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Ed Piskor, il fumettista che ha ricostruito la storia dell’hip hop

"Hip Hop Family Tree" è un fumetto nato online che raccoglie aneddoti sugli albori dell'hip hop. Arriva in Italia il secondo volume edito Panini, che racconta gli anni dal 1981 all''83

Prendete una cultura nata quasi 45 anni fa, in un quartiere dimenticato da Dio dove nessuno aveva interesse a documentare quello che stava succedendo. Prendete un genere musicale creato da migliaia di anonimi artisti durati lo spazio di una canzone, che perfino i critici specializzati faticano a ricordare. Dopodiché prendete un giovane disegnatore classe 1982, innamorato di questa cultura, che pazientemente decide di studiare tutto il materiale disponibile e ricostruire quella storia fino all’ultimo protagonista; e lo fa nella maniera che gli riesce meglio, a fumetti. Il visionario in questione è Ed Piskor e il suo progetto si chiama Hip Hop Family Tree, un’opera nata a puntate su Internet e oggi diventata una saga in più volumi che ripercorre la storia dell’hip hop dalle origini ad oggi, tra grandi avvenimenti e piccoli aneddoti. Geniale, divertente e accuratissima, per New York Times e Washington Post è tra le migliori graphic novel dell’anno: la traduzione italiana del secondo capitolo – che copre gli anni dall’81 all’83 – esce in libreria proprio in questi giorni. Ne abbiamo approfittato per scambiare due parole con l’autore.

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Un’impresa titanica, la tua: i primi quattro volumi arrivano solo fino all’85…
È stato un lavoraccio, sì. Parlare di fatti realmente avvenuti è sempre difficile, soprattutto se pubblichi le tue strisce su Internet, un contesto dove gli utenti non si fanno problemi a correggerti o darti dell’idiota! Per non rischiare ho letto molto e ho fatto parecchie ricerche, per rendere il racconto più accurato possibile. Diciamo che mi comportavo come un vero giornalista e non come un fumettista: mi serviva per tutelarmi se qualcuno mi avesse accusato di essermi inventato tutto.

La maggior parte delle persone che hai raffigurato sono ancora in circolazione. Come hanno reagito al tuo lavoro?
Bene, direi. Molti hanno postato su Twitter e Instagram le foto dei loro doppioni a fumetti e parecchi pionieri dell’hip hop hanno dichiarato di essersi davvero divertiti leggendolo; tutt’al più alcuni di loro mi hanno detto “Ehi, guarda che io sono più bello di così!”.

A proposito, hai un personaggio preferito tra tutti quelli che hai disegnato?
Nel primo volume c’è questo bizzarro rapper di 12 anni, Pookie Blow, che ai tempi era riuscito a pubblicare un singolo assurdo, Get up (and go to school), perché suo zio possedeva uno studio di registrazione. Esistono ancora delle foto di lui che rappa vestito elegante… Un sacco di gente mi chiede se so che fine ha fatto: oggi dovrebbe avere quasi cinquant’anni, magari fa il professore o qualche altro lavoro serio.

Episodio preferito, invece?
Sempre dal primo volume, il concerto ad Amsterdam di Kurtis Blow: ai tempi viaggiava con Russell Simmons, che non aveva ancora fondato la Def Jam. Ne vado particolarmente fiero perché per ricostruirlo ho usato cinque diverse fonti: alcune cose le ho prese dall’autobiografia di Russell Simmons, altre dall’intervista di un giornalista olandese, altre ancora erano testimonianze dirette… E infatti è un racconto accurato ma soprattutto divertente. Dopo aver lavorato a quelle pagine, ho capito che l’approccio giusto era quello.

Hai mai pensato di replicare il tuo esperimento su altri generi musicali?
Se facessi un’operazione simile parlando, che so, del punk o del rock, perderebbe il suo spirito originale, perché è un argomento che non mi appartiene. Però sarei felice se saltasse fuori un disegnatore innamorato dell’heavy metal e creasse una versione metallara del mio fumetto: gli presterei volentieri l’idea, perché mi divertirei molto a leggerlo!

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Come gli artisti hip hop campionano da altri generi musicali, c’è chi pensa che anche tu ti diverta a “campionare” l’estetica di altri fumetti per creare i tuoi: è vero?
Sono sempre stato molto timido nello svelare le mie ispirazioni, ma in effetti ho un’attitudine hip hop: prendo in prestito alcuni dettagli per contestualizzare l’epoca di cui parlo. A livello visivo Hip Hop Family Tree è influenzato dai fumetti Marvel di una volta, ad esempio nell’uso dei colori.

La domanda che tutti i tuoi fan si pongono: stai proseguendo la saga e arriverai fino ai giorni nostri?
Se dicessi che non mi prenderò delle pause mentirei, perché ne ho decisamente bisogno. Sto lavorando su questo progetto da quasi cinque anni, in cui non ho fatto altro che fissare il foglio di carta davanti a me. Per un po’ non voglio pensare al futuro, meglio riprendere fiato!

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