I 10 supereroi Marvel & DC più assurdi di sempre | Rolling Stone Italia
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I 10 supereroi Marvel & DC più assurdi di sempre

Detective Chimp o Snowflame? Big Bertha o Extraño? Scegliete il vostro outsider preferito in questa (esilarante) galleria di personaggi. Spesso così politicamente scorretti che oggi non potrebbero forse esistere

Foto: Totte Annerbrink/Unsplash

Iron Man, Superman, Spider-Man, Wonder Woman, Hulk, Batman e tanti altri… Da personaggi in calzamaglie variopinte che sconfiggono nazisti, scienziati pazzi, criminali e borseggiatori in storielle per adolescenti brufolosi e sovrappeso su carta stampata di bassa qualità, i supereroi sono diventati in oltre ottant’anni di storia divinità ed eroi della mitologia moderna che nell’ultimo decennio si è impressa nella memoria collettiva grazie al successo dei Cinematic Universe di Marvel e (in misura lievemente minore) DC, i Guelfi e i Ghibellini del fumetto supereroistico statunitense.

Ma per ogni supereroe che vanta una presenza nei vari franchise cinematografici, quando non proprio feature film a loro dedicati, sono migliaia i personaggi che non potranno mai contare su una trasposizione live-action. Forse tutto sommato è giusto così. Viviamo in un mondo i cui usi e costumi cambiano vorticosamente così come i confini tra ciò che è socialmente appropriato e cosa no, cosa è utile e cosa invece obliterabile. Vale anche per i supereroi: riflettono il periodo storico in cui sono stati creati e cambiano, si evolvono col mutare della sensibilità popolare. Spesso si estinguono, alcuni più in fretta di altri come il Dodo, l’uccello endemico di Mauritius incapace di volare (e anche sulla terraferma non è che si muovesse benissimo) che sparì dal pianeta in cinque minuti dopo l’arrivo dei primi coloni portoghesi.

Dopotutto esistono circa 7.000 personaggi Marvel dotati di qualche potere o abilità speciale, numero che sale a 10.000 con la DC Comics: la stragrande maggioranza dei supereroi creati da questi colossi dell’entertainment è destinata a un’esistenza da carneadi, minuscole meteore in una galassia di grandi corpi celesti come Black Panther, Ant-Man, Black Widow e fulgidi soli come Thor, Capitan America, Aquaman, il Dottor Strange. A volte è semplice sfiga o cattivo design, più spesso però si tratta di personaggi concettualmente così assurdi, sbagliati e in alcuni casi addirittura offensivi che desta stupore, meraviglia e anche un filo di imbarazzo il semplice fatto che siano finiti anche solo in una manciata di vignette stampate.

Da sempre attratto dai marginali e freak come una mosca dalla cacca, ho sentito il bisogno di raccogliere in una classifica i dieci supereroi più assurdi, fallati, bizzarri e sfigati mai esistiti nel pantheon di Marvel e DC. La lista, lungi dall’essere completa e definitiva, vuole solo costituire un suggerimento per tutti quegli amanti del fumetto supereroistico (esisteranno?) che volessero gettare un primo sguardo al di là della coolness rassicurante irradiata dai soliti protagonisti di franchise miliardari.

US Archer (Marvel)

 

 
 
 
 
 
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Se leggendo il nome e guardando l’immagine pensate a una crasi tra Capitan America e Hawkeye, siete fuoristrada: Archer è molto peggio. La strada però c’entra. Ulysses Archer è un normale camionista che, dopo uno spaventoso incidente, si vede la calotta cranica sostituita da un disco di metallo contenente un congegno in grado di “captare la maggior parte delle frequenze radio”. E questo è quanto. Forte delle sue conoscenze ingegneristiche (Archer prima di fare il camionista aveva fatto l’università, come spesso accade fra gli autotrasportatori), attrezza il suo camion con la consueta parafernalia di armi e strumenti per combattere il crimine sulle autostrade d’America. Il potere di Archer sembrava già ridicolo nel 1983, quando debuttò il suo fumetto omonimo, figuriamoci oggi con wi-fi e bluetooth. Dopo una serie di avventure poco entusiasmanti sulle highway a stelle e strisce, Archer e il suo camion si trasferiscono nello spazio (non ho capito bene perché, ma credo nessuno: autori compresi), una naturale evoluzione del personaggio perfettamente in linea con sua la traiettoria narrativa.

