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Le sciarpe che raccontano i quartieri di Milano: intervista a Burro Studio

Estetica ultrà, richiami alla città e ai dettagli delle zone. Storia di un piccolo fenomeno virale (subito sold-out)
Anche Ernia è uno dei modelli della collezione "Milano Addosso". Ovviamente per QT8

Anche Ernia è uno dei modelli della collezione "Milano Addosso". Ovviamente per QT8

Nel caso siate di Milano (ma anche non proprio) avrete sicuramente visto in giro gente con delle strane sciarpe colorate da ultrà. È la moda, bellezza. Ma a Milano in particolare sta succedendo qualcosa di diverso. Perché queste sciarpe hanno impressi i nomi dei quartieri della città: dodici, scelti con grande fatica, dai ragazzi di Burro Studio. Burro Studio è un nome facile per raccontare un progetto che non ha esattamente una specificità: è uno studio grafico, di branding, ma organizza anche eventi, installazioni, ha un canale Spotify… un po’ di tutto. E da pochi mesi è anche un luogo di culto grazie alla collezione Milano Addosso, creata da Federica Caserio e Giovanni Manzini (i fondatori) assieme a Riccardo Bonetti, amico di lunga data che nella vita fa tutt’altro.

Abbiamo invitato in redazione il trio per farci raccontare com’è nata l’idea di raccontare Milano attraverso delle sciarpe.

La storia di Burro Studio parte nel 2015, ma diciamo che le sciarpe vi hanno dato una bella spinta virale…
Giovanni:
C’è che dal primo giorno di vita dello Studio abbiamo iniziato a pensare a una linea di merchandising, facendo maglie, matite brandizzati, pile, portachiavi… un po’ di mesi fa ci ha contattato Riccardo con un’idea.

Riccardo: Nella vita faccio tutt’altro, ma avevo questa idea in testa, perché conosco il senso di appartenenza che c’è a Milano nei confronti dei quartieri. Mi sono accorto che i cantautori, i rapper, continuano a citare e raccontare storie di vita di quatiere. Vedi i Coma Cose, ad esempio… Altri avevano fatto sciarpe con i nomi dei musei, dei bar, ma non dei quatieri…

È un discorso che puoi fare però perché “va di moda” una certa estetica…
Riccardo:
Certo, dovevamo farlo ora.

Federica: Devi mettere insieme tutti i tasselli. Era un po’ un esperimento, ma evidentemente avevamo scelto i tasselli giusti. Avevamo anche da poco creato un progetto con cinque sciarpe che raccontavano dei concetti legati alla cultura generale… Abbiamo usato la moda come comunicazione di qualcos’altro.

Cosa volete raccontare con Milano Addosso?
Riccardo:
È un modo per dire che per noi Milano è figa. Per raccontare il punto di vista di chi arriva a Milano, magari da fuori città, e ha bisogno di una comfort zone per abituarsi alla metropoli. L’identità di quatiere è quella.

Federica: Anche io che sono di Milano ho imparato ad apprezzarla all’università, grazie ai miei amici fuori sede. Mi favano un punto diverso.

Come avete sviluppato le sciarpe, da dove avete preso ispirazioni per i dettagli?
Riccardo:
C’è una storia su tutte: iniziamo scegliendo il quartiere, per storia e appartenenza… Poi cerchiamo un po’ di informazioni, anche su piccoli blog locali.

Federica: Oppure da memorie nostre: per esempio, Porta Romana ha gli scacchi come il bancone del Dabass, locale abbastanza noto in zona, ed è gialla come la metro. Corvetto è azzurra e bianca a scacchi, come il mercato comunale.

Giovanni: Poi ci sono quelli “nuovi” che devi un po’ inventare… Vedi NoLo, più che altro era necessario farla diversa dalle altre. Usando anche un po’ di ironia…

Federica: Come le palme in Isola…

Come ha risposto la gente? Quale avete venduto di più?
Giovanni:
Porta Venezia tantissimo, Navigli anche. NoLo ha fatto scompiglio. QT8 anche, inaspettatamente, ma ci siamo fatti aiutare da Ernia, con cui abbiamo collaborato per un drop speciale. E poi ce ne chiedono tante nuove… Giambellino, di continuo.

Federica: Ma non possiamo farne una per quartiere! Il lato positivo è che hanno fatto riscoprire anche i quartieri a chi prima non li considerava nemmeno. La gente si è resa conto di amare la sua zona.

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