Gianni Vattimo è comunista, cristiano e omosessuale: «Ma non crediate che sia rincoglionito» | Rolling Stone Italia
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Gianni Vattimo è comunista, cristiano e omosessuale: «Ma non crediate che sia rincoglionito»

Siamo stati a casa del padre del “pensiero debole”, il cui assistente è accusato di circonvenzione di incapace nei suoi confronti. Ma il filosofo è apparso più combattivo che mai

Leonardo Cendamo/Getty Images

È il filosofo italiano più tradotto al mondo, ma da qualche tempo la Procura di Torino ha deciso di affidargli un amministratore di sostegno a tutela dell’intero patrimonio. In vista della decisione di oggi di revocare o meno questa misura e della prima udienza del processo (27 ottobre) a carico del suo assistente personale accusato di circonvenzione di incapace, abbiamo raggiunto proprio il professor Gianni Vattimo, 85 anni, per capire con quale spirito stia affrontando il contenzioso.

A sorpresa, a fissarci l’incontro è proprio lui, Simone Caminada, il 38enne finito nell’occhio del ciclone che ancora vive con l’illustre datore di lavoro nella bella casa di oltre 300 metri quadri all’ombra della Mole e continua a occuparsi delle faccende come se nulla fosse. D’altronde, il diretto interessato ci ha subito tenuto a precisare: «Ma quale circuìto, non sono mica rincoglionito. Qualcuno ha cercato di farmi del male attaccando Simone». 

Il caso, comunque, promette di continuare a far discutere perché Vattimo, secondo i periti che lo hanno psicoanalizzato, sarebbe in grado “di interpretare la realtà, discutere di filosofia, analizzare il mondo che lo circonda” ma, a detta dello psichiatra Franco Freilone, diventerebbe “molto più fragile nell’autodeterminarsi, nel compiere tutte quelle scelte che riguardano la propria sfera personale”. A riprova di questa tesi le testimonianze di alcuni amici, i movimenti bancari e l’uso di bancomat, carte di credito e intercettazioni telefoniche che hanno convinto i pm Giulia Rizzo e Dionigi Tibone a procedere nei confronti del 38enne.

Nel frattempo, la vita in via Po – a pochi passi da via Carlo Alberto, dove il 3 gennaio del 1889 Nietzsche impazzì alla vista del cocchiere che frustava un cavallo – sembra procedere nella più assoluta tranquillità. Fisioterapia al mattino. La visita di un amico a pranzo (l’imprenditore Franco Debenedetti). Il campanello che suona ogni dieci minuti e i corrieri che scaricano pacchi di libri. A occuparsi che tutto proceda con ordine, sempre il giovane assistente armato di cellulare che, anch’esso, non smette mai di squillare. 

Durante l’intervista, nonostante ammetta un po’ di stanchezza dovuta agli anni che passano e a qualche acciacco, l’ideatore del “pensiero debole” ci è apparso molto combattivo. Si è appena candidato alle amministrative con il Partito Comunista di Marco Rizzo perché «senza Comunismo non saprei vedere il futuro». Ha lanciato stilettate verso gli esponenti di centrodestra Salvini e Meloni e molti illustri colleghi, da Massimo Cacciari a Giorgio Agamben, da Maurizio Ferraris a Diego Fusaro: «È promettente ma minaccioso». Ha ribadito la stima per Papa Francesco («il più comunista che abbiamo mai avuto») e ribadito l’importanza della filosofia: «È un modo di essere presente alla propria storia». Ma soprattutto ha difeso a spada tratta Caminada da accuse molto pesanti: «Spero che l’amministratore di sostegno se ne vada fuori dai piedi il prima possibile». 

Professore, intanto come sta?
Come vedi funziono a metà, sono poco mobile. Ma spero di non essere completamente rimbecillito. 

