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10 anni di Bao, ovvero breve guida su come farsi pubblicare un fumetto

Siamo stati al compleanno della casa editrice per chiacchierare con gli autori di punta, da Leo Ortolani a Zerocalcare, e le nuove scoperte. Tra consigli e dediche a fumetti

La Bao è nata dieci anni fa, nel giorno del solstizio d’inverno. Giornata proficua, visto che ora fa uscire settanta libri l’anno, con una tiratura annuale di quattrocentomila copie. La casa editrice del fumetto d’autore, che ha portato in Italia capolavori come Bone, I Kill Giant, Saga e ce li ha fatti amare, compie una decade di vita. Si celebra al Base di Milano, con una grande festa, comprensiva di torta e di una marea di appassionati venuti per farsi autografare i propri fumetti preferiti.

Il perché fondare una casa editrice specializzata in fumetti, in un paese come l’Italia che legge poco e male, ce lo spiega l’editore Caterina Marietti: “Perché abbiamo creato la Bao? Perché era una follia. Io e Michele ci siamo conosciuti undici anni fa e abbiamo cominciato a girare tutte le fiere del fumetto, la nostra scusa per girare il mondo. Dopo un anno abbiamo capito che c’erano un sacco di opere che non arrivavano in Italia e ci siamo detti di provarci. L’idea iniziale era di fare sette libri l’anno, poi la Bao ha preso piede e abbiamo cominciato a divertirci. Tutti i libri che pubblichiamo sono libri che noi stessi, per primi, amiamo”.

Ci sono tutti gli autori Bao a festeggiare il compleanno, da Leo Ortolani che annuncia un seguito a una delle sue storie più note, Venerdì 12, che verrà anche esportata all’estero, perché “la sfiga in amore è universale…”, a Roberto Saviano, che per il prossimo anno farà uscire la storia della sua vita in una graphic novel, disegnata da Asuf Hanuka. La realizzazione di questo fumetto è stata ardua, perché come afferma l’altro fondatore della Bao Michele Foschini, “Roberto è un uomo che vive sotto scorta, ha scelto come suo disegnatore un professionista che viene da Tel Aviv, farli incontrare è stato difficilissimo…”.

Zerocalcare per Rolling Stone

Ma come si diventa un autore Bao? E che cosa consigliano di leggere i fumettisti stessi? Zerocalcare, che deve aver perso una scommessa ed è stato costretto a indossare un orrendo maglione natalizio, ci racconta come ha esordito: “Mi ha portato Marco D’Ambrosio, in arte Makkox, che stava lavorando con loro, quindi godeva di credibilità. Il mio primo lavoro è stata la ristampa de La profezia dell’armadillo, cioè dell’autoproduzione realizzata proprio con Makkox. In Bao hanno visto che le mie cose piacevano, e mi hanno proposto di fare un altro libro, Un polpo alla gola. Mentre lo scrivevo ero così emozionato, era la prima volta che realizzavo una storia lunga, vera, tutta mia, con un vero editore”, continua Zero. “Se dovessi consigliare un autore Bao da scoprire, direi Nova, perché secondo me ha delle capacità altissime, la sto leggendo proprio ora”.

Nel 2020 Zerocalcare pubblicherà per la Bao un giallo a tinte noir, che sarà “particolarmente efferato, rispetto alle mie produzioni solite” dal titolo ancora avvolto (appunto) nel più fitto mistero.

