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Cosa vedremo ad Artissima?

Lo abbiamo chiesto a Luigi Fassi, curatore della 29esima edizione della principale fiera d'arte contemporanea in Italia

Luigi Fassi, Artissima 2022 Director © Giorgio Perottino / Artissima

È alle porte una nuova edizione della fiera torinese Artissima, la ventinovesima e la prima diretta da Luigi Fassi. Lo abbiamo incontrato per conoscere qualche retroscena, a partire dalla scelta del tema: “Transformative Experience”, esperienze trasformative, concetto elaborato dalla filosofa americana Laurie Ann Paul (docente di Filosofia e Scienze Cognitive alla Yale University) nell’omonimo saggio pubblicato nel 2014 dalla Oxford University Press. Secondo Paul, un’esperienza trasformativa è capace di modificare radicalmente la persona che la vive, mettendone in crisi le aspettative prefigurate razionalmente e aprendo prospettive inedite verso l’ignoto.

Partiamo dal saggio di Paul: perché l’ha ispirata?
Questa edizione rappresenta il ritorno ad un’auspicata normalità senza limiti di partecipazione. Un vero e proprio ritorno alla piena potenza di fuoco del network. Di conseguenza, ho optato per un argomento che potesse parlare appieno del recupero delle esperienze sul campo, vive e reali.

Quali sono, per lei, queste esperienze?
Le esperienze trasformative sono quelle che tutti noi incontriamo in certi momenti della nostra vita, quelle che riconosciamo come tali nella loro unicità: tendiamo a identificarle, a percepire il loro impatto radicale e ad approcciarle in maniera razionale; eppure, pensare di anticiparle attraverso il filtro della ragione è un errore. La ragione non ha alcuna possibilità di riuscire nell’intento, il solo modo che abbiamo per viverle è affidarci alle esperienze. 

Quali vorrebbe che fossero, per noi fruitori, queste esperienze?
I frequentatori del mondo dell’arte sono già avvezzi all’ignoto. Vorrei che vivessero questa edizione come una piattaforma dove prendere spunti, aggiornarsi e arricchire i propri contatti e visioni, come una vera e propria esperienza trasformativa, ponendosi di fronte al tema per accettarne la rivelazione.

Ma facciamo un passo indietro: chi è Luigi Fassi?
Giunto alla direzione del MAN di Nuoro nel 2018, prendendo il posto di Lorenzo Giusti, ho cominciato a operare a Torino come curatore della sezione Present Future di Artissima per poi ha trascorrere periodi di studio e lavoro in varie parti del mondo, da New York alla Finlandia. Sono approdato all’ar/ge kunst di Bolzano in qualità di direttore artistico, e dal 2014  mi occupo della curatela del settore arti visive del festival Steirischer herbst di Graz, ruolo che ho poi lasciato per tornare in Italia alla guida del MAN. Inoltre, nel 2016 sono stato fellow dell’Artis Research Trip Programme a Tel Aviv in Israele, co-curatore del Festival Curatedby a Vienna, in Austria, e della XVI edizione della Quadriennale d’Arte di Roma. Ho fatto parte del comitato di selezione della fiera d’arte contemporanea Artorama di Marsiglia (2019-2022) e ho curato il progetto Tomorrow/Todays presso la Cape Town Art Fair in Sud Africa (2019-2022). 

Che numeri prevedete per l’edizione di quest’anno?
Sarà un’edizione ricca, con le solide basi di sempre: quattro sezioni consolidate della fiera, Main Section, New Entries, Monologue/Dialogue e Art Spaces & Editions; tre sezioni, DisegniPresent Future e Back to the Future, curate con la partecipazione di 174 gallerie italiane e internazionali di cui 35 progetti monografici. Le gallerie di Artissima provengono da 28 Paesi e 4 continenti, tra cui 42 nuove partecipazioni straniere, provenienti da Zimbabwe, Cuba, Brasile per citarne alcune. Inoltre ci sono quattro premi, due riconoscimenti a memoria di figure di spicco del mondo dell’arte e quattro supporti ad artisti e gallerie promossi dalle fondazioni e istituzioni che hanno confermato o iniziato il rapporto con la fiera. In ultimo, la partecipazione stessadella filosofa americana Paul alla fiera con un talk che si terrà il 5 novembre.

Direi un buon compendio tra sperimentazione e accoglienza.
Alcuni stranieri hanno scelto Artissima come prima fiera italiana a cui partecipare. Per gli italiani è come fare un’esperienza fuori dal confine, volta a confrontarsi professionalmente con un mercato già ancorato al sistema internazionale e in un contesto competitivo, dove la presenza di tanti collezionisti stranieri produce crescita.

Quale tra le sue plurime esperienze all’internazionali le ha fatto comprendere il valore e l’importanza del connubio tra la gestione di un’istituzione e la ricerca contemporanea?
Credo siano state le mie esperienze estere ad avermi dato una visione chiara. Dopo il Man di Nuoro, dove il concetto di isola è forte, e l’esperienza a Graz, territorio di confino europeo, ho potuto imparare a fare rete, incardinando le diverse modalità.

La fiera d’arte, effimera, è come un libro di appunti o una fotografia. Si colloca in un contesto dove anche tu, visitatore, puoi scommettere, valutare e dare un valore a ciò che vedi. Cosa vorrebbe divulgare in maniera differente?
Le fiere vivono, tanto più una fiera come Artissima, di ricerca. Una ricerca che attrae il visitatore curioso e specializzato in un contesto frenetico e sempre in cambiamento. Le fiere vivono ad una velocità differente rispetto all’attività di un Museo, che si muove con una logica di archivio. Qui si sperimenta un territorio magmatico, in movimento, come degli esperimenti ancora in essere.

Da quale esigenza nasce l’idea di sviluppare il progetto A SUD?
È nato da uno spunto di riflessione di quanto l’ambiente torinese sia nutrito da attività provenienti dal Sud d’Italia. La partecipazione di quest’anno, poi, è particolarmente ricca di gallerie tra Campania e Sicilia, quindi ho voluto raccontare quanto, anche a livello istituzionale, tante realtà stiano crescendo in quello che è il bacino del Mediterraneo e del Mezzogiorno. Le fondazioni partecipanti al progetto A SUD sono Fondazione Merz@ZACentrale, Fondazione Oelle e Fondazione Paul Thorel, a Napoli, dove lo studio del fotografo, e le sue strumentazioni tecnologiche, permetteranno la produzione di un progetto artistico.

Come ritrova oggi la sua città natale? Il contesto in cui vive la fiera come è cambiato?
Torino ha una lunga esperienza di arte e impresa, e continua a nutrire l’espansione imprenditoriale di contatti. Come la fiera stessa, fatta di ricerca, nutre in buona misura le collezioni di due musei della città: GAM e Castello di Rivoli. Lo fa grazie ad un portafoglio messo a loro disposizione da CRT per l’arte moderna e contemporanea. Essere all’altezza delle collezioni di questi due importanti musei, per noi, è una sfida importante.

Che dire: tocca solo recarsi a Torino per scoprire se tutte le proposte ci porteranno ad una nuova versione più ricca e aggiornata di noi stessi.