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Matt Groening è tornato (con un videogame)

È in arrivo il nuovissimo videogame di "Futurama", ma la vera notizia è che nella produzione è stato coinvolto nientepopodimeno che Matt Groening. Dato che noi lo immaginavamo tranquillo a godersi le laute royalty dei Simpson, ne abbiamo approfittato per indagare un po' più a fondo nella sua vita

Foto di Tara Ziemba/FilmMagic

«Fate largo, coglionazzi» è una delle frasi tipiche di Bender, il robot cinico e alcolizzato di Futurama. Ed ecco che lui e i suoi compagni di avventura si fanno largo ancora una volta: è stato annunciato in pompa magna l’arrivo del nuovissimo video game della serie animata, che da questa estate sarà disponibile per iPhone e Android. Ci avevano già provato una volta una quindicina di anni fa, ma era stato un flop. Questa volta, però, la garanzia arriva dal fatto che per creare questo videogioco sono scesi in campo tutti i protagonisti storici del processo creativo della serie, partendo dalle voci originali del cartoon: Billy West, voce dello sfigato Fry, che nel 2000 resta congelato in una cella criogenica per risvegliarsi nell’anno 3000, ma anche del rimbambito professor Farnsworth e del cialtronissimo dott. Zoidberg; Katey Sagal, che ha interpretato e interpreterà Leela, “ciclope” che vive col complesso di essere diversa e che ha qualche problemino con i rapporti interpersonali; John DiMaggio, che presta appunto la voce a quella bestia robotica di Bender.

Nella creazione è poi coinvolto David X. Cohen, produttore della serie originale. Ma, soprattutto, ci sarà “Lui”. L’uomo che ha cambiato la vita di noi nati negli anni ’80 e che oggi rappresenta un’icona che va ben al di là del mondo dell’illustrazione: Matt Groening. Noi, anziché a lavorare ai videogiochi, ce lo immaginavamo a godersi i 100 milioni di dollari che s’intasca ogni anno con i diritti dei Simpson (nel 2016, infatti, la rivista People with Money lo ha collocato al primo posto tra i disegnatori più pagati della storia), oppure a interpretare il ruolo di Santone laico, di guru che ha sdoganato l’ironia animata come mezzo per parlare della politica, dei ricchi e dei poveri d’America, di malattia, morte, amore, sesso, droga. Perché Groening non è un semplice disegnatore, ma un artista che ha saputo dare uno scossone all’ipocrisia americana, una sveglia dal sonno apatico, una denuncia cruda e potente che cammina sulle gambe di una risata.

E allora chi è davvero Matt Groening? Anzitutto è il figlio di Homer, pubblicitario e fumettista di origini tedesche, e di Margareth (detta Marge), un’insegnante norvegese. Nonché fratello di Lisa e Maggie. Già, i nomi dei Simpson non sono altro che i nomi della famiglia del loro creatore, che ha una storia che va oltre gli omini gialli però. Matt Groening nasce a Portland, la più popolosa città dell’Oregon, il 15 febbraio 1954. Gli anni ’50 negli Stati Uniti sono quelli del consumismo sfrenato, che macina pubblicità come non mai. Soprattutto sono gli anni in cui il televisore, grazie a prezzi finalmente accessibili, entra nelle case di ogni americano e non è difficile pensare che il piccolo Matt abbia fatto incetta di programmi per bambini e serie che sponsorizzavano a più non posso il modello di famiglia americana. Groening, neanche a dirlo, passa le ore di scuola a disegnare e a fare scherzi, a divorare i fumetti di Dr. Seuss e fare impazzire gli insegnanti. A 14 anni si imbatte in un disco che avrebbe avuto un ruolo fondamentale nella sua formazione: Freak Out!, il primo album di Frank Zappa e del suo gruppo The Mothers of Invention. Quell’album, uscito un paio di anni prima, prende in giro con ironia tagliente e spudorata la società americana e Matt Groening sente che quella sarebbe stata la sua strada. Terminati a fatica gli studi, si trasferisce a Los Angeles per fare lo sceneggiatore, ma finisce a fare l’autista di un vecchio regista di B-Movie.