E il suo “pensiero debole” come se la passa dopo tanti anni?
Lui non male, visto che le “debolezze” stanno bene su tutto. Il “pensiero debole” è stata una corrente che ha voluto liquidare tutti gli assoluti. La filosofia che pretenda la verità totale, che non funziona. In cambio, non soltanto l’idea che tutti gli assoluti si debbano combattere, che non mi sembra poco, ma l’affermazione della forza della debolezza. Ultimamente mi sono domandato: a chi può dare ancora fastidio il pensiero debole? Naturalmente a quelli che hanno il potere. Loro lo hanno declinato nella vicinanza con il proletariato, con chi è fuori dai grandi giochi. Quindi mi sembra quanto mai attuale. 

Il “pensiero debole” a contrasto dei Big Tech come Facebook, Amazon e Google? 
È particolarmente urgente proprio oggi, perché l’integrazione progressiva del sistema con i computer, i social, l’internazionalizzazione dell’economia tende alla rigidezza. Per funzionare bene l’integrazione ha bisogno di certezze. Al contrario del “pensiero debole” che garantisce la mobilità che contiene la libertà. 

La filosofia in generale, però, non sembra incidere come in passato nel dibattito pubblico. 
È vero. Quando me ne occupavo io, aveva una quantità di agganci con l’attualità enormi. Tutta una serie di temi per i quali non utilizzavamo la filosofia astratta, ma era legata all’attualità, a ciò che la gente viveva ogni giorno sulla propria pelle. 

Consiglierebbe a un giovane oggi di studiare comunque la filosofia? 
Nonostante tutto, non vorrei che nessuno facesse qualcosa di diverso dalla filosofia. Perché è un modo di essere presente alla propria storia. È indispensabile. Io non ne potrei fare a meno e non potrei consigliare a nessuno di occuparsi di altro. Come diceva De Chirico: “Di cosa mi dovrei occupare se non mi occupassi della metafisica?”. Io stesso penso: di cosa vorreste occuparvi se non della filosofia? Cioè di interpretare l’esistente per modificarlo e aiutare l’affermazione di una visione alternativa del mondo. 

C’è qualche giovane filosofo che l’ha colpita negli ultimi tempi?
Forse Pier Aldo Rovatti, benché tanto giovane non lo sia più… 

Rovatti è classe 1942.
Giovani non ne vedo tanti. Probabilmente Maurizio Ferraris, sta scrivendo cose che tutto sommato potrebbero andar bene, ma non so fino a che punto sono condivisibili. Ha una fiducia esagerata nella tecnologia. Da un lato mi piacerebbe questa prospettiva, dall’altro mi spaventa. 

Come mai?
Perché io credo in una filosofia che corrisponda alla rivelazione, al cristianesimo. L’unica cosa che farei è coltivare una filosofia cristiana. E poi, che Dio ce la mandi buona… 

Eppure, Ferraris è stato un suo allievo. 
Ha avuto un periodo in cui ha polemizzato molto con me, ora ci siamo riconciliati. La sua ultima prospettiva è di tipo tecnofilo. Sostiene che se applicassimo in toto la tecnologia potremmo liberarci di molti fardelli. Una specie di Marcuse tecnologico. In generale non mi sembra sbagliato, mi pare solo un po’ troppo utopico. Non so se lo debba considerare un nemico del “pensiero debole” o meno. Probabilmente certe cose che sostiene vanno benissimo con la “debolezza”. 

In una recente intervista ha sostenuto di Massimo Cacciari: “Non capisco cosa dice”. 
Lui mi ha sempre detto che l’amore mi fa velo. Che sono troppo simpatetico. Io lo vedo molto presente come commentatore, molto meno come filosofo in senso stretto. Filosoficamente continuo a credere che il “pensiero debole” sia il massimo a cui si possa arrivare, ma evidentemente non tutti sono d’accordo, compreso lui. Ma Cacciari è credente o non è credente? Mah, non mi stuzzica perché non ho chiaro cosa pensa davvero. 

Le faccio altri nomi, visto che non è mai stato politicamente corretto. Umberto Galimberti?
È simpatico, una persona perbene, ma non mi entusiasma. Mischia troppo la filosofia con la psicanalisi. È notevole nel panorama filosofico attuale, ma non lo considero un grande maestro. 

