Il podcast di Nicole Rossi insegna come dialogare con i genitori senza tragedie | Rolling Stone Italia
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Il podcast di Nicole Rossi insegna come dialogare con i genitori senza tragedie

Dopo aver partecipato a "Il Collegio" e a "Pechino Express", Nicole Rossi torna con il suo primo podcast, "Famiglia Rossi", in cui parla di attualità, ambiente, sessualità e senso della vita insieme a sorelle, fidanzato, nonni, genitori e zii

Le cene e i pranzi di Natale sono l’incubo del gap generazionale: una volta l’anno i nuclei familiari si ritrovano al completo, e dopo la sesta malvasia iniziano a discutere di qualsiasi tema possibile: politica, attualità, femminismo, futuro, iperuranio. Le discussioni in famiglia sono fonte di frustrazione per molti di noi, perché generano distanze, giudizi, e spaccature. Ma in altri, piuttosto rari, casi invece possono diventare una forma di dialogo piuttosto profondo.

Quello del dialogo familiare è il tema Famiglia Rossi, il nuovo e primo podcast di Nicole Rossi – famosa soprattutto per aver partecipato a Il Collegio e a Pechino Express. Nelle 10 puntate che compongono questa prima stagione Nicole, accompagnata da nonni, genitori, fidanzato, zii, e talvolta alcuni ospiti, affronta collettivamente svariati temi di attualità. Dalla musica contemporanea (e passata) alle tematiche ambientali, dalla sessualità ai ruoli di genere, dalle nuove tecnologie agli ideali estetici, dal cibo al senso della vita. Ogni puntata ha un tema, e il dibattito familiare diventa più serrato e profondo man a mano che i minuti procedono e i protagonisti si aprono.

Ne ho parlato direttamente con lei: per capire com’è stato affrontare questa specie di “terapia familiare di gruppo”, e qual è il segreto per riuscire a creare un piano di comunicazione con la propria famiglia.

Come è nata quest’idea?
Allora in realtà è nato tutto all’improvviso. Io sono andata a Milano per registrare un podcast come ospite, e lì ho incontrato Fabio di Audible. Parlando ho raccontato il fatto che mia nonna risponde ai miei haters sui social, e questa cosa lo ha divertito molto. Da lì quindi è nata l’idea di creare qualcosa che la coinvolgesse, e io l’ho sviluppata ulteriormente.

Quello che mi ha spinto verso il format che poi abbiamo strutturato è stata l’idea secondo cui il gap generazionale crea una mancanza di dialogo. In famiglia si parla troppo poco di determinate tematiche, e questo genera anche delle “zone d’ombra” nella conoscenza dei nostri affetti. Non sappiamo come la pensano su determinate cose, o perché la pensano in un determinato modo. Io volevo far vedere che, se ci si confronta, si scopre che le generazioni non sono poi così diverse.

Come sei riuscita a convincere i tuoi parenti a partecipare?
In realtà non è stato difficile convincere i miei nonni e i miei genitori: la mia è una famiglia molto audace, aperta. Quelle più difficili da convincere, forse, sono state le mie sorelline. Poi ho utilizzato la tecnica del “dico-non dico”: gli avevo illustrato l’idea del podcast, senza specificare nel dettaglio le domande che gli avrei fatto. Quindi molte sono state una sorpresa: un po’ per avere una reazione più naturale, e un po’ per evitare che magari si tirassero indietro su certi argomento.

Poi la verità è che fino in fondo non lo sapevo nemmeno io dove sarebbero andate queste discussioni: io e il mio ragazzo Riccardo, che mi aiuta sempre in tutto, avevamo creato un plot di partenza, una serie di tracce, ma ogni puntata poi ha preso vita da sola.

C’è qualcosa che è accaduto e che non ti aspettavi?
Eh ne sono successe di cose interessanti. Noi volevamo proprio ricercare la totale naturalezza, in modo che i vari temi si legassero anche con il confronto con la vita e le idee di tutti. Compresi i vari ospiti che abbiamo avuto. Quindi abbiamo registrato tutti i podcast nelle case dei miei nonni. Questo ha creato un clima intimo, e grazie a questo ho vissuto una vera e propria “riscoperta” della mia famiglia. Ho scoperto cose dei miei genitori, dei miei nonni, del loro passato, che non immaginavo. Le loro sofferenze, quello che hanno passato, e delle aperture verso il presente che non immaginavo avessero—sulla sessualità, sulla parità di genere, sulla questione ambientale ecc ecc. Sentir parlare mia nonna della sua prima volta ad esempio, con quella sincerità, è stata un’esperienza forte.

Come avete scelto i temi da affrontare?
La selezione è nata per cercare di portare sia argomenti attuali (quindi ricercando il confronto sul nuovo con gli adulti), sia temi legati al passato (per ricercare le reazioni dei più giovani). Volevamo creare un mashup che fosse in grado di generare discussioni da ambo le parti. Ci sono scaglioni di età in questo podcast: dai nonni, ai miei genitori, ai miei zii, a me, alle mie sorelle.

Qual è secondo te la puntata che tutti dovrebbero vedere?
Quella sui ruoli e le relazioni. Perché è la dimostrazione che i movimenti per la parità di genere, e l’idea di femminismo, esistevano già prima che diventasse un fenomeno mainstream. Un’altra è quella legata alla sessualità, perché abbiamo invitato Mr Marra, che ha fatto anche il pornoattore, che è stata molto divertente.

E quella che ha dato più soddisfazione a te, registrando?
Sicuramente quella sul senso della vita. Perché si è creata un’atmosfera in cui tutti quanti ci siamo aperti al 100%. Quella più divertente invece è quella sulla musica, in cui mio nonno si è messo a cantare gli FSK.

Parliamo della famiglia come luogo di scambio: secondo te qual è l’utilità di rivolgersi al nucleo familiare per il confronto?
Il podcast nasce per evidenziare il fatto che il confronto generazionale offre spunti di riflessione in più. Non solo opportunità per i giovani di essere compresi, ma anche di scoprire cose nuove. Ti fa conoscere molti lati dei genitori che davi per scontati: le loro sofferenze, le loro aspirazioni passate, le loro debolezze, le paure. I figli spesso si confrontano con le debolezze delle generazioni passate solo con i fatti, senza dialogo.

Come ne siete usciti alla fine? Cosa vi è rimasto? Quali sono state le reazioni?
Allora: io sinceramente ho sempre avuto un rapporto aperto con i miei, perché mi hanno fatta quando erano ancora molto giovani. Quindi sapevano bene o male già tutto di me. È stato piuttosto il contrario: vederli aprire, e vederli sfruttare l’opportunità per conoscere meglio i loro genitori. Li ho visti molto provati: alla fine della puntata spesso ci sono state lacrime, e commozione.

Dopo questa esperienza, cosa ti senti di consigliare alle persone che vorrebbero avere lo stesso tipo di confronto con la propria famiglia?
Io credo che il segreto—spero e credo che si senta ascoltando il podcast—sia quello di avere un approccio tollerante e umano. Non fossilizzarsi sulle distanze, ma sui punti di contatto. Nessuno dovrebbe sminuire il punto di vista dell’altro.