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Tutti i segreti di Tim Sweeney, il creatore di Fortnite

Dalla programmazione nel garage dei genitori, alla guida di una compagnia capace di dettare le regole del mercato globale

Le decisioni di Sweeney hanno cambiato Epic Games, trasformandola da una realtà fatta di pochi talenti pieni di passione, a un’azienda tentacolare in cui lavorano più di 700 persone.

Il mondo dei videogiochi è pieno di figure che hanno influenzato profondamente la storia del medium. Tra queste, non si può non citare Tim Sweeney, CEO e fondatore di Epic Games. Stiamo parlando di una persona nata e cresciuta insieme ai videogiochi, in quel magico mondo fatto di esperimenti in garage e di salti della fede dettati dall’incoscienza e dalla voglia di spaccare il mondo. Un uomo che, da semplice programmatore, ha creato una compagnia capace di indirizzare il futuro dello sviluppo e della distribuzione di un intero settore, arrivando perfino a influenzare le dinamiche di mercati moderni come quello dell’esport. Sweeney è un uomo semplice. Non ostenta uno stile di vita eccessivo e dimostra di avere a cuore tematiche delicate come i diritti degli sviluppatori o la preservazione della natura. Tutto questo, però, si scontra con le dinamiche di un’azienda, la sua, in parte controllata dalla Cina e responsabile di un gioco basato su server farm che inquinano come poche altre cose al mondo.

Tim Sweeney è l’uomo degli opposti. Del codice binario. Una persona capace di comprare 193 ettari di foresta per preservarla, ma al tempo stesso di appoggiarsi alle monumentali server farm di Amazon Web Services per Fortnite.

Simple life

Non è facile rimanere una persona semplice dopo essere stati travolti dal successo. Eppure, il fondatore di Epic Games porta avanti ancora oggi una vita tranquilla, anche solo per evitare i fastidi della notorietà. D’altra parte, quando sei un tipo dall’aspetto ordinario non puoi permetterti di fare cose fuori dal comune senza attirare attenzioni indesiderate. Non a caso, quando dopo il successo di Gears of War Sweeney comprò una Ferrari e una Lamborghini mosso dalla propria passione per le auto sportive, si affrettò a rivenderle perché si stava diffondendo la voce che fosse coinvolto nel traffico di droga. Il modo di essere di Tim fa parte anche dell’azienda da lui fondata. Negli uffici di Epic Games si può andare in abiti casual, ed è consigliabile fare altrettanto perfino quando si partecipa a eventuali colloqui per lavorare nell’azienda. L’importante non è l’aspetto, ma la persona. Ed è basandosi su questi stessi valori che Sweeney ha lavorato nel corso degli anni, dimostrando più volte di avere i mezzi per portare avanti idee apparentemente utopiche. Dalla creazione dell’Unreal Engine alla fondazione dell’Epic Store, ogni iniziativa sostenuta da Tim è stata pensata per aiutare gli sviluppatori, di cui lui non ha mai smesso di sentirsi parte integrante. Sweeney è nato come genio del coding, e anche se le sue responsabilità attuali sono molto diverse da quelle che aveva quando nel garage dei genitori preparava le copie di ZZT da spedire agli acquirenti, non ha dimenticato le proprie origini.

Provate a caricare un gioco recente e molto probabilmente vi imbatterete in questo logo. L’Unreal Engine è il cuore pulsante di molti dei successi del mercato attuale.

