo da mesi. L’Arte espande, non può esser soffocata come sta accadendo, nemmeno nascosta. Siamo tutti denutriti in questo periodo, senza cibo per l’anima non si sopravvive.

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