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Per tutti i diavoli! È il compleanno di Tex Willer, ma c’è dell’altro

Abbiamo intervistato Paolo Eleuteri Serpieri, che di cavalli ne ha disegnati parecchi. Ma occhio allo spoiler perché ci ha anticipato un sacco di novità

“L’eroe e la leggenda”, copertina di Paolo Eleuteri Serpieri

“L’eroe e la leggenda”, copertina di Paolo Eleuteri Serpieri

Giuda Ballerino, è già il 30 di settembre!

Uhm, no. Temo di aver sbagliato battuta.

Sarebbe meglio dire “per tutti i diavoli”, frase che ha introdotto un nuovo personaggio nell’empireo del fumetto, proprio il 30 di settembre, non del 2015, ma del lontano 1948. La indovinate facile, stiamo parlando di Tex Willer, apparso in edicola il 30 di settembre di 67 anni fa. Per cui, tanti auguri Tex! E vogliamo omaggiarlo con uno dei più rinomati fumettisti italiani: Paolo Eleuteri Serpieri.

Serpieri è uno storico disegnatore delle serie di fantascienza con protagonista l’erotica e magnetica Druuna. Inoltre ha scritto numerosissime storie ambientate nel Far-West e si è cimentato anche con Tex, creando per L’Aquila della notte il fumetto L’eroe e la leggenda (Bonelli Editore), pur cui ha scritto soggetto e sceneggiatura e ne ha realizzato i disegni.

Tex - Aquila della notte

Ci racconta il suo Tex?
Ho voluto creare la mia versione della storia. È la mia interpretazione di un personaggio storico del fumetto italiano. È un Tex tutto mio!
La vicenda si svolge all’incirca nel 1850, a me interessava quel periodo storico così potevo impostare una serie di situazioni tipiche di quell’epoca. In particolare mi riferisco alla condizione degli indiani d’America, che in quel periodo hanno dovuto ripudiare le proprie tradizioni, hanno dovuto cambiare, diventare più pratici negli scontri. E’ il momento storico delle ultime ribellioni.
Quel pezzo di storia che racconto è un momento in cui però certe tradizioni sono ancora vive, ad esempio quella dei capelli: per gli indiani delle pianure i capelli erano molto importanti, li tenevano molto lunghi, perché davano prestigio, dimostravano coraggio e dignità, l’immagine di un guerriero coraggioso.

Per lei Tex è sempre un eroe buono? [spoiler]
Non c’è né il buono né il cattivo. Ci sono delle sfumature di grigio.
Il Tex che io raffiguro è un giovane uomo, molto determinato. L’atto che compie – SPOILER (scalpare l’indiano) SPOILER – è “malvagio”, ma lui sa che è necessario e Tex è determinato nella sua vendetta. No, non si può parlare di un personaggio “buono”. Sicuramente il mio Tex è una persona leale, sicura di sé e molto coraggiosa.

Qual è il suo comprimario preferito? Se potesse scrivere una storia solamente su di un personaggio secondario, chi userebbe?
Oh, sicuramente Kit Carson!
Certamente è quello che mi sta più simpatico. Lui è indubbiamente il più interessante. Anche se nella mia storia chiarisco che il “Kit Carson”, personaggio storico, muore nel 1869, quindi non è quello che conosciamo nel fumetto. Il personaggio che amiamo è una figura inventata da Gianluigi Bonelli, che doveva creare una spalla per Tex, e ha pensato di ispirarsi a Carson.

Lei ha scritto sia western che fantascienza. Qual è il suo genere preferito?
Sono un grande appassionato di western, specialmente per ciò che riguarda gli indiani d’America. Grandi spazi, cavalli…
Io per i cavalli ho una grande passione.

Gli uomini si dividono in due categorie, chi sa disegnare e chi non lo sa fare

Non sono difficilissimi da disegnare?
C’è un famoso detto tra i disegnatori: “Gli uomini si dividono in due categorie, chi sa disegnare e chi non lo sa fare. A sua volta, tra chi sa disegnare, ci si si divide in due categorie: chi sa disegnare i cavalli e chi, purtroppo per lui, no!”.
Per me, da sempre, da quando disegno fumetti, il vero disegno è il disegno western. In questi ultimi 40 anni le cose sono cambiate, ma ricordo che quando ero un ragazzo, il fumetto western era il fumetto tipico, quello per eccellenza, era quindi indispensabile saper disegnare i cavalli. Io nasco così, il western è stata la mia grande passione grazie alla meravigliosa possibilità di delineare grandi spazi, di ricreare un mondo immenso che non esiste più.

Quindi la fantascienza perde?
Ho poco interesse verso la tecnologia. Quindi mi piace molto meno la fantascienza, almeno vista da quel punto di vista. Ho sempre preferito raccontare storie su un mondo apocalittico, eventi drammatici, inframmezzati da momenti più leggeri.
Druuna è una figura femminile che ho inserito in questo contesto, oltre al fatto che a me piace disegnare “la donna”, quella tipologia di donna sensuale e formosa che a me piace.
È un tipo di donna che non solo è la mia preferita ma rappresenta, in questo mondo spaventoso e terrificante, un mondo in decomposizione, la vita nella sua carnalità. È l’elemento ottimistico, una forma di speranza.

Lei fa sempre un’apparizione nei suoi fumetti, disegnandosi. Praticamente, grazie ai suoi cameo, è il nostro Stan Lee!
Dato che devo trovare dei personaggi, mi è venuto spontaneo fare un po’ me stesso. Il personaggio che ho inserito nella saga di Druuna e che ha le mie fattezze, è un po’ fuori dalla storia. E’ una specie di deus ex machina, un jolly che inserisco per risolvere i problemi.

Fare un autoritratto non è peggio che disegnare cavalli?
No, per me non è difficile. Il mio è un disegno realistico e nel fumetto interpreto Doc, un dottore che controlla lo stato di salute di alcuni astronauti che viaggiano nello spazio. Anche se bisogna considerare che oggi sono ovviamente un po’ diverso da come mi sono disegnato anni fa (ride NdR)!
Infatti qualcuno ha azzardato l’idea che invece, attualmente, io mi rappresenti come quel mio personaggio buffo, che ogni tanto compare nelle mie storie, che ha le fattezze di uno gnomo e che ha quell’umorismo che mi piace moltissimo. Specialmente l’ultimo libro, che s’intitola “Clone”, l’ho sviluppato sulla base di questo personaggio. Purtroppo non ha un nome, non ha mai voluto rivelarmelo…

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