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Come si vive in Sardegna, l’unica zona bianca d’Italia

Nell'unica regione in Italia con restrizioni minime e dove la vita è tornata (quasi) alla normalità, riaprono teatri, ristoranti e bar. Ma ora il pericolo è rappresentato da chi torna nelle seconde case

ALBERTO PIZZOLI/AFP via Getty Images

Dalla Sardegna alla Sardegna. L’Italia ripassa ancora dalla sua isola dei paradossi. Da quell’estate 2020 in cui da Covid free si trasformò nel focolaio che anticipò il ritorno del virus su larga scala, alla zona bianca di questi giorni, in cui il ritorno alla normalità sembra quasi completato. Un paradosso ancora oggi, soprattutto se consideriamo i numeri. La regione è infatti l’ultima per vaccini somministrati, ma è anche l’unica ad aver fatto registrare un tasso Rt di 0,89 e solo il 12% di letti occupati in terapia intensiva che le hanno permesso di tornare a respirare. 

“La Sardegna in zona bianca? Un modello da valorizzare. Dimostra come si possa scendere sotto la soglia dei 50 casi ogni 100mila abitanti, ritenuta critica per garantire il tracciamento dei positivi. È possibile che la Regione sia stata facilitata da una situazione più gestibile rispetto ad altre aree del Paese, dove la densità di popolazione e i contatti anche lavorativi sono più elevati. Altri fattori, tra cui le politiche di testing e screening, hanno contribuito, sposandosi a comportamenti virtuosi dei sardi” ha detto Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità al Corriere. Ora l’arrivo del vaccino J&J andrà ad aggiungersi alle annunciate 400mila fiale Pfizer, alle 125mila di Moderna e alle 143mila di AstraZeneca, per cui un totale di 768mila, oltre 256mila al mese. 

Nel frattempo, la vita sull’isola sembra tornata quella di prima. L’ha raccontata il giornalista Maurizio Crosetto su Repubblica, in un lungo reportage: “Si scende all’aeroporto di Elmas, si mostra il foglio del tampone (anche rapido) fatto nelle ultime 48 ore e poi si entra liberi nel mondo nuovo che ha la bellezza del mondo vecchissimo. Un banco di fiori, persone in attesa dietro le transenne, abbracci a chi ritorna. E dalle mascherine, quelle ci sono ma come a Carnevale, sbucano i nasi”. E ha proseguito nella descrizione: “Il risultato sono questi bar pieni in piazza Yenne (Cagliari, nda), attorno alla statua di Carlo Felice, ombrelloni verdi e rossi dove sedersi per uno spritz, naturalmente vicinissimi e a bocca libera. Giovani, vecchi, tutti”.

Chiaramente il governatore Christian Solinas ha cercato di evitare troppo entusiasmo: “Non molliamo la presa, non disuniamoci adesso” ha detto lanciando un segnale ai suoi conterranei che vedono la luce in fondo al tunnel. Ma intanto la zona bianca permette delle libertà che il resto d’Italia, appena tornata in zona rosso-arancione, si può solo sognare: riaprono i teatri, le palestre, i ristoranti (fino alle 23.30), i bar (fino alle 21), i parrucchieri, le estetiste, ma soprattutto si può girare senza troppe preoccupazioni, benché rimanga il divieto di assembrarsi e l’obbligo della mascherina. 

E così, sul fronte degli spettacoli live, l’attesa ripartenza ha almeno delle date. Dopo un anno di sospensione a causa dell’emergenza Covid, Sassari e Cagliari hanno deciso di riaprire i teatri. Da aprile a giugno sono sei gli spettacoli in cartellone: al Comunale di Sassari si parte l’11 aprile fino all’ 8 giugno, al Massimo di Cagliari dal 13 aprile al 6 giugno. “Una scelta forte e coraggiosa, per ritrovarci e emozionarci di nuovo a teatro e non tradire le aspettative del numeroso pubblico che da anni ci segue con assiduità e passione” ha dichiarato Antonio Cabiddu, presidente del Cedac. Posti limitati al 25% della capienza e rispetto delle norme. Non che si possa esultare. Solo poche settimane fa, le categorie regionali Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil si erano mobilitate per portare all’attenzione pubblica la grave situazione del settore degli spettacoli che conta 10mila lavoratori.

Nel frattempo, mentre i sardi si godono una normalità ritrovata, c’è anche chi non abbassa la guardia. Sì, perché ora – come in passato – il pericolo è rappresentato da chi possiede una seconda casa in Sardegna e proviene da zone rosse o arancioni. Con il via libera del governo a questo tipo di spostamenti, sono migliaia coloro che dalle aree ad alto contagio potrebbero trasferirsi sull’isola. “La Sardegna ha conquistato la zona bianca con grande sacrificio. Vanificare questo risultato consentendo a chi risiede in zona rossa di venire a svernare nella nostra isola è assurdo e inaccettabile” ha sottolineato Roberto Li Gioi, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle.

E mentre monta la preoccupazione che possa accadere ciò che già si verificò l’anno scorso, sul sito Cagliari Casteddu viene segnalata un’altra categoria dimenticata fra le attività degli spettacoli, che con la pandemia da un anno ha perso ogni possibilità di lavorare. Si tratta di chi gestisce le giostre, che ha trovato rappresentanza in Mirko Tidu di Spettacoli Viaggianti: “La gente pensa che siamo pochi e che il nostro sia un lavoro secondario, per ‘arrotondare’ – ha spiegato il 34enne di San Sperate (Sud Sardegna, nda) – invece siamo tanti in tutta Italia, e di divertimento ci viviamo”.