Detective Chimp (DC Comics)

 

 
 
 
 
 
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Concettualmente Detective Chip è abbastanza semplice da capire: si tratta di uno scimpanzé che fa il detective. Il primate fu catturato nella giungla africana da un uomo chiamato Fred Thorpe nel 1953, che gli diede il nome di Bobo e pensò di istruirlo a rispondere a varie domande del pubblico con la nota tecnica dello “stimolo/risposta con rinforzo positivo a base di premio in banane”. Bobo divenne così la star di un numero da circo chiamato fantasiosamente “Bobo il detective Scimpanzé”, finché, in un viaggio in Florida, scoprì casualmente La Fontana dell’Eterna Giovinezza (sì, sta in Florida). Dopo aver bevuto le sue acque, la scimmia ottenne immediatamente una super intelligenza, la conseguente facoltà di parlare e l’immortalità. Dato il suo nuovo status di senziente dal QI a 6 cifre, lasciò il circo e seguì la naturale progressione del suo personaggio, diventando uno stimato detective e collaborando a varie indagini di polizia. Aiutò in qualche caso anche Batman e John Jones (l’identità civile di Martian Manhunter). Ma alla lunga il fatto che Chimp fosse uno scimpanzé impattò sul suo lavoro: non potendo essere riconosciuto come persona giuridica, non gli venivano pagate le fatture emesse e ben presto, disilluso, scivolò nell’alcolismo (era già un accanito fumatore) divenendo un cliente fisso dell’Oblivion Bar. Caso chiuso.

The Whizzer (Marvel)

 

 
 
 
 
 
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Ecco un esempio di come delle origini non proprio esaltanti e un costume design che fa rimpiangere quello di Capitan Ventosa di Striscia la notizia possano mettere una pesantissima ipoteca sul futuro di un supereroe. Robert L. Frank (da non confondere col leggendario fotografo svizzero naturalizzato statunitense) e il padre, il noto scienziato Emil Frank, partono per una spedizione scientifica in Camerun. Durante il viaggio Robert viene morso da un cobra, che viene poi ucciso da una mangusta e si ritrova in fin di vita (Robert, ma anche la mangusta). Il padre a questo punto fa quello che ogni scienziato di fama mondiale forte delle più complete nozioni della moderna medicina farebbe per salvare il figlio: preleva il sangue dalla mangusta per iniettarlo nel figlio, puntando tutto sul sillogismo aristotelico (cobra avvelena figlio > mangusta sconfigge Cobra > mangusta cura figlio). Lo stress della situazione provoca a Emil un infarto fatale, ma Robert incredibilmente si salva. Non solo è completamente guarito, ma ora ha ereditato anche l’incredibile velocità della mangusta: può creare cicloni d’aria coi pugni e anche correre sull’acqua come Gesù. Contrariamente a lui, però, la Marvel non l’ha resuscitato dopo i fasti della Seconda guerra mondiale, in cui combatteva i seguaci del Teschio Rosso, ad eccezione di un paio di apparizioni negli anni ’70 e ’90.

Red Bee (DC Comics)

Non tutti i supersfigati a fumetti di questa lista hanno conosciuto una limitata popolarità successiva alla loro uscita in edicola per poi venire totalmente dimenticati in un battito d’ali da un veloce mutamento dei gusti e delle opinioni della società. Alcuni, come Red Bee, hanno sempre fatto schifo all’unanimità sin dal loro esordio. Rick Raleigh è un procuratore distrettuale dell’Oregon che con tutta probabilità odia il suo lavoro, visto che usa le ferie e le malattie per unire in un’unica attività di vigilante le sue due grandi passioni: il desiderio di giustizia e l’apicoltura (?). Indossato un sobrio costume dai colori sociali del Lecce Calcio, Red Bee combatte i nazisti, i criminali e i borseggiatori con la sua “stinger gun” (“pistola pungiglione”) e uno sciame di api da lui addestrate tra cui spicca Michael, la sua preferita, in grado di pungere un nemico più volte senza morire (peccato gli sceneggiatori ignorassero il fatto che il fuco, ovvero il maschio dell’ape, è per natura sprovvisto di pungiglione) e che alloggia in uno scomparto della sua cintura multiuso pronto a essere chiamato in soccorso. Al netto di queste info, viene spontaneo chiedersi come mai questo personaggio DC non sia mai entrato nella Justice League, nemmeno per un colloquio o una visita guidata.

