Occorre provare a mettere le cose al loro posto, quando si tratta di faccende così delicate. Proviamo a metterle sul tavolo e guardare bene cosa c’abbiamo. Lo stile rock’n’roll. Rolling Stone Italia. Genova. Gino Paoli che se ne va e lascia (diciamo) le ultime parole. La techno. La macchina di intrattenimento che per semplificazione potremmo chiamare “rave” nello spazio pubblico, e la sua rappresentazione. Palazzo Ducale a Genova, fuori e dentro. La politica del ballo. La Politica. Silvia Salis, eccola là. Come se avessimo dei tarocchi in mano. Ci metterei a questo punto la carta del Mago e forse quella della Morte. Cosa ci dicono questi arcani maggiori sul tavolo? Parlano tutti della stessa cosa. E infatti proveremo a sbrogliarla domani. Alle 19, a Palazzo Ducale, a Genova: lo sfondo del “rave” nello spazio pubblico che ha ossessionato i media negli ultimi tre giorni.
Certo, in qualche modo è una coincidenza mirabolante. Rolling Stone Italia fa un numero su “Genova che sale” e che rimonta, musicalmente di sicuro. E viene chiamato a presentarlo nella più importante “casa” della città. Dove, poche decine di ore prima, proprio lì fuori, è avvenuto uno degli esorcismi più spettacolari che si siano visti da tempo: una delle città con più anziani del pianeta e che ha perso in tre decenni 1/3 della sua popolazione con tassi di denatalità da deserto del Sahara, appare al mondo (digitale, quindi al mondo) con una furia vitale tratta da viscere sotterranee. Come se in un corpo si fosse capovolto l’interno con l’esterno, il desiderare col far l’amore davvero. Ecco la carta del Mago (della Maga, lì presente, truccata da Tomorrowland ma borghese, perfetta) che col bastone a due manici cambia la realtà. Anzi la maga principale per esattezza è un’altra: la precisa e rassicurante Charlotte De Witte. Perfetta. “Un bel festone”, chiosa Fabrizio Roncone, sul Corriere, molto preciso. “Pieno di allegria. E di politica (capito, no?). Quasi un rave. Quelli che il Governo Meloni ha vietato”.
Le Due Maghe hanno fatto rinascere una città, che ha trovato un ricostituente come si deve, desiderato da chissà quanto, mai più sperato (ecco la carta della Morte, il sorriso beffardo sulla faccia della Silvia che gira accanto a quello della bambina del meme “Disaster Girl”). Come se avessero aiutato la città a liberarsi di un peso sulla groppa enorme, quello stesso peso che una delle due lanciava come una forsennata in Olimpiadi nemmeno troppo lontane. Era già successo. In autunno, sulla Sopraelevata, con le manifestazioni per la Flotilla. Anche lì commoventi, inaspettate, emozionate (il famoso discorso di Rudino, e il resto), e certamente portatrici locali del successivo risultato trionfale al referendum.
Questa ne è la versione “happy“, che ha come bersaglio (pure elettorale) la generazione di trenta e quarantenni borghesi locali (e anche non) e il meccanismo di attrazione della città come nido per smartworker vicini e lontani. Quella cittadina è una generazione inaspettatamente più godereccia delle precedenti, ma spesso fuori casa (non essendoci quasi nulla qui). Sia chiaro. C’erano ovviamente anche i settantenni in piazza sabato, come è ovvio, la demografia non mente. Ma non c’è dubbio che si sia trattato anche di un passaggio di consegna molto importante (e non solo locale, Salis è figura nazionale da top 10, ormai). Un passaggio che in qualche modo la sparizione dal bar dell’amico Gino (melancolico ma molto godereccio, per fortuna) segna con una precisione mozzafiato. Comunque la giri, stiamo in ogni caso dentro il perimetro dello stile rock’n’roll, nella più elastica accezione del termine. Fermiamoci un attimo. Qualcosa iniziamo a capire. Il resto, appunto, lo svisceriamo domani.










