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È nato il “turismo dei vaccini”

Ovvero, sempre più persone viaggiano all'interno degli Stati Uniti, e spesso anche all'estero, per farsi vaccinare prima di quando avrebbero diritto

David Greedy/Getty Images

Justin Crabbe è il CEO di Jettly, un servizio di aerei privati. Negli ultimi due mesi, racconta, è emerso un nuovo tipo di viaggi per un nuovo tipo di clienti: il turismo medico causato dal coronavirus. Persone che vogliono viaggiare da uno Stato all’altro degli USA e che a volte arrivano dall’estero per ricevere il vaccino anti-Covid. “Lo vediamo spesso”, dice Crabbe. “Abbiamo persino viaggiatori da certi Paesi europei che vengono negli Stati Uniti per farsi vaccinare”.

I ricercatori sono riusciti a sviluppare un  vaccino sicuro ed efficace contro il Covid-19 in tempo di record. Si pensava che anche la sua distribuzione sarebbe stata ugualmente rapida, ma non è stato così. Il che ha portato alcune persone a essere più proattive riguardo alla loro vaccinazione, andando altrove per ricevere il vaccino più in fretta di quanto non lo riceverebbero rimanendo dove si trovano. 

Il concetto di turismo medico non è niente di nuovo – tipicamente, riguarda persone che fanno viaggi internazionali per sottoporsi a procedure mediche che nel loro Paese non sono disponibili o sono troppo costose: spesso si tratta di trattamenti per la fertilità, aborti, trapianti di capelli o apparecchi ortodontici. Ma, come praticamente ogni altro aspetto della pandemia, il turismo medico per i vaccini contro il Covid-19 è qualcosa di nuovo. Come il turismo medico tradizionale, pone questioni etiche e legali che riguardano l’equo accesso ai servizi sanitari, per esempio. 

Ma allo stesso tempo, il turismo dei vaccini è diverso. Perché stavolta non c’entrano chirurgia plastica o interventi sperimentali che riguardano poche persone, ma un bene che tutte le persone del mondo vorrebbero. A complicare ancora di più le cose c’è il fatto che dal punto di vista della salute pubblica, più gente viene vaccinata meglio è, ma dal punto di vista dell’equità bisogna stabilire chi può venire vaccinato prima e chi dopo. 

Ma quanto è diffuso il turismo dei vaccini negli Stati Uniti? La risposta breve è che non lo sappiamo, ed è difficile persino fare delle stime. Le persone che viaggiano da uno Stato all’altro per farsi vaccinare non lo sbandierano ai quattro venti. E molti Stati non tengono traccia del numero di presone che vengono da un altro Stato a farsi vaccinare. 

I dati che abbiamo vengono principalmente dalla Florida, che grazie a un ordine esecutivo del governatore Ron DeSantis promulgato lo scorso dicembre permette a chiunque abbia più di 65 anni di farsi vaccinare nello Stato, a prescindere da dove abbia la residenza. Il che ne fa la destinazione numero uno per il turismo dei vaccini. Stando a un report del Dipartimento della Salute della Florida dello scorso 9 febbraio, finora nello Stato hanno ricevuto il vaccino 61,875 persone non residenti.

Lo scorso gennaio, dopo le proteste dei cittadini della Florida per l’elevato numero di persone che arrivavano da fuori e venivano vaccinate prima di loro, lo Stato ha introdotto la necessità di fornire un certificato di residenza per chiunque voglia farsi vaccinare. Questa politica fa sì che i tanti residenti stagionali della Florida siano esclusi dalle vaccinazioni, a meno che non posseggano una seconda casa nello Stato. 

Dopo la Florida, il nuovo centro del fenomeno è diventato l’Arizona. Per questo motivo Caitlin Uhlmann, CEO di Air Charter Service Illinois, dice che oggi è difficile dire quanti voli charter stiano venendo organizzati per lo scopo esplicito di andare a vaccinarsi – perché in questo periodo dell’anno moltissima gente si sposta a sud già di suo. “Abbiamo avuto un paio di casi di recente di clienti che ci hanno detto che volevano viaggiare per andare a farsi vaccinare”, ha detto Uhlmann a Rolling Stone. “Dato che ci teniamo alla privacy, ovviamente il motivo del viaggio non è una cosa che chiediamo”.

Ma chi sono i turisti dei vaccini? Mentre i titoli dei giornali sul fenomeno si concentrano sui ricchi che vanno in climi caldi e ne approfittano per farsi vaccinare, la realtà è che il fenomeno è molto più normale. Per esempio oltre 27mila persone sono andate in Ohio dall’estero per farsi vaccinare. Due persone sentite da Rolling Stone e residenti in Illinois – che hanno chiesto di non riportare i loro nomi per privacy – hanno raccontato di aver passato il confine e di essere andate in Wisconsin per farsi vaccinare. “Abbiamo deciso di andare in Wisconsin per fare il vaccino perché in Illinois non riuscivamo a trovarlo. Abbiamo guardato ovunque”, raccontano. “In Wisconsin invece c’erano un sacco di giorni e di posti disponibili”.

