Barbascura X: “In un universo parallelo sarei potuto diventare negazionista” | Rolling Stone Italia
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Barbascura X: «In un universo parallelo sarei potuto diventare negazionista»

Il "punk della divulgazione scientifica" ha fatto un podcast in cui racconta difficoltà, assurdità e fissazioni dei geni che hanno cambiato la storia della scienza. Lo abbiamo intervistato

Barbascura X. Foto di Daniele Bossoletti

Da oggi il “punk della divulgazione scientifica” Barbascura X – che evidentemente è bipolare di natura avendo vissuto come star provocatoria dei social mentre portava avanti un’attività accademica e di ricerca di livello – sbarca su Audible con un podcast in cui racconta una serie di storie “brutte” ma come al solito appassionanti sul mondo della scienza. Storie brutte sulla scienza, appunto. 8 episodi da 55 minuti, in cui scopriamo che Thomas Edison ha rivoluzionato il mondo per il suo essere “un maledetto imprenditore ingegnere stakanovista”, che la storia di Nikola Tesla ci insegna l’importanza del copyright se non si vuole “morire poveri come delle lontre” e che Galileo Galilei era “un blastatore” come oggi Burioni. 

Ma come si permette questo ragazzotto barbuto di “sfregiare” figure sino ad ora tramandate come dei santini intoccabili di generazione in generazione? Glielo abbiamo chiesto, scoprendo che se a scuola ci avessero spiegato certe materie in questo modo, forse le avremmo amate molto di più.

Barbascura, con quale criterio hai scelto queste otto storie?
Durante il 2019 ho portato in giro spettacoli teatrali a cavallo tra la stand-up comedy e la divulgazione scientifica dove avevo affrontato certe storie, però avevo pianto internamente per non poterle inserire tutte. E così ora, con un formato più lungo, mi sembra l’ideale raccontare in modo esteso una serie di aspetti della storia della scienza che mettano in evidenza anche l’umanità e gli errori dei protagonisti. Mi ha sempre un po’ depresso che certi geni vengano studiati solo a posteriori rispetto alle scoperte che hanno fatto, come se fossero delle forze della natura e non persone come tutte le altre. Sarà capitato a molti di prendere in mano il libro di fisica e provare una certa venerazione per chi aveva scritto quelle formulone, che sono nate per la bravura di alcuni, ma nello stesso tempo per una serie di botte di culo, di sfighe e di gente che si è rubata le scoperte.

Da La scienza brutta con la quale hai spopolato su YouTube a Storie brutte sulla scienza su Audible. Ma da cosa nasce questa tua predilezione per il lato “brutto” della vita?
Sicuramente influiscono mie turbe personali, come in noi. Ma probabilmente è anche una reazione all’ambiente accademico che ho frequentato. Lì è ancora presente una sorta di ostracismo al divertimento, è come se certe associazioni fossero un tabù. A me spiaceva, perché si crea un modo di comunicare più rivolto a darsi un tono che ad appassionare chi ci ascolta. Così ho impostato la mia vita per distruggere quegli schemi. In questo modo riesco ad affrontare certi temi che avrei voluto conoscere anch’io, ma era difficile approfondire perché nessuno me li avrebbe raccontati.

Sei considerato “il punk della divulgazione scientifica”, però fino a poco tempo fa hai lavorato in quel mondo che, hai spiegato, si basa sull’estrema formalità. Per caso l’attività parallela sui social ti ha creato qualche problema?
Per fortuna ho sempre lavorato all’estero, quindi nessuno vedeva o capiva i miei video. E anche quando è arrivata una piccola fama, mi faceva sorridere tornare in Italia e essere riconosciuto dalle persone, per poi tornare all’estero a lavorare e ripiombare nell’anonimato. Nell’ultimo periodo, però, nell’azienda in cui ero occupato hanno cominciato a conoscere i miei video e a divertirsi. Ma se nel periodo accademico il mio “boss” avesse scoperto che facevo lo “scemo” mi avrebbe distrutto la carriera in un secondo.

