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E se Meloni stesse ideando una ‘Temptation Island’ per migranti in Albania?

Potrebbe rifarsi un po’ a Philip Dick, un po’ a Ursula Le Guin: perfetto un pre-serata su Rete 4. Se tanto gli artisti vengono censurati dal prendere posizione su Palestina-Israele non ci rimane che il Fronte Maranza

Foto: Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images

Alberto Piccinini: Sai che ti dico? Edi Rama, primo ministro albanese le cui cravatte floreali tradiscono il suo essere artista boomerista totale, mi stava quasi simpatico. Ma insomma, se questi albanesi erano veramente amici nostri ci potevano regalare Dua Lipa, che nel suo nuovo video Houdini si raddoppia davanti allo specchio magico di una scuola di danza, l’hai vista? Oppure un bel giocatorino, mica il povero Kumbulla difensore giallorosso che è scarso e poveretto si è fatto pure il crociato fino a fine stagione. Ok Dua Lipa è mezza kosovara mezza inglese. Voglio dire, e se dietro questa Cayenna che Meloni costruirà in Albania ci fosse un progetto più ambizioso? Un po’ Philip Dick, un po’ Ursula Le Guin. Una Temptation Island per la nuova Terza Repubblichina (copyright il Manifesto). Un bel reality: Gaza Italia. Lo facciamo presentare a Pino Insegno coi collegamenti di Nunzia di Girolamo dal tugurio, Caterina Balivo e Claudio Cerasa opinionisti. Telecamere ovunque. Ogni settimana due o tre li facciamo entrare, il resto ributtiamo in mare.

Giovanni Robertini: Un rapper italiano alla fine di un’intervista mi aveva raccontato off record – per questo non ne scrivo il nome – i suoi “viaggi di lavoro” in Albania definendola “la Compton d’Italia”, un set da sogno per un video trap gangsta: vecchie Mercedes, palazzoni diroccati, vita di strada. Più o meno quello che si vede in un vecchio video del gruppo della West Side Family, gruppo hip hip di Tirana, in cui a rappare c’è proprio lui, Edi Rama, politico populista 2.0, influencer prima degli influencer, amico di tutti, star delle ospitate tv, anche quelle italiane. Ed è proprio in questa Hollywood delle perif che è l’Albania che si sta girando l’ennesima fiction del governo Meloni, o il reality come dici tu, o forse ancora un videogame violento tipo GTA – dovrebbe uscire tra poco la versione italiana, ci mancava proprio! – in cui per passare di livello basta fare un decreto su chi vuoi eliminare dal gioco, puoi scegliere tra baby gang, raver, migranti.

AP: Questa cosa del videogioco mi fa venire in mente il video nuovo di Mahmood, che ho visto distrattamente l’altro giorno. Regia di Torso, che fa pubblicità e moda, Mahmood seduto sul letto guida il suo avatar in una specie di videogioco iperreale. Perché? Boh. Non so se la cosa più incomprensibile sia stata chiamare la canzone Cocktail d’amore oppure tirare in ballo Pegaso, il cavallo alato. A dire il vero però, per il meccanismo del reality della terza repubblichina mi sembrava più adatto qualcosa di più vintage, tipo il televoto del pubblico da casa come a Sanremo, così non tagliamo fuori le nonne e i pensionati. E in caso di parità tra Mohamed e Idrissa che si giocano la possibilità di uscire dalla Cayenna e vincere un posto di fattorino a Busto Arsizio decide il pubblico dello studio di Del Debbio. Brava gente che applaudirebbe pure Hitler vestito da imbianchino. Oppure decide il panel di Porro alle 8.30 su Rete 4, anche solo Claudio Cerasa al quale darei la wild card proprio. Lo so sono monotono, ma qualcuno deve pur vigilare su quel che accade. L’altro giorno se la prendevano con noi che siamo i bersagli della guerra psicologica di Hamas, le pappemolli, mica come loro con l’elmetto.

GR: Senti questa! Mi ha detto l’altro giorno un amico insider del milanesissimo music business che sta girando una mail da major discografiche ad artisti in cui si raccomanda di “non menzionare” nelle canzoni o nelle interviste alcunché riguardo a quello che sta succedendo in Palestina e in Israele. Censura? Sì, ovvio, non si può dire nulla, il rischio è passare da terrorista. Che amarezza, ci rimane solo il Fronte Maranza. Per il resto le speranze si erano già perse da un po’, la politica è scomparsa dai testi delle canzoni da quando l’algoritmo ci ha spiegato che prendere posizione su qualcosa equivale a perdere una fettina di pubblico che non è d’accordo, e quindi soldi e popolarità. Ci dobbiamo accontentare di Willy Peyote che cita Giambruno? O del Ragazzo di destra cantato da Colapesce e Dimartino? Io dico di no, così è pure peggio del silenzio. Allora preferisco l’usato sicuro, come il nuovo pezzo – e nuovo inno boomer, anzi Gen X – degli Articolo 31, Classico, quando J Ax rappa: “La mia generazione di mammoni / Diamo la colpa ai figli se qui mancano i valori / Lasciandogli l’eredità del populismo / Antipasto del fascismo, prosciutto e Meloni”. O la parodia rap di Nello Taver che nel suo album appena uscito Fallimento parla di grande dismissione, fine del lavoro e diserzione, quasi un saggio di Verso Books con flow napoletano: “I giovani non voglion lavorare / È normale / Perché non li pagate”.

AP: Basta che palle. Vado ad ascoltarmi il disco di Mabe Fratti, violoncellista d’avanguardissima di Mexico City, con il suo collettivo di sole ragazze Amor Muere. Ciao.

GR: Aspetta, ce n’è un altro, sempre di Mabe Fratti, ma con Héctor Tosta, il progetto di chiama Titanic. Ma che ce frega di Mahmood e Colapesce, andiamo in Sud America!

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