Per quanto riguarda chi invece prenota un jet privato per andare a farsi vaccinare, secondo Crabbe il ragionamento di fondo è lo stesso – per quanto ovviamente le destinazioni e le modalità con cui ci sia arriva siano molto diverse. “Un sacco dei nostri clienti hanno patologie pregresse o hanno paura del virus, quindi sono pronti a pagare qualsiasi cifra per raggiungere un posto dove farsi vaccinare”, spiega a Rolling Stone. Ma quanto pagano esattamente? Un jet privato per 6-7 persone costa 5000 dollari l’ora, che vuol dire che per andare da New York alla Florida si spendono 15mila dollari all’andata e altrettanti al ritorno.

E poi ci sono anche i turisti del vaccino caricaturali, quelli che uno si immagina come prima cosa quando pensa al fenomeno. “Abbiamo anche clienti estremamente ricchi in grado di accedere al vaccino in un altro Paese con mezzi speciali destinati solo a loro”, spiega Crabbe. “Miliardari, oligarchi russi, reali, petrolieri. Questo tipo di viaggiatori sono abituati a ottenere tutto quello che vogliono quando lo vogliono”.

In certi casi i turisti dei vaccini viaggiano in giornata, in altri si fermano nel luogo di destinazione abbastanza per ricevere entrambe le dosi necessarie. Crabbe stima che negli ultimi due mesi la sua compagnia ha organizzato tra i 200 e i 300 voli privati per persone intenzionate ad andare a farsi vaccinare altrove – sui 10mila che ha organizzato in totale. 

Quali sono gli aspetti etici e legali del turismo dei vaccini? In fondo si tratta di una questione di domanda e offerta, rinforzata da un insieme di politiche inconsistenti a livello statale, sistemi di appuntamento che funzionano male e livelli di priorità in cui viene divisa la popolazione. Al momento gli Stati americani possono fare leggi che danno la priorità ai loro residenti nella distribuzione del vaccino. Ma dato che i vaccini sono tecnicamente di proprietà federale, i requisiti di residenza sono difficili da far rispettare.

Inoltre, secondo il dott. Govind Persad, professore di diritto all’università di Denver ed esperto di etica dei servizi sanitari, non esiste una legge federale che regoli i viaggi tra gli Stati per ricevere il vaccino anti-Covid.  Né, dice, esiste un meccanismo definito per il pubblico in generale – al di fuori dei gruppi che hanno la priorità – per ottenere il vaccino. In più le quantità di vaccino disponibili variano da uno Stato all’altro e molti luoghi di distribuzione non controllano l’indirizzo di chi prende l’appuntamento. Ecco le condizioni che danno origine al turismo dei vaccini. 

Mentre c’è chi pensa che avere un’unica politica federale al riguardo eliminerebbe questi problemi, Persad non è d’accordo: “Penso che sarebbe una cattiva idea sia dal punto di vista legale che da quello etico, perché diversi stati hanno valori diversi”, dice a Rolling Stone. “Inoltre, non risolverebbe il problema del turismo dei vaccini, perché ci sarebbero ancora aree in cui verrebbero fatti più vaccini e aree in cui ne verrebbero fatti meno”. 

Il turismo dei vaccini può anche aggravare le disparità sanitarie esistenti. “Le stesse condizioni che aumentano la facilità di essere esposti al Covid-19 o di avere un decorso grave del Covid-19 – ovvero la povertà, l’età, le patologie pregresse – rendono anche più difficile viaggiare”, spiega Persad. “Ciò significa che è probabile che il turismo dei vaccini aggravi le disparità e salvi meno vite, perché chi ha le risorse per viaggiare è anche meno a rischio”. 

Nel frattempo, fino a quando gli Stati non riceveranno più dosi di vaccino da distribuire, ci sono altri modi per contribuire a rendere il processo più equo – almeno secondo la dottoressa Sonja Rasmussen, professoressa di pediatria ed epidemiologia all’università della Florida nonché ex direttrice della Divisione per la diffusione delle informazioni di salute pubblica del CDC. Questi modi, spiega a Rolling Stone, includono “rendere più semplice il sistema di programmazione informatica, aumentare i luoghi di distrubuzione specie nei quartieri svantaggiati, avere più vaccini da distribuire”.

Che si tratti di gente che atterra a Palm Beach con un jet privato o di pensionati che attraversano i confini statali, il succo di un fenomeno come quello del turismo dei vaccini è che le persone sono disposte ad andare altrove per vaccinarsi prima di quanto non farebbero a casa loro. Oltre questo livello le cose si fanno complicate, in primo luogo perché entrano in gioco le condizioni che spingono – e permettono – le persone a viaggiare. Ma secondo Persad il turismo dei vaccini non è affatto un fenomeno sorprendente. “Spesso quando un prodotto è facilmente disponibile in un posto e introvabile in un altro, le persone viaggiano per ottenerlo”.

Questo articolo è apparso originariamente su Rolling Stone US