Alessandro Baronciani, autore Bao che uscirà nel 2020 con Quando tutto diventò blu, è arrivato da un percorso inusuale: “Caterina era un’abbonata, seguiva le mie autoproduzioni. Realizzavo un fumetto che spedivo per posta, cioè proprio ti arrivava a casa, non come email. Quando ci siamo conosciuti non mi ha mai detto che voleva fare fumetti, anzi, una volta mi ha detto che voleva aprire una casa discografica! Venivo dalla fine di una casa editrice che era stata messa in liquidazione”, continua Alessandro, “e lei mi ha detto che voleva stampare i miei prossimi lavori. Sto con loro non solo perché sono i miei editori ma perché sono diventati amici. Con un amico puoi litigarci volentieri, perché sai che poi farai pace. Bao è un editore serio ma anche quello con cui puoi confidarti quando c’è qualcosa che non va mentre stai lavorando. Se dovessi consigliare un fumetto direi La Bellezza di Hubert e Kerascoët”.

Daniel Cuello per Rolling Stone

Daniel Cuello, autore di origine argentina, ha sempre voluto lavorare con la Bao: “Li conoscevo e mi piaceva come lavoravano, volevo una casa editrice che mi desse sicurezza. Ho preso l’email sul sito e ho mandato delle proposte. Leggono tutte le proposte che arrivano, una per una, per cui ci mettono un po’. Ho iniziato a stalkerarli alle fiere e agli eventi. Avevo bisogno di lavoro, volevo capire se sarei riuscito a campare facendo il fumettista. Ho iniziato a rompere le scatole, me ne rendo conto, ma ha funzionato. Ci siamo trovati ed è scattato subito qualcosa”.

Cuello ha scritto Residenza Arcadia nel 2017, la sua prima graphic novel, ed è in uscita il nuovo lavoro Mercedes. “Uno dei miei preferiti tra gli autori Bao è Alberto Madrigal, fa dei disegni meravigliosi, amo il suo modo di raccontare, soprattutto l’ultimo libro Pigiama computer e biscotti”, racconta.

Come ci si sente a essere un esordiente, lo spiega Alice Berti, che è molto giovane ma ha già le idee chiare: “Nel 2020 uscirà per la Bao il mio primo libro Neon Brothers. È la storia di un gruppo di ragazzi che si ritrova a vivere in una Londra del futuro, in cui la Brexit ha distrutto il Paese. Volevo raccontare le difficoltà di avere vent’anni, di cercare il proprio posto nel mondo. Mi sono proposta in Bao perché mi sono detta: ‘Vediamo chi c’è in Italia’, ed è effettivamente stata la scelta migliore. Ho firmato il contratto, ma non riesco ancora a crederci e a metabolizzare la cosa”, aggiunge Alice. “Sono così felice di poter fare ciò che amo. Tra gli autori Bao, uno che mi piace molto è Daniel Cuello perché racconta temi importanti in maniera semplice, molto diretta. Il suo stile è molto efficace”.

Alice Berti per Rolling Stone



La Bao ha pubblicato e pubblicherà libri su tematiche cosiddette difficili: da Cinzia di Leo Ortolani, che racconta con il suo consueto humour la vita della transessuale Cinzia (uno dei personaggi più amati dell’autore) a Il mare verticale, di Ilaria Urbinati e Brian Freschi, che affronta le problematiche legate alla malattia mentale: “Non ci consideriamo un editore politico”, spiega Caterina Marietti “ma la politica la fai perché fai certe scelte editoriali. Siamo una casa editrice inclusiva, e nella scelta dei libri e nei temi che trattiamo questo si vede”.

La gioia del fare questo mestiere la ribadisce Michele Foschini: “Avete presente quando vi chiedete in che momento della vita siete diventati grandi? Ecco, io mi sono reso conto che ho passato tutta la mia vita adulta con le persone con cui abbiamo creato la Bao e a cui voglio bene”.

Tremilaseicentocinquantadue giorni trascorsi a realizzare libri, e in Bao ci tengono a rimarcare che sono come “settanta anni di vita dei cani” pensando alla loro mascotte e logo, Cliff, un bulldog francese. La flemma di Cliff è “il perfetto contrappunto alla vita frenetica dei fumettisti, assediati da scadenze e da tavole da completare. Volevamo un cane iconico”. E, in effetti, non gli volete già bene?

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