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Carla Fracci, un ricordo

“La più grande di sempre”. Lo dice anche chi la conosceva bene

Carla Fracci negli anni ’60

Foto: Marka/Universal Images Group via Getty Images

La più grande di sempre. Sarò forse banale, magari un po’ enfatico, se mi rifaccio a due versi di John Donne, assunti da Hemingway, che sono diventati un sortilegio: «Ogni morte d’uomo mi diminuisce, perché io partecipo dell’umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te». Sostituisco il lemma “uomo” con “artista”. Credo che, adesso, tutta la categoria abbia sentito quella campana. Carla Fracci li ha rappresentati al livello più alto, quello che appartiene a pochissimi eletti, portatori della grande cultura e della grande bellezza.

Conoscevo Carla Fracci. Sapevo che stava male, ma non così male. Ho avuto il piacere, grande, di averla fra i protagonisti del film sulla Scala che ho realizzato per il Comune di Milano, dove racconta i suoi rapporti e le sue passioni. A cominciare da Giuseppe Verdi. «Col quale», ha detto, «ho una parentela, certo lontana. Mio nonno paterno ha sposato in prime nozze una cugina di Giuseppina Strepponi. E ho un altro legame con la moglie di Verdi, l’ho interpretata nello sceneggiato della Rai diretto da Castellani».

Un argomento che le stava a cuore e che emerge dalla sua biografia riguarda l’arte del balletto: «Non devono sciogliersi i corpi di ballo dei vari teatri italiani. All’estero hanno le compagnie stabili. Io ho ballato nelle carceri, nelle chiese, esperienze che mi hanno maturato. Ma la Scala… Quando entro qui dentro rivivo il mio percorso…». Ho scritto di lei recentemente raccontando il film che la Rai sta producendo, Carla, che prende spunto dall’autobiografia dell’étoile, Carla Fracci, passo dopo passo – La mia storia. La regia è di Emanuela Imbucci, protagonista Alessandra Mastronardi.

Basta il nome e tutto si coagula in una definizione: una delle più grandi artiste fra i due secoli. In sintesi: ospitata in tutti i più importanti teatri del mondo; partner dei più grandi danzatori, da Nureyev a Baryshnikov, a Vasilev a Bolle. Ha impersonato le più rappresentate eroine del balletto: Giselle, La Sylphide, Giulietta, Francesca da Rimini, Medea. Ha ottenuto i riconoscimenti più alti. Montale le dedicò una poesia. Della Scala è stata per anni la prima ballerina. Il New York Times l’ha definita “la più grande danzatrice di sempre”.

Se il film aderirà al libro, la sceneggiatura è di fatto già stesa. E non manca niente in chiave di episodi privati, intensi e della carriera, enorme, appunto. Carla, milanesissima, racconta dell’infanzia, della sua famiglia, dei sacrifici fatti dal papà tranviere e dalla mamma operaia. E poi l’approdo, 19enne, alla scuola della Scala. Da dove poi prese il volo. Il racconto prosegue col ricordo di grandi personaggi come la Callas, altra divinità. E poi quella volta che a Londra conobbe Nureyev, altro genio, persona spinosa e competitiva, col quale non era semplice rapportarsi. Fracci dedica molto spazio a un altro grande italiano, Franco Zeffirelli. Quando Eugenio Montale compose la lirica La danzatrice stanca era il 1969, e Carla era a riposo per la maternità. Quasi tutti le avevano sconsigliato di avere un figlio, ma lei andò dritta per la sua strada. Così nacque Francesco, e da lui Giovanni e Ariele, per i quali la nonna stravedeva.

Fra i miei ricordi personali uno si manifesta di getto. Dopo le riprese in teatro, uscivamo dalla Scala in via dei Filodrammatici. Qualcuno la riconobbe, era una ragazza, bel segnale. Gridò: «Ma quella è la Fracci!». In un momento, intorno a lei si formò una folla, soprattutto di giovani. E Carla era lì in mezzo, sorpresa, sorridente, felice.

Foto courtesy of Pino Farinotti

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