Ecco come abbiamo costruito una città in mezzo ai ghiacci | Rolling Stone Italia
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Ecco come abbiamo costruito una città in mezzo ai ghiacci

Nel ghiaccio profondo di Frostpunk, che dopo la versione PC ora è disponibile anche per PS4 e Xbox One, ci siamo messi a capo dei pochi sopravvissuti a una nuova glaciazione per ricostruire la civiltà umana

Ecco come abbiamo costruito una città in mezzo ai ghiacci

Frostpunk è il nuovo gioco di 11 Bit Studios, team che si era già fatto notare per l’ottimo e non meno disperato This War of Mine

Benché la retorica trumpiana trovi sempre più seguaci, persino tra insospettabili medici che amano blastare la gente sui social, il riscaldamento globale è già qui.  Il nostro pianeta sta attraversando, anche per causa nostra, una fase di cambiamento climatico di cui non siamo in grado di anticipare gli esiti. Secondo alcune proiezioni, una concatenazione di eventi potrebbe persino condurci verso una nuova glaciazione di massa.  L’ipotesi vi sgomenta? Tranquilli, abbiamo utilizzato Frostpunk, ultima fatica di 11bit Studios, per capire come se la caverebbe la nostra società qualora le profezie più apocalittiche si avverassero.

L’evoluzione tecnologica viaggia di pari passo con quella sociale: due aspetti che si rivelano legati più in profondità di quanto si immagini.

Una nuova casa

Il ghiaccio è arrivato all’improvviso nel mondo di Frostpunk. Mentre l’umanità stava ancora discutendo se il freddo fosse reale o un’invenzione di qualche potere forte, Londra è stata ricoperta da una coltre bianca che ha sorpreso molti. Chi è riuscito ha cercato riparo altrove, come se a -20° ci fosse un luogo idoneo a ospitare ancora la vita. Il mio gruppo si è fermato nei pressi di un generatore ormai spento, al centro di una fossa circolare profonda qualche decina di metri. Un luogo che probabilmente qualcuno chiamava casa prima del nostro arrivo, ma viste le condizioni non si può fare troppo gli schizzinosi: il filmato iniziale si è ormai concluso ed è giunto il momento di prendere in mano la situazione. Nell’area sono ben visibili alcuni depositi di carbone, metalli e legname, perciò ci dividiamo subito i compiti: noi decidiamo chi fa cosa, e tutti gli altri si mettono sotto a raccogliere risorse. Mentre iniziamo a pensare che davvero i tempi di crisi nascondano nuove opportunità, qualcuno mormora che questo nuovo mondo assomiglia un po’ troppo a quello vecchio. Nonostante tutto, il livello di speranza in città è ancora buono. Le cose da fare all’inizio sono tante, in fondo c’è una città intera da costruire. Le case sono le prime necessità: il freddo rischia di essere letale di per sé, ma dormire all’addiaccio aumenta le probabilità che i nostri concittadini si ammalino. Quella abitativa, tuttavia, è solo la prima di una serie di emergenze che ci troviamo a gestire: serve cibo e un luogo dove cucinarlo, servono magazzini dove stivare le scorte, servono tende per curare i malati, ma soprattutto serve un balzo tecnologico per trasformare questa pozza di fango in mezzo alla neve in qualcosa che ricordi anche solo vagamente il concetto di città rimasto sepolto sotto troppi strati di ghiaccio. Una volta acceso finalmente il generatore, però, quel tenue calore emanato ci ha fatto sentire per la prima volta un poco a casa.

– L’uscita dalla conca in cerca di superstiti segna un passo importante per la società, ma rischia anche di sconvolgere equilibri precari.

Il tempo delle scelte

Il precario accesso a una fonte di calore non ha certo fermato l’attività di costruzione di Nuova Londra. Mentre l’accumulo di risorse ha reso possibili passi avanti dal punto di vista tecnologico, grazie alla pianificazione di un sistema di radiatori per portare il calore anche nelle aree più lontane dal generatore, i cacciatori si sono avventurati all’esterno della conca, tornando alla base con interessanti reperti tecnologici, ma anche con alcuni superstiti dispersi nella tormenta. L’ingresso di nuovi cittadini, col senno di poi, ha segnato la prima crepa nel fragile stato di pace che aveva accompagnato fino a quel momento lo sviluppo della nuova civiltà. L’aumento di bocche da sfamare ha richiesto una serie di decisioni difficili, come la tanto contestata legge che approvava il lavoro minorile, benché limitato agli ambiti meno rischiosi delle attività quotidiane. Lo sviluppo tecnologico si è accompagnato a una serie di divisioni nella nostra società acuite dalla nostra decisione di impostare il sistema normativo su fondamenta profondamente laiche, scatenando il malcontento dei fideisti. Quando le crescenti richieste di risorse conseguenti al potenziamento del generatore si sono rivelate difficili da soddisfare, il dissenso si è fatto concreto. Il crollo del livello della speranza ha portato la popolazione ad avanzarci richieste comprensibili, ma impossibili da esaudire, a meno di volersi dissociare completamente da ogni parvenza di morale: l’accettazione del cannibalismo e del linciaggio sono passi che nessuna società dovrebbe mai compiere. Il nostro rifiuto, tuttavia, ha sancito la frattura definitiva tra la nostra gente, costringendoci a sedare nel sangue la rivolta. Concedere ai rivoltosi di abbandonare la città avrebbe sancito un precedente troppo pericoloso per la stabilità di Nuova Londra.

L’evoluzione concentrica della città riflette l’importanza del generatore, unica fonte di calore al centro dello sviluppo urbano.

La tempesta dopo la quiete

Mentre il lento ritorno alla normalità ci lasciava tutto il tempo per riflettere su come siano bastati pochi mesi di condizioni di vita estreme a trasformarci in un sanguinario dittatore, nuvole nere si ammassavano all’orizzonte. Nessuna metafora: la nostra città è stata presto travolta dalla peggiore tempesta mai vista sul pianeta. Venti sferzanti e temperature di oltre 150 gradi sotto lo zero hanno decimato la popolazione cittadina in maniera trasversale, costringendoci a fare i conti col crollo di un’altra nostra convinzione: a prescindere dagli sforzi e dalla salvezza morale, non tutti possono essere salvati. A cosa è servito tutto questo, dunque? Forse, solo a renderci conto che benché Frostpunk sia ambientato in fittizio passato di un 1800 alternativo, i suoi scenari possono invece dirci molto sul futuro di scelte drastiche a cui del tutto incoscientemente stiamo andando incontro.

 

 

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