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Un video del ’95 rivela (forse) l’identità di Banksy

Da 3D dei Massive Attack a studi di criminologia, le supposizioni sull'identità di Banksy si sono sprecate. Un video del 1995 rivela la mente nascosta dietro il mistero più oscuro dell'arte contemporanea

Sulla sua identità si sono sprecate ipotesi su ipotesi, ma il vero volto di Banksy è sempre rimasto celato nell’ombra: tra chi suppone si tratti di un collettivo, chi di una donna o chi di Mr. Brainwash, la misteriosa figura del documentario sulla street art Exit Through The Gift Shop. Il mito di Banksy è arrivato persino a coinvolgere il leader dei Massive Attack Robert “3D” Del Naja, mentre un team di scienziati, pur di scoprire chi si celi dietro le opere di street art più famose al mondo, ha utilizzato tecniche solitamente usate in criminologia.

Ora un video risalente al 1995 riportato da Artnet, andato in onda durante la trasmissione Shadow People prodotta dall’emittente Channel 4, mostra la figura di un uomo dai capelli scuri e con addosso un paio di occhiali mentre parla della sua vita da street artist. Nonostante, per ovvi motivi, il volto sia sfocato tuttavia è impossibile non riconoscere le opere, tutte firmate a nome Banksy.

«La notte trasmette alla città un’energia diversa – racconta il misterioso artista nella clip – Amo quando la città è circondata dal silenzio, quando sei l’unica persona in giro, ti senti come se potessi farla franca davanti a un omicidio». A ritmo di drum and bass si vedono stencil e bombolette spray consumate fra le strade di Bristol, nel video appare anche Flower Bomber, una delle opere più famose di Banksy: «Ogni volta che vedo un muro su cui non ho dipinto, sento fastidio».

Alla domanda sulla eventualità di avvicinarsi al mondo delle gallerie e dei mecenati dell’arte, il possibile Banksy risponde: «Ho deciso che non esporrò mai i miei lavori in una galleria. Saatchi venne da me con un sacco di soldi e gli ho detto di farsi fottere – aggiunge – non si tratta di soldi, non dipingo su commissione, né dipingo per i critici d’arte».

Tuttavia, pur avendo snobbato le pareti delle gallerie per moltissimi anni, Banksy pare essersi – pur a suo modo – ricreduto: prima con l’esibizione Banksy versus Bristol Museum del 2009, poi aprendo Dismaland, il suo inquietante parco di divertimenti, infine addirittura concedendo alcune sue opere a una permanente esposta alla Hang-up Gallery di Londra.

La clip, mostrando un uomo con gli occhiali e dai capelli scuri, rinvigorisce quella che è la supposizione più accreditata, ovvero che dietro lo pseudonimo di Banksy si celi Robin Gunningham, writers cresciuto a Bristol ma trasferitosi a Londra nel 2000, intorno agli anni in cui le opere del misterioso street artist sono iniziate a fioccare fra le strade della capitale britannica.

Nonostante il suo volto rimanga oscurato, il video è molto significativo per comprendere la mente dietro uno dei misteri più fitti dell’arte contemporanea: «C’è quel momento stupendo in cui torni a casa dopo aver finito di dipingere, in cui sei riuscito a fotterli di nuovo…sei riuscito a fare quello che volevi. È una sensazione fantastica, penso sia la ragione per cui faccio tutto questo».

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