A Change is Gonna Come

Non è un caso se nel 2015 Epic Games ha messo gratuitamente a disposizione degli sviluppatori l’Unreal Engine, uno dei motori grafici più usati al mondo. Ovviamente non si tratta di una mossa fatta per semplice altruismo, visto che per ogni titolo realizzato con il motore grafico di sua proprietà, Epic Games riceve una quota degli utili generati dalle vendite. Si tratta della classica situazione da cui sia l’azienda che coloro che aderiscono all’iniziativa traggono dei vantaggi. Per Sweeney, il mercato attuale dei videogiochi non è equo nei confronti degli sviluppatori. In passato il CEO di Epic ha più volte sottolineato quanto ritenesse assurdo che le piattaforme di distribuzione guadagnassero più di chi i giochi li sviluppava. È proprio per intervenire contro le politiche di Steam, ritenute ingiuste e inadeguate, che è nato l’Epic Store, una piattaforma di distribuzione che garantisce agli sviluppatori percentuali sulle vendite ben più alte rispetto alla concorrenza. L’Epic Store è ormai attivo da diversi mesi e i numeri registrati dal servizio stanno dando ragione a Tim. Per quanto possa sembrare piccola e insignificante, per molti studi, in particolar modo per gli indie più piccoli, la percentuale di guadagno extra rappresenta il punto di svolta tra la crescita e il fallimento. Certo, non è facile superare le resistenze di una community ormai abituata a comprare su un’unica piattaforma, dove ha a disposizione una libreria di giochi monumentale e un backlog infinito. Per cercare di convincere anche i più scettici, Epic Games sta portando avanti una politica molto aggressiva basata sulle esclusive, che sta generando non poche polemiche tra gli utenti finali.

Nel 2012 la Tencent ha acquistato il 40% delle quote azionarie di Epic Games. L’operazione è stata fortemente voluta da Tim, ma ha causato non poco malcontento tra gli altri membri storici di Epic Games.

Chinese Democracy

In questo quadro generale si va a incastrare Fortnite, un fenomeno culturale inarrestabile che viene giocato quotidianamente da milioni di utenti in tutto il mondo. Con Fortnite, Epic Games sta portando avanti una strategia che prevede l’espansione su tutte le piattaforme ludiche esistenti. Non accontentandosi più di bacini “ristretti” come quelli del PC e delle console, l’azienda di Sweeney si è appropriata anche del mercato mobile, dimostrando una lungimiranza notevole. Tim non si è mai preso i meriti del successo di Fortnite, sottolineando più volte che l’idea e la realizzazione del progetto sono farina del sacco dei suoi dipendenti. Si tratta di una presa di posizione in linea con il profilo di un coder che ha combattuto sempre per i propri ideali. I numeri macinati ogni giorno da Fortnite sono impressionanti e hanno un impatto notevole anche nel neonato mercato degli esport. Considerando l’entusiasmo di Tim nei confronti di Google Stadia, inoltre, è molto probabile che i prossimi passi di Epic verranno mossi proprio in direzione del gioco in streaming, nel tentativo di espandere ulteriormente la propria area di influenza. Tutto questo, però, è stato possibile grazie ai soldi della Tencent, azienda cinese che nel 2012 ha acquistato il 40% di Epic Games. I fondi versati dal colosso orientale hanno permesso alla compagnia di Tim di portare avanti le strategie che hanno portato ai risultati sotto gli occhi di tutti.

Il successo di Fortnite è stato possibile grazie al supporto costante da parte degli sviluppatori, voluto dallo stesso Sweeney. I risultati ottenuti con l’evento The End e il lancio di Fortnite 2 ne sono la prova.

Final Tought

Ricapitolando, quindi, grazie alle scelte e alle idee di Tim Sweeney Epic Games occupa una posizione di rilievo nella realizzazione dei giochi (con l’Unreal Engine), nella loro distribuzione (con l’Epic Store) e nella spettacolarizzazione del medium (con Fortnite e gli esport). Cosa succederà quando Tim non sarà più un elemento chiave della compagnia? Cosa sopravvivrà di una strategia fatta di inclusività, di rispetto dei diritti degli sviluppatori, di amore per la normalità e per le piccole cose, quando la persona che per anni ha tracciato una rotta lascerà il timone in mano ad altre persone, con il 40% di Epic Games saldamente in mano a una delle più grandi compagnie cinesi? Sono queste le domande che Sweeney dovrebbe porsi in questo momento. Per se stesso, per gli sviluppatori e per i giocatori di tutto il mondo.

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