Bandai Namco: i servizi in abbonamento sono una minaccia! | Rolling Stone Italia
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Bandai Namco: i servizi in abbonamento sono una minaccia!

Spingono a valutare i prodotti in base alla quantità di ore di gioco che offrono mettendo a rischio gli investimenti su un certo tipo di contenuti

Bandai Namco: i servizi in abbonamento sono una minaccia!

Nonostante l’ampio parco titoli, Bandai Namco non ha intenzione di lanciare un suo servizio in abbonamento. In foto: The dark pictures - Man of Medan.

I servizi in abbonamento stanno prendendo piede sempre di più come forma di distribuzione digitale che, a fronte del pagamento di una somma mensile o annuale, permette di giocare a un’ampia selezione di titoli a proprio piacimento.
Da Xbox Game Pass e PlayStation Now di Microsoft e Sony, passando anche per le soluzioni autonome di publisher come EA con il suo Origin o Ubisoft con il servizio Uplay, tanto per citarne alcuni, è naturale che gli abbonamenti facciano gola a quegli editori che vantano un grosso catalogo di titoli nuovi e vecchi da poter offrire.

Non tutti però sono convinti della bontà del modello, anzi, c’è addirittura chi come Bandai Namco lo considera una vera e propria minaccia per il settore.
Stando infatti alle parole rilasciate di recente da Hervé Hoerdt, vice presidente senior del marketing e dei contenuti digitali di Bandai Namco Europe, questo tipo di offerta avrebbe l’effetto indesiderato di abbassare la percezione del valore di alcuni prodotti.

“Gli abbonamenti sono una minaccia, questo è poco ma sicuro”, ha dichiarato Hoerdt in un’intervista. “Il modello di business dietro gli abbonamenti è basato su due fattori: il numero di ore passate sul tuo gioco in rapporto al numero di ore totali giocate dalle persone, e il numero di giochi fruiti in rapporto al numero totale di quelli disponibili.”
Questo continuo confronto puramente numerico tra titoli spesso di natura profondamente diversa (basti pensare alla quantità di tempo che un utente medio spende su un gioco in multiplayer rispetto a uno in single-player magari incentrato sulla storia) sarebbe a lungo andare deleterio per alcuni giochi il cui valore, considerato in questi termini, “risulterebbe troppo basso per continuare a investire”.

Diverso invece appare agli occhi di Hoerdt il discorso del cloud gaming, che non implica necessariamente una formula di questo tipo e verso il quale il publisher si rivela piuttosto bendisposto: “Credo ci sia un malinteso: streaming non significa abbonamento – ha spiegato –, non è obbligatorio. L’abbiamo già provato con alcuni giochi come Dragon Ball Xenoverse 2 ma abbiamo anche altri progetti in serbo. Non nel corso della prima ondata, ma ce ne saranno almeno altre tre o quattro nei prossimi anni e i nostri titoli ci saranno. Penso sia importante per noi tentare questa sfida e vedere come andranno le cose”.

Il picchiaduro Dragon Ball Xenoverse 2 sarà uno dei titoli di lancio di Google Stadia.

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