Un giovane filosofo che fa molto discutere ci sarebbe: Diego Fusaro.
È promettente e minaccioso. Ha scritto testi interessanti, solo che ultimamente sta facendo grande eco di pensieri controversi. Mi è simpatico ma un po’ temo… cioè temo per lui non per me… che si mischi con un certo tipo di argomenti. Forse è troppo intelligente, per questo è anche pericoloso. 

Pier Luigi Bersani in tv ha detto: «Stimo molto Cacciari, Agamben e Barbero, ma quando si ha molta intelligenza non bisogna usarla tutta: perché si arriva anche alla capziosità». 
Non ha tutti i torti. Anzi, ha più ragione Bersani rispetto a Fusaro. 

Giorgio Agamben?
Non condivido diverse sue posizioni perché è troppo apocalittico. Io all’apocalisse spero di non arrivarci direttamente. Ma in generale non lo leggo molto. 

È stato più netto nei confronti di Paolo Flores d’Arcais e Piergiorgio Odifreddi: «Non vorrei mai essere come loro». 
Flores D’Arcais non lo accetto perché è esageratamente illuminista. Fa troppo affidamento nella ragione. Per me che sono un credente, un comunista tradizionale, figuriamoci cosa me ne importa di questa sua posizione. Odifreddi invece crede troppo nella scienza, che purtroppo non risolve niente se non contiene una pulsione filosofica che è qualcosa d’altro del solo sapere scientifico. Odifreddi non mi è antipatico, fa sul serio le sue cose, però è meglio che si occupi solo di matematica. 

Intanto si è candidato alle amministrative con il Partito Comunista di Marco Rizzo. 
Potrebbe far sorridere, lo riconosco. C’è chi mi ha detto: “Cosa vuoi occuparti di comunismo oggi?”. Ma un elemento di comunismo bisogna che ci sia sempre in prospettiva. Non potrei credere al futuro se non sapessi che prima o poi qualche elemento di questo modo di essere si realizzerà. 

Meno male che non dovrebbe essere in grado di intendere a volere.
No no, mi voglio impegnare particolarmente nella campagna elettorale, non perché pensiamo di vincere le elezioni su due piedi, ma perché bisogna mantenere il sogno dell’orizzonte comunista per il futuro, sennò in cosa possiamo sperare? Kant si domandava se possiamo sperare davvero in una società più giusta. Sì, se penso alla società come la pensava Lenin: “elettrificazione più soviet”. 

Visto che è in campo, cosa pensa della spaccatura all’interno della Lega di Matteo Salvini? 
Non credo a un suo indebolimento, mi pare fumo negli occhi. Però, tutto quello che ha a che fare con la Lega lo vedo negativamente. Non mi piace il suo razzismo, l’intolleranza verso il diverso. 

E se nella sfida interna al centrodestra dovesse prevalere Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia? 
Per carità… io con quelli non ho rapporti né personali né politici. Non credo ci sia un pericolo fascista in Italia, ma c’è il pericolo introdotto dai loro atteggiamenti in politica. 

Il suo coetaneo Silvio Berlusconi sembra pensi al Quirinale. 
Non è più un pericolo e più moderato di tanti altri. Però ormai mi sembra un po’ suonato, al di fuori di certi giochi. 

Lei ha scelto il Partito Comunista e non il Partito Democratico. Non è abbastanza comunista?
Se dovessi votare per le politiche, probabilmente voterei Pd. Ma alle amministrative è importante che ci siano elementi di comunismo nelle giunte locali. 

Quando Matteo Renzi ha abbandonato il PD cosa ha provato?
Ho tirato un sospiro di sollievo. All’inizio mi sembrava simpatico, in seguito si è rivelato uno che voleva fare tutto di testa sua e mi è diventato abbastanza antipatico. 

D’altronde lei si è definito “castrista”, in riferimento a Fidel Castro. 
Certo, soprattutto vorrei una America Latina “castrista” o “chaveziana”. A questo sono ancora profondamente legato. Perché se ci sarà una salvezza politica verrà proprio da quei paesi, che hanno una cultura relativamente giovane e mi aspetto molto da loro. 

Dopo quello che è accaduto in Afghanistan è finita l’egemonia americana?
Lo spero proprio. Anche se devo dire che adesso c’è un problema di equilibrio mondiale, non so fino a che punto possiamo permettere che gli Stati Uniti vengano sostituiti dalla Cina. 

