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Cos’è “K”, la nuova rivista letteraria di “Linkiesta”

Curata dalla scrittrice Nadia Terranova, il primo numero parla di sesso, corpo e desiderio in un momento in cui queste cose sono diventate pericolose

Ho sentito un’intervista a Enrico Dal Buono in cui affermava che non è vero che si legge poco, che anzi non si è mai letto così tanto ma si tratta di letture frammentate, frammentarie, veloci, distratte. Leggiamo infatti moltissime didascalie, post, tweet – ma che fine ha fatto la letteratura? A rispondermi è stata Nadia Terranova, che ho raggiunto telefonicamente per parlare del nuovo progetto di cui è curatrice: K, la rivista letteraria di Linkiesta.

“La lettura sui social prevede un’interazione immediata: leggo e dico. Vengo commentata e rispondo. Si tratta di una lettura scomposta, durante la quale non si distendono davvero i nervi”, mi dice Terranova. Leggiamo contenuti online principalmente dai nostri smartphone, è quindi una lettura tattile. Scorrere il testo e le immagini sullo schermo, ingrandire o ridurre la pagina, passare da un link a un altro senza soluzione di continuità non permettono di prendersi il tempo necessario per stare.

“Quando con Christian [Rocca, direttore di Linkiesta] abbiamo pensato di realizzare questo progetto, volevamo un prodotto cartaceo perché ha un altro respiro. Soprattutto la nostra prerogativa era che fosse di alta qualità sia dal punto di vista contenutistico che formale, estetico: sono molto soddisfatta del risultato”, mi dice con orgoglio.

Il volume, di ben 320 pagine, è stato disegnato dall’art director Giovanni Cavalleri e si presenta con una forma allungata; la copertina rossa, in tinta col tema del primo numero, dedicato al sesso, con un’illustrazione di Maria Corte in quarta di copertina: corpi stilizzati intrecciati e avvinghiati a formare geometrie morbide e sensuali. In apertura le foto di Stefania Zanetti, cariche di un erotismo allusivo, evocativo.

“La scelta dell’argomento di questa prima uscita è stata molto naturale”, mi racconta Terranova. “Abbiamo iniziato a parlarne durante lo scorso lockdown e nei i brainstorming con Christian venivano spesso fuori le questioni del corpo e del desiderio. In quel periodo chiunque ha sperimentato una diversa percezione di sé, volente o nolente. Abbiamo scoperto una nuova versione di noi, nella quale il nostro corpo era ed è diventato il luogo del pericolo potenziale: possiamo essere contagiati e possiamo quindi contagiare, nessuno è al sicuro. Cosa ne è quindi del desiderio?”

Ce lo raccontano diciannove scrittrici e scrittori: Camilla Baresani, Jonathan Bazzi, Carolina Capria, Teresa Ciabatti, Benedetta Cibrario, Francesca d’Aloja, Mario Desiati, Annalisa De Simone, Viola Di Grado, Mario Fillioley, Dacia Maraini, Letizia Muratori, Valeria Parrella, Romana Petri, Lidia Ravera, Luca Ricci, Marco Rossari, Yari Selvetella ed Elvira Seminara, che hanno scritto un racconto per l’occasione.

“Ci piaceva l’idea di proporre una rivista con uno stile assimilabile a un’antologia del passato, con racconti lunghi. Quello di Desiati potrebbe addirittura essere definito un romanzo breve. Ciò che accomuna tutti i racconti è sicuramente l’altissimo valore. Ed è quello che vogliamo fare con K: proporre autrici e autori contemporanei italiani, che saranno sempre diversi”.

E come hanno reagito questi autori alla proposta di scrivere un racconto di sesso? “Alcuni di loro non lo avevano mai fatto e ciascuno ha declinato l’argomento in modo personale. Chi lo ha fatto in maniera velata, sotterranea, magari restituendo pochi dettagli, altri sono stati più espliciti, licenziosi”, mi dice Terranova. “Talvolta c’è il sesso negato, quello non vissuto. Per esempio Benedetta Cibrario ha una scrittura molto abbottonata e per lei è stata una vera sfida. Il suo è un racconto epistolare, mentre Parrella ha raccontato la storia di due amanti. Capria ha voluto raccontare la vicenda di Tiziana Cantone, per non dimenticarla.”

Del resto Terranova spiega il suo punto di vista nell’introduzione al volume: “posso dire con certezza che tutte le storie sono storie di sesso. L’ho scoperto leggendo, uno dopo l’altro, i racconti che da quella richiesta mi sono arrivati, diversi fra loro per stile, vocazione, ispirazione, ma anche nelle strade scelte per affrontare o aggirare il tema.”

Mi è saltato subito all’occhio che le autrici superano in numero gli autori: tredici donne e sei uomini. È perché “il mondo è stato prevalentemente raccontato dagli uomini ed è giusto che anche le donne possano raccontarlo. Sono tutte autrici e autori di grande valore, ma è importante che le donne prendano spazio, possano parlare ad alta voce.”

Le uscite previste di  sono solo due l’anno, una in primavera e una in autunno. “Vogliamo mantenere uno standard molto alto e ciò richiede tempo e cura. Inoltre vogliamo che scrittrici e scrittori abbiamo tutto il tempo per scrivere, visto che chiediamo racconti lunghi e tutti loro hanno altri impegni da incastrare e far combaciare”, dice Terranova. “Per ora l’idea è essenziale: pubblicazioni di racconti inediti italiani contemporanei, ma siccome tutto è destinato a cambiare, non escludiamo in futuro di dedicare dei numeri alla poesia, alle graphic novel, alle traduzioni di racconti stranieri. Vogliamo soprattutto che K sia un prodotto che fa i conti con la situazione culturale contemporanea e quindi non vogliamo fossilizzarci per partito preso”.

Una scelta precisa è anche quella di dove sarà venduto il volume: online, direttamente dal sito di Linkiesta, e presso “le migliori librerie indipendenti di tutta Italia”, come a voler ribadire che la ricerca di un alto livello di qualità non è stata fatta solo in fase creativa e produttiva, ma anche nel passaggio finale da chi vende a chi legge. In un momento storico dove si ha l’impressione che tutto sia raffazzonato e precario, insomma, K vuole fare la differenza. E speriamo ci riesca.