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Chi era Carlo Acutis, “l’influencer di Dio”, e perché è così importante per la Chiesa

Carlo Acutis, morto a 15 anni nel 2006, è stato beatificato sabato scorso e potrebbe diventare il primo santo millennial. La Chiesa punta su di lui per comunicare ai giovani e adattarsi al mondo di oggi

La cerimonia ad Assisi. Foto via Twitter

Lo scorso sabato, nella Basilica superiore di San Francesco ad Assisi, il cardinale Agostino Vallini ha comunicato la beatificazione di Carlo Acutis. Acutis era un ragazzo di Milano morto nel 2006 – a 15 anni – di leucemia fulminante, ed è stato salutato dalla stampa come il primo beato (e futuro santo) millennial e con l’epiteto di “influencer di Dio”.

Nato nel 1991 a Londra, già in tenera età Acutis si era distinto per la sua grandissima fede, che lo portava a condurre una vita dedicata all’assistenzialismo e alla preghiera: aiutava i senzatetto della sua città, andava a messa con regolarità, si confessava una volta a settimana, testimoniava la propria fede con chiunque incontrasse, diceva il rosario ogni giorno. Già devotissimo in vita, dunque, cinque anni dopo la sua morte – come prevede la Costituzione Apostolica – è stata avviata la causa di beatificazione. Nel 2009 la Consulta Medica della Congregazione delle Cause dei Santi ha riconosciuto la validità di uno dei miracoli, un passaggio fondamentale, mentre nel 2013 la Santa Sede ha dato la sua approvazione.

Il miracolo attribuito ad Acutis è un miracolo di guarigione avvenuto nel 2013: un bambino nato con un grave problema al pancreas sarebbe stato curato tramite il contatto con una reliquia di Carlo. Il corpo di Acutis, attualmente esposto ad Assisi, è meta di pellegrinaggi e molti fedeli considerano miracoloso anche il suo stato di conservazione – in realtà frutto di precise tecniche che vengono spesso utilizzate per i corpi dei beati o dei santi.

Fin qui questa storia non sembra essere particolarmente diversa dalle tante altre che hanno come protagonisti uomini di fede onorati dopo la morte dalla Chiesa con un processo di santificazione. Ma il caso di Carlo Acutis è particolare per un motivo preciso, spiegato dallo stesso papa Francesco nell’Esortazione Apostolica post-sinodale Christus Vivit, del marzo 2019: “[Acutis] ha saputo usare le nuove tecnologie di comunicazione per trasmettere il Vangelo”. 

L’epiteto di “influencer di Dio” che viene spesso attribuito ad Acutis, è un’espressione che Papa Francesco aveva già usato nel 2019, durante un discorso ai giovani cattolici nel corso di una visita a Panama, per designare la Madonna: “Maria è la ‘influencer’ di Dio. Senza alcun dubbio la giovane di Nazaret non compariva nelle ‘reti sociali’ dell’epoca, però senza volerlo né cercarlo è diventata la donna che ha avuto la maggiore influenza nella storia”, aveva detto, dove “essere un influencer di Dio” voleva dire “essere custodi di tutto ciò che impedisce alla nostra vita di diventare gassosa ed evaporare nel nulla”. 

Nel caso di Acutis, si riferisce però alla sua capacità di di utilizzare i mezzi di comunicazione moderni, come i social, per testimoniare il messaggio evangelico: al fatto che fosse un millennial, capace di organizzare una mostra virtuale dedicata ai miracoli eucaristici che ha fatto il giro del mondo. In questo senso Carlo Acutis rappresenta un cattolico che non è vittima del mondo moderno, schiacciato dalla laicità e dai pericoli individualistici che la Chiesa attribuisce ad internet, ma che è un soggetto attivo che utilizza tutto questo come uno strumento di evangelizzazione. 

Si tratta proprio di ciò di cui la Chiesa ha bisogno. Negli ultimi decenni, infatti, la Chiesa ha capito che la sua lotta contro il mondo moderno, iniziata con Pio X, è una lotta che non può vincere. E ha deciso di cambiare strategia, utilizzando ampiamente la tecnologia anche come strumento rituale – come la pandemia, con le sue immagini di messe in streaming e distributori di disinfettante accanto al fonte battesimale, ha dimostrato.

Un cambiamento di questa portata però ha bisogno di mediatori, di figure che facciano da raccordo e mezzo di comunicazione tra le decisioni politiche e dottrinali della Santa Sede e la comunità globale dei cattolici, ormai composta anche da giovani delle nuove generazioni che non hanno alcun modello a cui fare riferimento per comprendere come conciliare la fede e il mondo di oggi. Ed è proprio qui che si inserisce Carlo Acutis, un giovane capace di semplificare la complicata dottrina eucaristica della teologia cattolica nella frase “l’eucarestia? È la mia autostrada per il cielo!”, di raccontare la propria fede su Facebook, e il cui corpo viene esposto ai fedeli in scarpe da ginnastica e felpa.