Il 2020 è stato un anno controverso per la scienza. Da un lato è stato scoperto un vaccino in tempo record, dall’altro aumentano in modo preoccupante i negazionisti. Ho visto fra i tuoi video che hai partecipato incontri con negazionisti e, addirittura, con i terrapiattisti. Sei riuscito a convincerli del valore della scienza?
Diciamo che però i terrapiattisti hanno un profilo molto diverso dai negazionisti. I primi mi sembrano tutto sommato innocui, perché parlano di cose più vicine alla fantascienza. I secondi, invece, sono animati da un vero spirito antiscientifico anche per via dei social dove tutti pensano: “Voglio dire anch’io la mia”, ma senza pensare che non sempre si hanno tutti i tasselli per farlo. Ma devo ammetterlo, sono consapevole che in un universo parallelo sarei potuto diventare anch’io un negazionista.

Cosa intendi?
Che la maggior parte di quelle persone non sono cattive o sanno di dire qualcosa di sbagliato, ma spesso sono state manipolate da altri o sono cadute in errori comprensibili in questo mondo così frenetico. Chi crede in teorie negazioniste non è per forza stupido, per cui bisogna sforzarsi di spiegargli le cose e c’è sempre la speranza di convincerle.

C’è una figura fra le otto che racconti nei podcast che consiglieresti a chi ha dei dubbi sulla scienza?
Teoricamente tutte, perché la scienza non è un mondo chiuso e non c’entra neppure quanto il tuo nome sia altisonante, perché contano solamente le prove che produci. Però consiglio quella dedicata ad Antoine-Laurent de Lavoisier, perché ci riporta alle vicende di una serie di ciarlatani che si presentavano all’Accademia francese delle scienze già nel 1700 per farsi dare una sorta di riconoscimento di scienziati. Questi personaggi venivano allontanati, ma tuttavia c’erano persone che si radunavano intorno a loro e sostenevano che i dotti dell’Accademia non li volessero per qualche interesse personale. È esattamente quello che accade al giorno d’oggi sul web, dove trovi una schiera di ciarlatani pronti a dirti tutto quello che vuoi sentirti dire.

In tema di “cose brutte”, qual è la cosa più brutta che ha visto in questo periodo di pandemia da parte della scienza?
Non me la prendo con gli scienziati, ma con chi costruisce i palinsesti dei programmi tv. Secondo la mentalità degli autori in studio ci devono sempre essere due campane, chi dice “sì” e chi dice “no”. Ma nella scienza non funziona così, soprattutto se il 97% dice una cosa e il 3% un’altra non puoi metterli di fronte con la stessa importanza, come se rappresentassero entrambi il 50%. E così, anche bravi virologi hanno trascurato di non dire cose che non siano già dimostrate. Hanno rilasciato dichiarazioni terrificanti che si sono rivelate completamente false e in questo modo è passato il messaggio che “la comunità dei virologi” non capisse niente. Ma non esiste questa comunità, ci sono soltanto professionisti che dovrebbero attenersi alle scoperte verificate e non a loro supposizioni.

Tieni molto alla tua privacy, ma almeno sappiamo che sei originario di Taranto che è una bellissima città ma con tantissimi problemi. Per caso un giorno vorresti rivolgere la tua attenzione verso il luogo in cui sei nato?
Altro che, ci penso da tanto tempo. Ho il forte desiderio di portare attenzione sulle attività di Taranto. Il problema della città è che hai l’impressione che sia abbandonata a se stessa, che potrebbe dare tantissimo ma non si riesce a creare il giusto movimento. Ho però nel cuore il progetto di realizzare un evento scientifico con sede fissa a Taranto che possa attrarre una buona fetta della comunità scientifica e delle persone interessate alla scienza. È la città giusta, ha gli spazi ideali e molti aspetti interessanti come quelli legati alla biologia marina, senza dimenticare i problemi ambientali. In un prossimo futuro spero tanto di riuscirci.