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Uomini, robot e una mostra sopravvissuta al lockdown

'Upgrade in Progress', la personale di Geumhyung Jeong, torna a Modena dopo l'inaugurazione il giorno prima dell'inizio dell'isolamento. È una mostra surreale, in cui macchine assemblate su Ebay prendono vita

Foto: Pierpaolo Curini

Poco a poco la cultura sta ripartendo e gli spazi espositivi stanno riaprendo: aveva fatto appena in tempo a inaugurare la mostra di Geumhyung Jeong a Modena, che il giorno dopo era scattato il lockdown nazionale. Un vero peccato perché il periodo di esposizione è stato decimato, ma per fortuna la splendida Palazzina dei Giardini, una delle sedi della Fondazione Modena Arte Visive, ha recuperato e fino al 20 settembre si può visitare Upgrade in Progress, un’esposizione surreale che ci porta nel mondo dell’artista, dove a fare da padrone è il rapporto tra uomo e macchina.

Geumhyung Jeong è nata a Seoul nel 1980 e la sua formazione è da individuare nella coreografia e nella performance. Dalla Tate di Londra al New Museum di New York, seppur giovanissima è stata esposta in tutte le istituzioni più importanti e la forza della mostra di Modena ci fa capire perché: appena entrati su tavoli di legno, che sono poi i palchi usati per i concerti, si trovano disposti in ordine maniacale una serie infinite di componenti come bulloni, cani, apparati elettrici, brugole, chiavi inglesi, ma anche dentiere e protesi. È il materiale che l’artista compra su eBay e che si fa spedire direttamente in Museo – “quando è arrivata la consegna sembrava una bambina a Natale” ci ha confessato uno dei curatori dello spazio – ed è il prodromo di uno spettacolo che poi si svilupperà nelle altre sale, dove passaggio dopo passaggio vediamo strane creature meccaniche prendere forma. Sono inquietanti, robot che mimano un essere umano mostruoso, che senza torso o gambe ha invece braccia e testa, oppure composto dal solo addome ha pulsanti industriali posizionati nelle zone erogene.

Foto: Rolando Paolo Guerzoni

Nei video vediamo l’interazione di queste macchine tra loro, ma anche con l’artista, che si libera come in una danza evocativa ed erotica che ci spinge a riflettere su un tema molto discusso in arte e letteratura. Quella danza macabra vede queste macchine, sempre goffe, avere rapporti (sessuali?) tra loro, ma anche prendere una posizione dominante verso chi le ha create. Sono indipendenti, moderni Pinocchio che riconoscono la mano che le ha generate, ma che allo stesso tempo sembrano autonome e libere: l’essere umano vive infatti nel terrore del trauma, di una svolta violenta della propria vita, mentre le macchine di questo non devono preoccuparsi. Sono incoscienti, come bambini-marionetta che non si curano del fatto che è l’artista ad avere la palla in mano, a decidere del loro destino, pur essendosi ormai creato un rapporto di dipendenza da parte di Geumhyung Jeong verso i “suoi giocattoli”, come li chiama lei. E allora questi robot, volutamente sgraziati, ambigui in ogni senso del termine, ci confondono e il cortocircuito dell’arte riesce a pieno: la reazione provocata dal guardare è più forte di quella generata dal sapere. Infatti noi sappiamo che quei meccanismi sono manovrabili, ma rubando il palcoscenico ci inducono a pensare che siano loro a comandare, a controllare i comportamenti dell’artista e non viceversa. È danza, teatro, pratica performativa imprevedibile, ridotta all’osso.

Geumhyung Jeong è solita fermarsi negli spazi espositivi, perché la sua arte include anche lei stessa, ma in questo periodo naturalmente non è cosa facile. Vale comunque la pena di essere vista Upgrade in Progress, perché il senso del pericolo di dove stia andando il mondo, cioè verso un controllo sempre più pesante della tecnologia, si respira. Ed è un pericolo affascinante, seducente, sensuale.

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