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Milan Games Week 2017, la carica degli indie (tutti italiani)

È partita venerdì 29 settembre l’edizione numero sette del più importante evento italiano dedicato ai videogiochi
milano games week

È partita venerdì 29 settembre l’edizione 2017 (la settima) di Milan Games Week, il più importante evento italiano dedicato ai videogames, che lo scorso anno ha portato nel capoluogo lombardo circa 140mila visitatori da tutta Italia.

Oltre alle anteprime dei maggiori publisher (tra i maggiori titoli, in ordine sparso: Forza Motorsport 7, Battlefront II, Call of Duty WWII, Detroit: Become Human, Assassin’s Creed: Origins, Super Mario Odyssey, e tanti altri), e a una grande arena dedicata agli eSports, l’edizione della Milan Games Week di quest’anno segna una svolta per il largo spazio occupato dagli sviluppatori indipendenti italiani: in un’area appositamente dedicata agli indie, sono presenti (e tutti giocabili) ben 56 titoli realizzati da 48 case di sviluppo 100% italiane.

Si va dall’horror survival in stile Resident Evil (Daymare 1998 di Invader Studio) al divertente Slap n’ Beans di Trinity Team, con protagonisti Bud Spencer e Terence Hill; dal complesso Riot di Leonardo Menchiari, un simulatore di rivolte sociali in pixel art, al truce MilaNoir di Italo Games, un’omaggio al cinema anni ’70 e alla Milano da sparare.

Abbiamo chiesto a Thalita Malagò, segretario generale dell’AESVI – Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani  – quanto è in salute l’industria dei videogames oggi in Italia. La nostra impressione è: parecchio. «È un momento di fermento. Il mercato dei videogames negli ultimi anni ha sempre visto una crescita in doppia cifra, e il giro di affari dello scorso anno è stato di oltre un miliardo di euro», spiega Malagò.

«Nei primi cinque mesi del 2017 la crescita è stata del + 7,5% rispetto all’anno precedente. Dal punto di vista dello sviluppo nel nostro Paese, la crescita si è concentrata soprattutto negli ultimi cinque anni, e oggi alcune regioni, come la Lombardia e la Sicilia, guidano l’ondata degli sviluppatori italiani. Come associazione abbiamo lavorato molto dal punto di vista istituzionale, e siamo fieri di due risultati in particolare. Il primo è l’internazionalizzazione del settore: da quattro anni collaboriamo con ICE, l’agenzia che promuove le aziende italiane all’estero, che garantisce i fondi per tenere uno stand italiano (sotto il brand Games in Italy) ai due principali eventi mondiali di videogames.

L’altro risultato di cui andiamo fieri è la Legge cinema, che è stata approvata lo scorso anno dal Parlamento italiano ed estende alcune misure di sostegno previste per il cinema anche al settore dei videogiochi. In particolare con due misure: una è il tax credix, il credito d’imposta, una misura importante soprattutto per gli studi più consolidati. L’altra misura che prevede la Legge cinema sono i contributi allo sviluppo: sostegni economici per i titoli a cui viene riconosciuto un valore culturale e artistico. Quindi, finalmente, anche in Italia l’importanza di questa industria viene riconosciuta dallo Stato».

Girando tra le postazioni dello stand degli Indie, è evidente che gli studi italiani siano piuttosto eclettici, dal punto di vista dei generi: «C’è una grande varietà e ricchezza, sia dal punto di vista delle tecniche di sviluppo, sia dei temi», conferma Malagò. «C’è un titolo chiamato The Land of Pain (di Alessandro Guzzo, dalle atmosfere lovecrafiane, ndr) che si ispira alla natura dell’altopiano di Asiago, e per portare quei paesaggi nel videogame è stata adottata una particolare tecnica fotografica.

Poi ci sono tanti titoli che reinterpretano generi comuni nel mondo dei videogames, come l’horror o il racing, da una prospettiva nuova e originale. Ma c’è molta diversità anche dal punto di vista dei temi: giochi maturi, che trattano temi adulti come l’omosessualità o la politica, e per cui il termine videogame può addirittura sembrare riduttivo. Insomma, tra i titoli presenti alla Milan Games Week 2017 ci sono diverse chicche».

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