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Immigrazione. Cinque numeri per capire cosa sta succedendo

Quanti sono davvero gli immigrati in Italia? E i rifugiati politici? Quanto ci costa accoglierli? Ecco dei numeri per capire di cosa parliamo quando parliamo di migranti
Un salvataggio della Migrant Offshore Aid Station (Foto: Darrin Zammit Lupi/MOAS)

Un salvataggio della Migrant Offshore Aid Station (Foto: Darrin Zammit Lupi/MOAS)

Dopo la tragedia del 19 aprile, in cui si teme che più di 900 migranti possano essere affogati, politici, giornalisti e opinionisti sono ritornati a discutere di immigrazione e integrazione in tutti i talk show e i telegiornali del paese. Ecco cinque cifre che possono aiutarvi a comprendere quello di cui si continua a sentir parlare (qualche volta anche a sproposito).

8 per cento
È la popolazione di persone nate all’estero che risiedono in Italia: cinque milioni in tutto. Non è una percentuale particolarmente alta per gli standard europei: in Italia risiedono in proporzione più stranieri che in Francia, ma meno che in Germania, Spagna, Regno Unito, Belgio, Austria e Olanda e altri piccoli paesi.

60 mila
In questi giorni si discute di una categoria particolare di stranieri che risiedono nel nostro paese: i rifugiati politici, persone che provengono da paesi in guerra o regimi oppressivi, che spesso arrivano in Europa tramite i barconi e che hanno spesso diritto a forme di assistenza economica da parte dello stato che li ospita. Nel 2014 l’Italia è stato il terzo paese per numero di richieste d’asilo ricevute: 60 mila domande, contro le 200 mila della Germania e le 75 mila della Svezia. Secondo molti bisognerebbe cambiare le attuali regole europee che obbligano i rifugiati a fare richiesta di asilo nel primo paese dove arrivano, il che spesso significa nei paesi di frontiera, come Spagna, Grecia e Italia.

200 milioni di euro
Per molti critici, il principale problema coi rifugiati è che costano molto, sottraendo risorse che andrebbero destinate agli italiani. Purtroppo non ci sono cifre chiare e comprensive su quanto spendiamo in tutto per i rifugiati. Il giornalista Davide Mancino ha calcolato che una delle componenti principali del sistema di accoglienza, lo SPRAR, è costato nel corso di 11 mesi del 2014 circa 200 milioni di euro (per fare un paragone: il bonus da 80 euro costa ogni anno 10 miliardi di euro l’anno). Non è chiaro invece quanto costino le altre voci del programma (i centri CARA, ad esempio). In Svezia, il costo dell’accoglienza dei rifugiati è di circa 250 milioni di euro l’anno. In Germania, sono appena stati stanziati 500 milioni l’anno per il 2015 e il 2016.

474 milioni di euro
L’altra questione di cui si sente spesso parlare è quella degli aiuti europei che l’Italia riceve per gestire immigrazione e integrazione. Tra il 2007 e il 2013 l’Italia è stata il secondo paese a ricevere più fondi europei per questi scopi: 474 milioni di euro (la Spagna, al primo posto, poco meno di 600). Sono molti soldi rispetto agli altri paesi europei, ma sono pochi in senso assoluto: appena una settantina di milioni l’anno. Il bilancio per integrazione e immigrazione dell’Unione nel 2013 è stato ulteriormente tagliato: da cinque miliardi per il 2007-2013 a circa tre per il 2014-2021.

1.800
È il numero di morti nel corso dei naufragi nel Canale di Sicilia nei primi quattro mesi del 2015. Nello stesso periodo del 2014, mentre era in corso l’operazione Mare Nostrum, i morti furono 96. Mare Nostrum era un’operazione di ricerca e soccorso della Marina Militare italiana terminata lo scorso ottobre. L’operazione è stata sostituita dall’operazione europea Triton che costa un terzo e pattuglia un’area molto inferiore e quindi non è altrettanto efficiente nel prestare soccorsi alle imbarcazioni in difficoltà (sembra che dopo la tragedia i fondi di Triton saranno raddoppiati).

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