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Mi rilasso e gioco a PES (o FIFA)

La scelta tra i due stili di calcio da divano è un po’ come quella tra cane e gatto: solo questione di gusti. E mai come quest’anno i due titoli sono arrivati vicini alla la perfezione. Chi vince?

È una sfida che risale agli anni ’90: FIFA contro PES (quest’ultimo, agli inizi, era noto come International Superstar Soccer, o Winning Eleven). Ovvero: Occidente vs. Oriente, arcade vs. simulazione, presentazione vs. sostanza. Ma nel corso del tempo, i due titoli si sono avvicinati, copiati a vicenda, allontanati di nuovo, fino a portare la comunità dei giocatori su posizioni quasi dogmatiche: Beatles vs. Rolling Stones, Muhammad Ali vs. Joe Louis, Maradona vs. Pelé. Mai come quest’anno, però, i due più importanti titoli di calcio sono stati così vicini alla perfezione.
Partiamo dallo sfidante: Pro Evolution Soccer 2017 – per gli intimi PES, i cui poteri d’intrattenimento, associati a quelli delle cannette, sono stati celebrati anche dai Club Dogo feat. Giuliano Palma nell’omonima hit. Tornato ai fasti del passato dopo una crisi a cavallo del decennio, PES ha avuto nel 2016 il suo anno migliore di sempre. Rispetto ai rivali – il colosso californiano Electronic Arts – i giapponesi di Konami hanno sempre avuto a disposizione meno risorse, e questo ha significato per PES un numero limitato di licenze: cioè i nomi delle squadre e dei giocatori. Ne sanno qualcosa i fan della Premier League, costretti a scegliere il “Merseyside Red” per il Liverpool, o il “London FC” per il Chelsea. Secondo alcuni, però, il campo in cui PES è sempre stato superiore a FIFA è quello del gameplay: la precisione delle dinamiche di gioco, che nel caso di un titolo sportivo ambiscono a quel raro punto di equilibrio tra realismo e finzione, tra simulazione e semplificazione.

PES ha convinto così tanto con l’edizione dello scorso anno, che nella versione 2017 ha potuto concedersi di correggere quello che ancora non funzionava – aspetti importanti come l’animazione dei portieri, l’aggiornamento delle rose, l’esperienza multiplayer. E ha finalmente iniziato a ridurre il gap in cui FIFA è sempre stata superiore: la presentazione grafica. In PES 2017, infatti, il livello di dettaglio è impressionante, e a differenza degli anni passati non sono soltanto superstar come Neymar, Neuer o Ronaldo a essere identici agli originali. L’altro aspetto che è stato ulteriormente incrementato è quello che Konami definisce “intelligenza artificiale adattiva”, ovvero il modo in cui una squadra avversaria, controllata dal computer, è in grado di rispondere allo stile di un giocatore: attaccare lungo una sola fascia, per esempio, diventerà sempre più difficile con il procedere del match. Il risultato sono partite vere, in cui tende a emergere la personalità unica di ogni squadra.

Per FIFA 17 la strada è meno facile, perché per il titolo di calcio più popolare del mondo si tratta di un anno di rivoluzioni. La prima è la decisione di affidarsi per la prima volta a un motore grafico generico (chiamato Frostbite, quello della serie Battlefield e di Mirror’s Edge: Catalyst). Motivo del cambiamento è un’inedita modalità carriera intitolata Il viaggio, in cui il giocatore veste i panni di una promessa del calcio inglese, che deve farsi strada dalle serie minori fino alla Premier League, tra procuratori avidi, interviste insidiose, scelte di avanzamento, successi e delusioni. Sarebbe un bonus narrativo eccitante, se non fosse che Il viaggio ricorda un po’ troppo quel Livin’ Da Dream diretto da Spike Lee per NBA 2K16, parecchio deludente nel limitare le decisioni del giocatore dentro i binari di una trama già decisa e immutabile (però aveva un suo fascino d’autore, come riassume bene un titolo di Kotaku, un sito molto serio di cultura pop: NBA 2K16’s Spike Lee Joint Is Terrible, But I Still Love It).

Dal punto di vista grafico, FIFA è ancora superiore: la ricchezza degli effetti di luce è stupefacente, specialmente nelle partite notturne. Per quanto riguarda il gameplay, invece, EA si è avvicinata alla fluidità di PES attraverso quattro innovazioni: un sistema di AI attivo, che analizza il campo da gioco e muove i giocatori senza palla per creare spazi e occasioni; calci piazzati rinnovati, in cui i giocatori possono, finalmente, modificare l’angolo di tiro; la possibilità di sfruttare la fisicità dei giocatori, per gestire il pallone sia in fase difensiva che offensiva; e nuove tecniche di attacco, che permettono di mirare con ancora più precisione e tenere basso il pallone al momento del tiro, anche nei colpi di testa. Per quanto EA abbia cercato di semplificare al massimo i comandi (per proteggere il pallone con il corpo basta premere un tasto) l’introduzione di queste nuove tecniche rischia di far perdere, almeno all’inizio, quella sensazione di familiarità che di solito rende il passaggio da un’edizione all’altra meno traumatico.

Se proprio dobbiamo scegliere un vincitore, quindi, in questa sfida annuale tra due scuole di calcio, sarà probabilmente PES 2017, che ha avuto il vantaggio di concentrarsi a levigare un prodotto già quasi perfetto. Ma i cambiamenti introdotti da FIFA 17 vanno nella direzione giusta. E se i due titoli continueranno a imitarsi a vicenda in futuro, a beneficiarne saremo soprattutto noi: gli esigenti e sfegatati calciatori da divano.

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