NFL Superpro (Marvel)

Non tutti i featuring riescono col buco. Quello tra Marvel e la National Football League doveva produrre mutui benefici e far confluire in un’unica platea due diversi pubblici, invece purtroppo produsse NFL Superpro, il primo e unico supereroe della NFL inserito nella continuità Marvel. La carriera della star del Football Nick Grayfield termina bruscamente quando, per salvare un bambino da un tremendo incidente, si procura un grave infortunio. Appeso il casco al chiodo, Grayfield diviene un commentatore e un giornalista sportivo, un po’ come Aldo Serena. Un giorno intervista un superfan della NFL che è anche un chimico e scienziato di chiara fama, il quale gli mostra la sua più importante invenzione: una divisa da football americano letteralmente indistruttibile, costata oltre 5 milioni di dollari e che rende chi la indossa praticamente invulnerabile. Qual è il senso di una simile invenzione? Grayfield e i lettori non fanno in tempo a chiederselo che dei ladri irrompono sulla scena rubando varie memorabilia della NFL (ma curiosamente lascando al suo posto la tuta) e dando fuoco all’immobile, non prima di aver immobilizzato i suoi occupanti. Grayfield inala i fumi del parquet del salotto, dei mobili di faggio italiani e delle sostanze chimiche dell’attiguo laboratorio del padrone di casa, ma invece di morire intossicato guadagna superforza, supervelocità, invulnerabilità e storyline scritte da bambini di 6 anni. Indossata la tuta, si ribattezza NFL Superpro e decide di dedicare la sua vita a combattere il crimine. Una vita relativamente breve, nonostante due crossover con Spider-Man e Capitan America. La sua testata chiuse dopo 12 numeri. Dopotutto cosa aspettarsi da un supereroe il cui creatore, lo sceneggiatore Fabian Nicieza, ha dichiarato di aver “scritto il personaggio solo per avere biglietti gratis per le partite della NFL”?

Snowflame (DC Comics)

A volte basta un’unica, iconica apparizione, come quella del cacciatore di taglie Boba Fett nell’Impero colpisce ancora, per entrare di prepotenza nell’immaginario collettivo e diventare un personaggio di culto. Questo, obiettivamente, non è quello che è accaduto a Snowflame, un supervillain dell’Universo DC apparso per la prima volta nel mensile New Guardians #2 nel 1988 e defunto poche pagine dopo l’inizio dello stesso albo, ma ci va vicino. Cosa rende Snowflame così memorabile? Semplice: si tratta di un signore della droga che, sniffando montagne di polvere bianca, ottiene micidiali superpoteri. I Nuovi Guardiani lo affrontano nel suo Paese natale, la Colombia. Dopo un’iniziale vittoria dei narcos, gli eroi contrattaccano lanciandolo dritto nel laboratorio dove finalizza il suo prodotto e facendo esplodere tutto, lui compreso. Poche pagine che comunque cementano il suo status di culto presso gli affezionati lettori della Detective Comics, e a ragione: Snowflame assomiglia a Ricardo Montalbán di Fantasilandia, pippa come Tony Montana nel finale di Scarface e tutto fatto urla ai suoi supernemici battute tipo “Io sono Snowflame! Ogni cellula del mio corpo brucia di estasi bianca. La cocaina è il mio dio e io sono l’umano strumento del suo volere!”. Il tutto vestito come un cantante lituano in gara all’Eurofestival. L’amore dei fan per il personaggio è testimoniato anche da un fumetto fan made realizzato dall’artista Julie Sydor, che ha spiegato che “Snowflame sembra avere una sorta di senso dell’onore, sebbene distorto. Ama avere intorno i membri del suo entourage. I supercattivi spesso sono ritratti come figure solitarie e alienate quindi è affascinante, per me almeno, vederne uno che si gode la vita e ama la compagnia di altre persone”. Il fatto che inali coca come Sean Penn in Carlito’s Way per ottenere i poteri immagino non abbia giocato nessun ruolo nella sua popolarità.

Bi-Beast (Marvel)

Uno dei villain più assurdi mai partoriti dall’infaticabile writers room della Marvel è Bi-Beast. Come suggerisce il nome, si tratta di un umanoide dalle enormi fattezze sulla cui testa ce n’è un’altra, un po’ come la seconda fetta di carne nel Big Mac. La prima testa è specializzata in tecniche di guerra, mentre la seconda si occupa più genericamente di “cultura e conoscenza”. Se niente di ciò che avete letto fin qui per voi ha un senso, è perché non è ancora arrivata la parte migliore: nonostante l’aspetto mostruoso, Bi-Beast è in realtà un androide creato da una razza di uomini-uccello ormai estinta di cui la macchina con due teste impilate è l’ultima testimonianza. Ok. Creato nel 1973 da Herb Trimpe e Steve Enlglehart con lo scopo dichiarato di “creare un degno avversario per Hulk”, Bi-Bestia è fisicamente fortissimo, in grado di rivaleggiare con il gigante verde e con divinità certificate come Thor. E allora perché non lo abbiamo visto più spesso? Perché il suo character design è considerato quasi all’unanimità uno dei peggiori nella storia dei fumetti supereroistici. Difficile dissentire.