Teme la Cina comunista?
Comunista fino a che punto? È molto capitalista dal punto di vista del risultato economico. Preferirei un mondo multipolare, con una presenza forte anche dell’Europa. Possibile che noi non riusciamo a contare di più?

Come verrà interpretata dai filosofi fra 100 anni questa epoca segnata dalla pandemia? 
Bisognerebbe che la pandemia desse luogo a una maggiore unità internazionale. In questo momento avremmo bisogno di più connessioni, e non solo del mercato mondiale. Possiamo sperare che sia un fattore di unità piuttosto che di separazione. In molti aspetti mi sembra stia già funzionando in questo senso. 

Lei è comunista e credente. Come concilia questi due aspetti?
C’è stato un periodo in cui ho frequentato meno la chiesa, soprattutto quando sono stato in Germania perché vivevo nell’ombra di Gadamer e Heidegger. Però non mi sono mai dichiarato ateo e questo mi ha salvato, visto che la fede mi ha ripescato. Infatti, sono un buon credente. 

C’è chi dice che Papa Francesco in fondo sia un po’ comunista. 
Alla faccia, come no? è il Papa più comunista che abbiamo mai avuto. Mi ha insegnato a non essere in imbarazzo nel sentirmi cristiano. Lo amo molto e sono preoccupato per gli attacchi che subisce ultimamente che vengono dagli Stati Uniti e da alcuni cardinali che vorrebbero farlo fuori per sostituirlo con un Papa meno progressista. 

Dietro Papa Francesco c’è ancora Ratzinger, che nel nuovo libro ha lanciato una bordata verso le nozze gay: «Sono contro le culture dell’umanità». Da omosessuale come l’ha presa?
Il Papa emerito sostiene che sono una schifezza? Be’, Papa Francesco non è che abbia detto “dateci dentro”, ma solo “se ci sono due persone che si vogliono bene sono fatti loro”. A me questo ha fatto molto piacere, mi è sembrato un Papa più aperto alla carità che al dogma. Ho discusso con Ernesto Galli della Loggia, il quale sostiene che Papa Francesco si preoccupa troppo poco della salvezza. Ma la salvezza è nelle cose. Dio dove sta? Nel prossimo! Gli sembrava un massone per il suo umanesimo e mi obiettava che parlasse troppo poco dell’aldilà. Ma nell’aldilà speriamo di arrivarci, prima pensiamo all’aldiquà. 

Non ci pensa mai a come potrebbe essere l’aldilà?
Come diceva Derrida: “L’instant de ma mort”. Siccome sono credente mi aspetto un aldilà tollerabile. Possibilmente in cui prosegua la vita. Uno dei misteri gloriosi del rosario che recito sempre contiene Gesù che sale in cielo e ha un prosieguo. Mi auguro che in qualche modo si continui lo sviluppo dell’umanità, della presenza di Dio attraverso gli altri. Non so di preciso cosa immaginare. Forse sarà possibile professare e attuare le nostre idee, in questo ci spero molto. 

Professore, da come ragiona non mi sembra poi così “rincoglionito” come sostiene qualcuno. 
C’è qualcuno che mi ha voluto fare del male attraverso Simone, il mio assistente che si occupa di tutto. Hanno preteso che mi affidassero un amministratore di sostegno. Non sono completamente interdetto, ma devo chiedere a lui per qualsiasi cosa. Spero si tolga dai piedi al più presto. 

Insomma, non si sente circùito dal suo assistente?
Non credo proprio di essere rincoglionito. Alcuni pseudo amici pensando di farmi un “favore” mi hanno nominato questo amministratore di sostegno e mi ha dato fastidio. Fortunatamente un po’ di libertà ce l’ha lasciata. Vedremo come andranno le cose. 

Cosa si sentirebbe di dire al giudice che dovrà decidere sul caso?
Di tenere conto delle perizie e dei dati bancari. Basta guardare la situazione oggettiva. Dal canto mio sono disponibile nuovamente a farmi psicanalizzare.