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‘Il sarcofago di Spitzmaus’, l’anti-mostra di Wes Anderson arriva a Milano

Il regista, insieme alla moglie Juman Malouf, ha selezionato 537 pezzi provenienti da 12 collezioni. Le associazioni tra le opere sono apparentemente illogiche, surreali, una riflessione sull'atto del collezionare

Wes Anderson e Juman Malouf

Foto: Rafaela Proell

Solo 10 giorni mancano alla scoperta della wunderkammer di Anderson e Malouf: Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori arriva a Milano. Il 20 settembre si aprirà la seconda tappa della mostra tanto attesa da Vienna alla Fondazione Prada.

Ma cosa hanno in comune Wes Anderson e Juman Malouf con l’imperatore Francesco Giuseppe? La compulsività dell’oggetto da collezione.

Abbiamo dovuto aspettare poco meno di un anno per poter vedere la selezione della coppia esposta a Milano. La mostra sarà ancora più ampia e prevede 537 opere d’arte e oggetti provenienti da 12 collezioni del Kunsthistorisches Museum e da 11 dipartimenti del Naturhistorisches Museum di Vienna, di cui ben 350 mai esposti prima al pubblico. Il titolo, Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori, rende omaggio a una delle opere esposte, Il sarcofago di Spitzmaus, una scatola di legno egiziana che contiene la mummia di un toporagno del IV secolo a.C.

Il Sarcofago di Spitzmaus. Foto courtesy of Fondazione Prada

Wes Anderson non ha bisogno di grandi presentazioni: regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense, nonché autore del bar presente in Fondazione. Lei, Juman Malouf, libanese di nascita ma londinese d’adozione, è una donna di successo, designer, illustratrice e scrittrice di talento, il suo immaginario è molto affine a quello di suo marito, ma come potrebbe essere diversamente!

Dopo due anni di ricerche negli anfratti più segreti delle sedi museali austriache per esaminare più di quattro milioni di oggetti, la coppia ha riesumato e selezionato autentiche reliquie comprese in più di cinquemila anni di storia. Lo stesso Anderson dice: “Questa mostra è frutto di anni di pazienti negoziazioni tra me e mia moglie, a volte confronti completamente irrazionali, e doppio gioco e inganni machiavellici. Forse io sono colpevole quanto lei, ma ne dubito”.

Foto courtesy of Fondazione Prada

Nessuna logica o arco temporale che tenga. Gli outsider del mondo dell’arte hanno dato libero sfogo alla loro creatività seguendo crismi dettati solo da loro assonanze e gusti personali, assecondando quella pienezza che ritroviamo anche nelle scenografie di Anderson, o nelle magnifiche Wunderkammer del XVI/XVII secolo. Associazioni per cromie visive, ma anche per rimandi invisibili a caratteristiche intrinseche agli oggetti stessi, ma con un latente desiderio: “Anche se io e Juman Malouf non abbiamo né creato né concepito le opere d’arte esposte in questa mostra, nutriamo l’umile aspirazione che i raggruppamenti non convenzionali e l’organizzazione delle opere possano influenzare lo studio dell’arte e dell’antichità in modi minori, anche banali, ma comunque significativi per le future generazioni”.

Se il tutto funzionerà come a Vienna sarà del tutto inutile cercare spiegazioni in didascalie normalmente utili per decifrare segreti nascosti. Probabilmente non ce ne saranno, ma quello che è sicuro è che possiamo aspettarci senza dubbio una mostra ricca e stupefacente per curiosità e ricchezza di dettagli.

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