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Le tre colonne sonore della Playstation 1 che hanno segnato una generazione

Un omaggio musicale per il ritorno dell'iconica consolle Sony attraverso le colonne sonore che hanno fatto la storia del gaming

Sony ha annunciato l’uscita della Playstation Classic, un (mini) omaggio, a 24 anni di distanza, della consolle che cambiò la storia del gaming. Uscirà il 3 dicembre e conterrà venti giochi preinstallati. Per ora conosciamo i nomi dei primi cinque, Final Fantasy VII, TEKKEN 3, R4: Ridge Racer Type 4, Jumping Flash!, Wild Arms. Sony, con questa operazione, si allinea al percorso retromaniaco inaugurato da Nintendo con le riedizioni, sempre mini, del NES e dello SNES, gergalmente chiamati Nintendo e Super Nintendo.

La PSX fu terra di esperimenti. In un certo senso ricorda la prima MTV: un prodotto di massa, per giovani, con una spiccata predisposizione ad indagare il nuovo. Per questo abbiamo deciso di omaggiare il suo mini ritorno, scegliendo le tre colonne sonore più significative dei suoi primissimi anni.

“Wipeout 2097” (1996)

Già di per sé la PSX era il futuro. Wipeout 2097 fu l’iperfuturo. Un racing game futuristico in cui auto/astronavi dotate di sistemi anti-gravità si rincorrono e colpiscono a velocità supersonica su tracciati illuminati come luna park. Musica di Prodigy, Underworld, The Chemical Brothers, Fluke, Future Sound Of London. WOW. CHE MINA. QUESTO È IL FUTURO. Roba che diventavi scemo. Attacchi epilettici. Mal di testa. Come farsi tre Redbull e mettersi alla guida.

“Grand Theft Auto” (1997)

Probabilmente il gioco più rivoluzionario di sempre. Puro punk, inquadratura dall’alto, violenza gratuita. È un game-changing per l’industria del settore. La particolarità della colonna sonora è che ogni mezzo rubato è sintonizzato su una precisa stazione radio di genere. C’é di tutto: techno, pop, rock, funk, rap, trance, metal. Non manca nemmeno il piccolo colpo di genio. Se si decide di rubare un pickup truck, mezzo tipico dei redneck e dei bifolchi (per usare un termine simpsoniano), siamo collegati al ‘The Fergus Buckner Show’, una stazione country del sud. Ogni volta, ci dobbiamo sorbire (o gustare?) The Ballad of Chapped Lip Calquhoun di Sideways Hank O’Malley and The Alabama Bottle Boys. Perché? Semplicemente perché piace tanto al suo conduttore che con accento sudista ci dice ‘sapete cosa? Suona così bene, che la metto di nuovo’, e il brano inevitabilmente torna a risuonare in loop. Per gli amanti degli aneddoti, la band suonò quella canzone in un’apparizione televisiva nel 1969. Quasi trent’anni dopo, le venne proposto di riformarsi per registrare nuovamente la traccia ed inserirla all’interno del gioco.

“Final Fantasy VIII” (1999)

Il capolavoro. Nobuo Uematsu è l’uomo dietro le colonne sonore della straordinaria saga giapponese. Il suo punto più alto, probabilmente, è quello raggiunto nell’ottavo episodio, un must per chiunque sia passato attraverso il mondo del gaming. Una colonna sonora formata da quattro dischi (come il gioco stesso), per 84 tracce, un’opera monumentale per il masterpiece della Square Enix. Seppur il successo di vendita (oltre 400mila copie vendute) fu per la ballad sentimentale Eyes On Me, ispirata alla storia d’amore tra i protagonisti Squall e Rinoa, i picchi di pathos si toccano con composizioni come il canto latino Liberi Fatali. Nobuo Uematsu dichiarò ‘penso che sarebbe un peccato se non potessimo piangere mentre giochiamo ai nostri stessi giochi’. Capite la potenza?

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