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I disegni dei bambini migranti saranno esposti al museo di Washington

Il gesto dello Smithsonian's National Museum of American History vuole testimoniare le condizioni disumane che i minori stanno vivendo all'interno dei centri detentivi USA

12 giugno 2018: Alcuni agenti americani al confine con il Messico. Foto Getty

C’è un istituto negli Stati Uniti che si chiama Immigration and Customs Enforcement che Trump sta cercando di trasformare in una sorta di SS del XXI secolo: sono in corso da settimane rastrellamenti a Chicago, Houston, Los Angeles, Miami, New York, San Francisco e altre grandi metropoli per “scovare” gli immigrati regolari e “rispedirli nei posti corrotti e infestati dal crimine da cui sono venuti” (testuali parole di The Donald via twitter).

Certo avremmo l’imbarazzo della scelta sulle citazioni del presidente degli Stati Uniti, basti ricordare “non voglio gente che viene da questo cesso di paesi” oppure che i “messicani sono tutti criminali e stupratori”, ma è soprattutto ciò che fa, e non ciò che dice, il problema. E siccome l’umanità ha dimostrato scarsa capacità di memoria lo Smithsonian’s National Museum of American History, importante museo di Washington che tra le altre cose espone l’originale della bandiera degli Stati Uniti, ha deciso di entrare nella partita. Tra le cose peggiori di cui Trump prima o poi dovrà rispondere c’è la gestione dei centri detentivi per migranti: un pool di avvocati e medici che si occupano di diritti dei minori il mese scorso è riuscito a entrare in quello di McAllen in Texas e anche se è stato impedito loro di vedere tutta la struttura, sono riusciti a intervistare 50 minori costretti a vivere in condizioni disumane. A guidare la delegazione era Warren Binford, avvocato e attivista, che ci ha raccontato di bambini denutriti, sporchi, che non avevano accesso alle docce e che non possedevano uno spazzolino da denti. I bambini, molto spesso non accompagnati se non addirittura separati dai genitori dalla più crudele e disumana prassi possibile, devono badare a loro stessi. Il lusso di avere un letto non spetta a tutti, allora tra quelli che non rientrano in questo privilegio i più fortunati si vedono consegnare due coperte, ad altri una sola e allora devono decidere se stenderla a terra e usarla come “materasso”, oppure se coprirsi e dormire sul pavimento.

Arriviamo al punto: siccome i musei hanno il compito di proteggere l’arte e l’arte serve anzitutto per capire la contemporaneità e documentare la complessità di questo periodo, lo Smithsonian’s ha chiesto di poter avere i disegni di questi bambini, come testimonianza di ciò che stanno vivendo. Oltre 20.000 giovanissimi migranti sono stati registrati dalle autorità nei primi mesi del 2019 in questi centri e allora lo Smithsonian’s ha capito che, attraverso l’espressione visiva di questi, in futuro potremo fermare nella nostra mente le condizioni degli ultimi, dei dimenticati, degli intoccabili. Questi disegni sono angoscianti e naturalmente uno degli elementi ricorrenti è la gabbia. Anche questo è l’America, è l’occidente, siamo noi e in questo periodo, senza accorgercene, stiamo producendo molto materiale utile per i futuri “Musei della memoria”. Chissà quanto ce ne vergogneremo, quando non servirà più.

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