 

Photo by Michael Tran/FilmMagic

Los Angeles si distingue in quel periodo per essere un luogo sempre più frenetico, cinico, distinto ma dal sapore punk. Proprio riferendosi alla città in cui vive, Groening crea la sua prima significativa opera d’arte: Life in Hell, una striscia di fumetti che prende in giro l’alienazione tipica dei cittadini di Los Angeles. I protagonisti sono conigli antropomorfi frustrati, irascibili, scocciati e ambigui in ogni senso del termine. La rivista d’avanguardia Wet nota quella striscia di fumetti e inizia a pubblicarli, consegnando loro un grande successo. Life in Hell arriva così agli occhi del produttore James L. Brook, che decide di mandarlo in onda in forma animata durante lo spettacolo comico The Tracey Ullman Show, in onda in prima serata sulla neonata Fox. Groening si presenta nell’ufficio di Brook per discutere i dettagli e mentre aspetta in sala d’attesa, arriva la folgorazione. In un quarto d’ora abbozza su un foglio una strana famiglia. Non ha tempo di pensare ai nomi, quelli dei suoi vanno benissimo. Per non sembrare superbo, decide di non chiamare il ragazzino Matt, ma Bart, anagramma della parola inglese che significa “marmocchio”. Sono disegni diretti, ipnotici, nei quali ognuno di noi può riconoscere qualcosa di sé, qualche debolezza. Brook è entusiasta e il 19 aprile 1987 i Simpson vanno in onda per la prima volta sul canale di Murdoch.

Quel cartone, così tagliente e ironico, sbeffeggia la società americana e il concetto tipico di famiglia made in USA. Mostra l’ipocrisia e la bassezza dei comportamenti, oltre a far sbellicare dalle risate con un umorismo che mai si era visto prima. Il cartoon ottiene un successo enorme, diventando un cult nel giro di pochi mesi e nel 1990 persino il Presidente Bush si occupa dei Simpsons, additandoli come l’apoteosi del cattivo esempio. Nel dicembre dello stesso anno il Time mette in copertina Bart ed esce The Simpsons Sing the Blues, un disco dedicato alla serie nel quale compaiono moltissime star (persino Michael Jackson incide una canzone per l’occasione). Il successo cresce a dismisura e diventa la serie con più guest star della storia: da Sting a Paul McCartney, da Elton John a Liz Taylor, da Meryl Streep a Jay Leno. Chiunque presta la voce ai Simpson per interpretare se stesso nella serie. Le tappe vengono bruciate a ritmo impressionante e allora Groening, nel 1997, crea un’altra serie, Futurama appunto.

L’autore a questo punto è una vera star e il suo pensiero viene preso in considerazione a livello globale: nel 2007 il Daily Telegraph lo colloca al quarto posto della classifica dei geni più influenti del pianeta, posizione che fu già di Nelson Mandela. Persino la stessa Fox entra nel mirino di “Groening il Savonarola”: la casa di produzione decide nel 2007 di delocalizzare in Corea del Sud parte del lavoro per la serie, per risparmiare. Groening non ci sta e chiede al re degli street artist, Banksy, di realizzare una sigla dei Simpson per denunciare l’accaduto. Banksy crea un’animazione di denuncia durissima contro lo sfruttamento, mostrando uomini, donne e bambini in schiavitù. Abili manovre di Groening e dello staff, fanno sì che la sigla vada in onda così com’è stata concepita, creando gravi imbarazzi alla Fox.

Da qualche anno Groening ricopre il ruolo di produttore esecutivo di Futurama e dei Simpson, ma ha smesso di occuparsi direttamente della creatività. Questa è la ragione per cui l’uscita di un videogioco che lo coinvolge direttamente è una notizia. Futurama non ha certamente avuto lo stesso successo dei Simpson, ma sapere che Groening è ancora in attività non può che essere oggetto della nostra curiosità. Chissà cosa tirerà fuori, chissà se è ancora in forma. Intanto, a questo indirizzo, ci si può inscrivere a una newsletter per rimanere informati.
Groening nella sua vita ha diviso l’opinione pubblica tra chi ne tesseva le lodi come maestro della critica a un sistema e chi lo attaccava in quanto maleducato, superficiale e insolente. Dal canto suo, lui da ragazzo spiegava che il suo sogno nella vita era creare qualcosa di simile alle barzellette dei bambini in classe, che fanno ridere gli altri bambini e irritano gli insegnanti. Un obiettivo sicuramente centrato, quello di Matt Groening, il bambino più longevo e influente della Terra.

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