Emis Killa ci presenta "Call of Duty: Black Ops III”, in uscita il 6 novembre | Rolling Stone Italia
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Emis Killa ci presenta “Call of Duty: Black Ops III”, in uscita il 6 novembre

Il primo capitolo glielo ha presentato Marracash ed è nato un amore. Abbiamo chiesto al rapper di parlarci del suo rapporto con i videogames

Emis Killa ci presenta "Call of Duty: Black Ops III”

Emis Killa ci presenta "Call of Duty: Black Ops III”

I fan di Emis Killa lo sanno bene: i videogames gli piacciono un sacco. I testi delle sue canzoni sono disseminati di riferimenti, in particolare alla sua serie preferita, Metal Gear Solid. E poi è un ragazzo sano di 25 anni, quindi sarebbe strano il contrario. Anche per questi motivi è stato ospite dell’evento milanese di presentazione del nuovo Call of Duty: Black Ops III, in vendita dal 6 novembre. Il nuovo capitolo dello sparatutto più popolare del mondo (è il maggiore franchise dell’industria, e stiamo parlando di un’industria che si sta avvicinando velocemente al cinema, in termini di volumi di denaro) è riuscito a rendere ancora migliore un’esperienza già praticamente perfetta: un multiplayer fenomenale, un nuovo sistema di movimento, il ritorno della divertente zombie mode e una campagna per singolo giocatore che, per quanto sia l’aspetto più debole del gioco, cerca comunque di raccontare qualcosa di nuovo. Certo, poi parliamo di un titolo 100% maschile, mentre oggi questo settore sta cercando di aprirsi anche a pubblico più ampio, ma questo è un altro discorso. Abbiamo chiesto a Emis di parlarci del suo rapporto con i videogames.

Com’è che sono soltanto i rapper a parlare di videogames nelle loro canzoni? Non me li vedo i Baustelle, per dire, parlare di Call of Duty o Metal Gear. È perché se la menano?
Hahaha, no! È perché il rap parla un po’ di tutto. Parla di vita. Gli altri generi musicali poi tendono a prendersi un po’ sul serio, forse. Anche il rap sa essere serio, ma a volte ci teniamo uno spazio dove facciamo anche i cazzari. E comunque quando ti esce una rima con i videogiochi, spesso può diventare la metafora per dire qualcos’altro.

Forse c’è ancora un pregiudizio per cui i videogiochi sono un passatempo infantile, una perdita di tempo. Di solito da parte di chi non li conosce.
È uno sport, come andare a giocare calcio. Quando ero più piccolo e non c’erano i social network, gli smartphone, c’erano soltanto i videogames. Oggi ci sono un sacco di altre cose a cui dedicarsi.

Che te ne sembra del nuovo Call of Duty?
Sembrano esserci un po’ di aspetti nuovi, anche se la parte più interessante continua a essere il multiplayer. Conosco bene la serie, ho giocato a tutti i capitoli. Il mio preferito è stato il primo Black Ops, me l’ha fatto scoprire Marracash, a casa sua.

Preferisci multiplayer o singolo giocatore?
A parte Call of Duty e i multiplayer online, preferisco giocare da solo. In casa mia non ci sono mai due joypad. Mi piacciono i giochi che hanno delle storie, che raccontano qualcosa di nuovo.

So che il tuo gioco preferito è Metal Gear Solid.
È vero, nei miei testi ho messo un sacco di citazioni. Mi piace perché non è soltanto un gioco. È una vera storia, molto complessa, piena di sfumature. E poi in fondo parla del nostro mondo. In passato, quando mi è capitato di perdere un capitolo, ho dovuto studiare per mettermi in pari con la storia. Ma ne valeva la pena.

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