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Qualcuno ha rubato il water d’oro di Cattelan. Noi speriamo sia stato lui

Non sarebbe la prima volta che il più noto artista vivente italiano si butta sul furto come forma d’espressione. E poi, privare il mondo di quell’opera sarebbe un peccato, e per Cattelan sarebbe un ritorno favoloso

‘America’ di Maurizio Cattelan. Foto via Guggenheim.com

Hanno rubato il water d’oro di Cattelan e, vi prego, diteci che è stato lui. È successo venerdì notte e sappiamo che alcuni ladri si sono introdotti nel museo di Blenheim Palace a Oxford, luogo di nascita di Churcill poi divenuto spazio espositivo. Quest’opera di chiama America ed è l’ultima concepita da Maurizio Cattelan nella sua carriera: un cesso d’oro a 18 carati pensato per essere installato nei bagni del Guggenheim Museum di New York, dove i visitatori potevano usarlo davvero. Salì alla ribalta delle cronache quando Trump entrò alla Casa Bianca, infatti è tipico che i presidenti chiedano in prestito opere d’arte per arredare il proprio appartamento: il tycoon chiese al Guggenheim un Van Gogh, ma si sentì rispondere che il museo era disponibile a prestargli invece quel water d’oro che un po’ sfotteva gli Stati Uniti (naturalmente Trump, non certo famoso per il senso dell’ironia, rifiutò legandosela al dito).
Noi speriamo che sia stato lui non solo perché sarebbe un peccato privare il mondo di quell’opera, ma anche perché Cattelan è andato in pensione e sarebbe favoloso che questa azione segnasse il suo ritorno. Non sarebbe la prima volta che il più noto artista vivente italiano nel mondo si butta sul furto come forma d’espressione. Ad esempio nel 1990 una galleria di Milano gli commissionò un’opera e lui fece pervenire al direttore una denuncia depositata dai carabinieri, che diceva che questa (ovviamente mai esistita) era stata rubata; oppure nel 1996 venne invitato a esporre al De Appel Center di Amsterdam e in quell’occasione fece irruzione in una galleria locale e rubò le opere dell’artista Paul de Reus, che lo denunciò (rischiò seriamente l’arresto, ma la passò liscia per un pelo). Meno permaloso invece sembrò essere Carsten Höller, che aiutò addirittura Cattelan nel suo intento di copiare pari pari una sua mostra a Parigi per proporre le opere come sue.
Insomma a Blenheim Palace è successo un bel casino e sicuramente rotoleranno delle teste, anche perché oltre alla sparizione dell’opera devono fare i conti anche con l’allagamento delle sale, dato che il water era davvero installato e il furto ha fatto esplodere le tubature. Però per fare un lavoro del genere serve qualcuno che il Museo lo conosce bene e noi speriamo che quel qualcuno sia proprio Maurizio Cattelan, perché la sua arte sorprendente ci manca molto.

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