Matter-Eater Lad (DC Comics)

La Legione dei Supereroi è un super gruppo stile Avengers dove i superfreak non sono mai mancati. A un certo punto c’era anche una squadra di “eroi sostitutivi”, supereroi con poteri così strani o minori da non essere promossi nel team principale. Chi però riuscì a entrare in prima squadra è Tanzil Kem, un nativo del pianeta Bismoll che a un certo punto venne infestato da un microbo che rese tutte le sue risorse alimentari immangiabili. I Bismolliani (si scriverà così? Ma dopotutto, ce ne frega qualcosa?) si adattarono quindi a mangiare tutta la materia dell’universo in qualunque forma. Sì, Tanzil potrebbe mangiare anche Superman. E più o meno è tutto qui. Il potere non sarà particolarmente ispirato, ma è una rivoluzione copernicana se paragonata al nome che i creatori Jerry Siegel e John Forte hanno partorito: “Tizio che mangia la materia”. Bel lavoro, ragazzi. Una curiosità: nell’episodio The Choad Less Traveled dell’ottima serie The Peacemaker con John Cena, il protagonista dice di essersi alleato con lui in passato e di avergli visto divorare un intero ristorante Wendy’s.

Big Bertha (Marvel)

Ashley Crawford è una mutante nativa del Wisconsin. Di giorno è una modella il cui carisma e la bellezza mozzafiato le hanno fruttato contratti miliardari in giro per il mondo, che lei però ha spesso rifiutato per restare nel suo stato natio. Di sera invece si unisce al supergruppo dei Great Lake Avengers (una banda di supereroi sfortunati che ha giurato di proteggere a costo della vita il Midwest, gli Stati medio-occidentali d’America dove nei film non succede mai un cazzo) e si trasforma in Big Bertha. BB è una gigantesca ragazzona che ha l’aspetto di uno dei protagonisti di Vite al limite (il reality su Discovery col dottor Nowzadaran), forza e velocità sovrumane e spicca salti che le permettono di coprire in pochissimo tempo lunghe distanze. Il merito è del suo potere, che gli consente di manipolare a piacimento la massa grassa, aumentando in un secondo il suo peso di 200 chili. Già questa breve descrizione sarebbe sufficiente per bollare come profondamente sbagliato un personaggio femminile che rafforza lo stereotipo del “magro è meglio”. Però gli autori, chiaramente in vena, hanno deciso di superarsi: per tornare negli attillati panni della supermodella Ashley, Big Bertha deve ogni volta espellere il grasso in eccesso andando in bagno a vomitare. È evidente che nel 2016 alla Marvel nessuno avesse ben chiaro il concetto di bulimia e anoressia.

Extraño (DC Comics)

Extraño, creato nel 1988 dallo sceneggiatore Steve Englehart (lo stesso di Bi-Beast) e dal disegnatore Joe Staton, è un potente mago la cui identità civile è quella dell’illusionista peruviano Gregorio de la Vega e vanta il primato di essere il primo personaggio dell’universo DC ad essere apertamente gay (sebbene il termine “gay” non venga mai esplicitato in nessun dialogo, figuriamoci). Questa di per sé sarebbe anche una bella cosa, se Extraño non fosse di fatto un greatest hits di tutti i cliché con i quali sono stati rappresentati mediaticamente gli omosessuali per almeno tre decenni: baffetto alla Willy de Ville, collane e gioielli, pellicce e camicie coloratissime, aria sempre allegra e friendly, l’uso della terza persona per parlare di sé e l’aria materna e condiscendente con cui si rapporta agli altri membri del team di cui fa parte, i Nuovi Guardiani (sì, sono gli stessi che sconfiggono il supercocainomane Snowflame: nel 1988 la DC la toccava pianissimo). Di fatto una versione queer del Dottor Strange della Marvel (extraño in spagnolo significa strano, pensa la fantasia), nel team non ha alcun ruolo attivo ma funge più da spalla comica, finché in una missione non viene attaccato da Hemo-Goblin, un “AIDS Vampire” (giuro che non sto inventando niente) creato in Sudafrica da un gruppo di suprematisti bianchi per fare fuori la popolazione locale. Extraño e i compagni sconfiggono il vampiro ma un test rivela che il mago è sieropositivo. Gli sceneggiatori si affrettano a specificare molto delicatamente che “non è chiaro se sia stato infettato da Hemo-Goblin o se fosse già positivo in precedenza” (perché, ovviamente, tra le attività extracurricolari di un gay nel 1988 c’è spesso quella di contrarre l’AIDS). Extraño sopravvive, ma sono proprio i Nuovi Guardiani, dopo soli 12 numeri, a sparire con la loro testata a causa dello scarso successo.

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