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Come sarà il mondo senza jack?

Amatore formidabile, è stato spesso preferito a fidanzate e fidanzati, ma ora sembra finita. Ed è tutta colpa di Apple

I nuovi aurucolari Apple - Foto Stampa

I nuovi aurucolari Apple - Foto Stampa

Questa è una storia triste, perché quando c’è di mezzo uno avanti con gli anni, e pure abbandonato da tutti, diventa sempre, una storia triste.
Lui si chiama Jack, è nato negli anni ’50 e, dopo i primi anni spesi a farsi conoscere al mondo, ha goduto di una celebrità senza pari. Più conosciuto di Bill Gates, Steve Jobs e Barak Obama messi insieme, non c’è persona che, prima o dopo, non ne abbia fatto conoscenza. Amatore formidabile, è stato spesso preferito a fidanzate e fidanzati, insinuandosi in ogni momento libero della giornata di ciascuno di noi. Piccolo e discreto, caratterizzato da un diametro di appena 3,5 millimetri, è sempre stato la dimostrazione che le misure non contano. Conta come usi i tuoi mezzi. E Jack, in questo, la sapeva lunga, visto che era in grado di far cantare anche i soggetti più timidi del Creato.
Il 7 settembre, tuttavia, a Jack è stato assestato un colpo quasi mortale. “Mela”, sua amica da tempo immemore, e una delle sue più fidate spalle nella corsa verso il successo planetario, gli ha voltato faccia. Ha deciso di fare a meno di lui, farlo sparire, annichilirlo, nuclearizzarlo. Ora, siccome Mela è molto conosciuta, c’è chi sostiene che la sua decisione influenzerà anche chi, finora, era sempre stato fan di Jack. E via via tutti lo abbandoneranno, perché si sa che il nuovo attrae sempre più del vecchio. Basta chiedere a Madonna dei suoi fidanzati per averne conferma.

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: il mondo può fare a meno di Jack?
Per capirlo, occorre mettere da parte un momento i sentimenti e diventare cinici.
Jack, che chi lo conosce meno chiama Jack Audio, è un tipo analogico, ed è sempre stato utilizzato per collegare gadget con funzioni audio a cuffie e auricolari. Il punto è che, per quanto siano raffinati e costosi questi ultimi, l’effettiva bassa qualità di Jack ha creato un “collo di bottiglia” pronto a limitare sempre e comunque la bontà sonora della nostra musica preferita. “Mela”, più conosciuta col corrispettivo nome inglese, ha dunque pensato di passare a piè pari alla tecnologia digitale, puntando su connessioni wireless e il suo connettore proprietario Lightning. Non è solo una questione di qualità, ma anche di comodità e, ultimo ma non ultimo, marketing. Dobbiamo infatti ricordare che il Lightning è stato sviluppato, e brevettato, da Apple. Chiunque voglia produrre un accessorio che usa Lightning, quindi, deve pagare un balzello a Apple. Fino a quando c’era Jack, la diffusione del Lightning rischiava di essere molto limitata, ma con questa mossa Apple si assicura nuovi proventi. Un’ottima mossa commerciale, che non va certo criticata, perché business is business. Il timore, però, è che anche il resto sia solo una questione di marketing. Intendo dire che la comodità di utilizzo è innegabile, ma se è per questo anche prima dell’abbandono di Jack era possibile collegare cuffie e auricolari wireless grazie al Bluetooth (e quindi non c’era motivo di togliere il jack audio). Se invece pensiamo alla qualità, ecco, potrebbe essere una scelta di senso compiuto. Ma davvero, in tempi di audio in streaming e mp3, la massa critica di utenti sa distinguere la differenza tra un audio gestito interamente da una tecnologia digitale e uno che passa per il jack audio? O la verità è che qualità e comodità sono l’ennesimo pretesto per giustificare prezzi salati come i centosettantanove euro necessari per degli auricolari wireless?

Lasciandovi alla vostra risposta preferita al quesito, le conseguenze dell’abbandono di Jack potrebbero essere piuttosto pesanti. Partiamo col dire che esistono degli adattatori per continuare a utilizzarlo, anche se a naso si tratta di una soluzione di passaggio e, un giorno vicino, Jack potrebbe non aver più un modo per dialogare coi nostri smartphone e tablet. Dando un occhio al catalogo dei produttori, il messaggio lanciato da Apple è stato ben accolto, tanto che tutti si sono precipitati ad annunciare nuove proposte wireless, o mettere in evidenza quelle già a catalogo. Questo ha delle ripercussioni sulla barriera di accesso a cuffie e auricolari, che inevitabilmente si è alzata. Per ora, chi può permettersi un iPhone 7, il primo smartphone a rinunciare a Jack, dovrebbe potersi permettere anche di questi gadget. Il rischio, però, è che altri produttori di smartphone seguiranno a ruota, sancendo la fine di Jack. Ci ritroveremo a godere di una qualità maggiore, a patto di disporre di tracce audio che rendano giustizia alla tecnologia digitale (non è così scontato), ma anche a spendere di più e a dover ricaricare non solo lo smartphone, ma anche le cuffie. E chi, invece, rimarrà fedele al cavo, dovrà rinunciare ad ascoltare musica mentre ricarica lo smartphone, visto che il cavo per l’alimentazione sfrutta sempre la presa Lightning.
Vista da un’altra angolazione, tutto sommato, non è tutto oro quel che profuma di Mela, vero?
Jack, in fondo, ci sta male soprattutto per questo. In fondo qualcosa da dire ce l’aveva ancora.