FOTO
«Dal 2016 Graphic Days si muove per Torino in luoghi diversi, spesso lontano dai circuiti culturali più consueti. Ogni anno trasforma e fa vivere un nuovo ambiente: il design diventa strumento per leggere uno spazio e restituirlo alla città con uno sguardo diverso».
«Nasciamo come festival internazionale dedicato al visual e social design; ci interessa osservare dove sta andando la cultura visiva e soprattutto dove incontra altri linguaggi: arte, tecnologia, illustrazione, animazione, intelligenza artificiale. È una ricerca che sfocia in mostre, talk, workshop e performance, mettendo in relazione la scena internazionale con professionisti, studenti e pubblico.».
«Le esperienze e contaminazioni che raccogliamo nel mondo diventano l’humus fertile per agire sul territorio con progetti di rigenerazione urbana».
«Il nomadismo per noi è anche questo. In molte città europee gli usi culturali temporanei sono un modo per interrogarsi sulle transizioni urbane e sperimentare possibilità».
«Per 10 giorni renderemo un edificio di 3000 mq in via di trasformazione uno spazio culturale aperto alla città, una cornice perfetta per DISORDINE, tema del 2026: non caos, ma possibilità di rompere strutture consolidate, cercare nuovi equilibri e immaginare forme alternative di coesistenza»,
«Tra gli oltre 60 ospiti internazionali, Johanna Jaskowska, (Johwska), artista visiva e creative technologist tra Madrid e Parigi, lavora nello spazio di confine tra identità, tecnologia e immaginario. Con 'Beauty3000', filtro in realtà aumentata utilizzato da oltre 500 milioni di persone, costruisce immagini di futuri possibili, seducenti e perturbanti, in cui anche l’identità può essere continuamente riscritta. Il suo lavoro attraversa arte, moda e cultura pop e l’ha portata a collaborare, tra gli altri, con Lady Gaga».
«Forse è proprio questo che cerchiamo ogni anno: mettere in circolo linguaggi, esperienze e persone, occupare temporaneamente uno spazio e vedere che cosa può succedere quando cambiamo l’ordine delle cose».
Dal 15 al 25 ottobre, a Torino arriva l'undicesima edizione di Graphic Days, e cambia ancora una volta casa. Il primo festival italiano interamente dedicato al visual e social design lascia gli spazi delle scorse edizioni per trasferirsi nei Cantieri Gruppo Building, nel quartiere Barriera di Milano — zona multietnica e in continua evoluzione, dove i lavori sono ancora in corso.
Il programma resta imponente nei numeri — oltre 60 ospiti, 15 mostre, 8 talk, workshop per adulti e bambini, DJ set, performance, portfolio review — ma è tra le mostre che si trovano gli snodi più interessanti. Spicca il percorso dedicato a Giorgia Lupi, information designer con opere nelle collezioni permanenti del MOMA e nominata al Compasso d'Oro ADI nel 2025, che porta a Torino la sua idea di Data Humanism: un modo di leggere i dati che non rinuncia a empatia, narrazione e persino imperfezione.
Lo sguardo internazionale si allarga alla Svizzera, paese ospite del format Eyes On, e soprattutto alla Corea, con la mostra '혼돈 HONDON' dedicata ai cento anni dell'Hangeul Day, che ricostruisce la genesi della scrittura coreana — nata come risposta progettuale per rendere la lettura accessibile in un paese dove i caratteri cinesi la riservavano a pochi.
Non mancano incursioni più politiche, come 'Saluti e Baci' di Daniele Catalli, che trasforma cartoline e carte d'imbarco in strumenti per raccontare crisi climatica e turismo di massa, o il progetto berlinese di Henning Wagenbreth, tra serigrafie, papercut e sculture di carta.
Il festival non si esaurisce nei Cantieri: il 22 e 23 ottobre si allarga alla città con 'In the city', un calendario diffuso in oltre venti sedi tra studi di design e agenzie di comunicazione torinesi.