"Ossessioni, amori e arte": la storia incredibile di Yayoi Kusama diventa una graphic novel | Rolling Stone Italia
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“Ossessioni, amori e arte”: la storia incredibile di Yayoi Kusama diventa una graphic novel

L’illustratrice Elisa Macellari racconta la storia di una delle più importanti artiste giapponesi, una donna capace di trasformare paranoie, allucinazioni e traumi in opere fiabesche

“Ossessioni, amori e arte”: la storia incredibile di Yayoi Kusama diventa una graphic novel

Una famiglia opprimente, la fuga, la solitudine, l’arte e il talento, tentati suicidi, sesso e sessismo, razzismo, problemi psichiatrici e un riconoscimento che arriverà tardissimo: ci sono tutti gli elementi per un grande romanzo nella vita di Yayoi Kusama. Elisa Macellari (illustratrice che ha lavorato per il New York Times, Linus e molto altro) e la casa editrice Centauria (che sta creando una serie sui grandi artisti) lo hanno capito e hanno deciso di dare vita a una graphic novel che ha gli ingredienti giusti per diventare un grande libro.

Yayoi Kusama è al contempo la più asociale artista vivente e la più condivisa sui social, perché è impossibile resistere a farsi un selfie nelle infinity room quando si ha la fortuna di arrivarci dopo code di ore, quelle stanze che sono un gioco di specchi che moltiplicano all’infinito le sue luci, le reti, i colori e le forme. Elisa Macellari ha avuto l’intelligenza di non cadere nel tranello dell’ambiente psichedelico che forse suggerisce il lavoro di Yayoi Kusama ed è invece riuscita a creare una storia illustrata dolce e morbida, che non tenta di emulare il lessico dell’artista, ma riesce a raccontarlo con uno stile che ha dignità individuale e fluidità narrativa.

Non era semplice, perché quando ci si confronta con una storia incredibile si fa presto a sbagliare: Yayoi Kusama è nata in un piccolo paese del Giappone da una famiglia dell’alta borghesia. Sono una famiglia all’apparenza molto tradizionalista, ma la realtà è che il padre non perde occasione di tradire la madre. Questa, una donna violenta, ossessiva e autoritaria, costringe la figlia a seguire il padre, a spiarlo durante i suoi tradimenti e questo turba profondamente Yayoi Kusama, che è solo una bambina e che crescerà, a causa di quelle esperienze, con una fobia fortissima del sesso. In questo volume, che si chiama infatti Kusama – di ossessioni, amori e arte, in poche immagini è raccolta una capacità evocativa di questi passaggi chiave, come l’inizio delle allucinazioni che avrebbero accompagnato Yayoi Kusama per tutta la sua esistenza, avvenuto in una campo di fiori che prendono vita e la minacciano.

La copertina di “Kusama. Ossessioni, passioni, arte”, ed. Centauria

Dopo un’adolescenza passata a vedersi distruggere i disegni dalla madre, riesce finalmente a scappare (incoraggiata da uno scambio di lettere con Georgia O’Keefe, pioniera del modernismo americano) e a trasferirsi a New York, dove frequenta l’ambiente artistico in voga negli anni ’60. New York però non è come la immaginava e le sue allucinazioni, unite agli istinti suicidi, aumentano. E siccome la sua arte proviene da allucinazioni che solo lei può vedere, traduce ciò che la affligge in sculture e dipinti. Tutte le sue opere sono il prodotto della nevrosi ossessiva e sono quindi indissolubilmente legate alla sua malattia. Crea gli Infinity Nets, tele nere enormi cosparse di una rete bianca di particelle impercettibili. Dice di aspirare all’infinità dello spazio, a misurarla dal punto di vista in cui si trova.

Negli anni ’70 si avvicina alla cultura hippie e combatte la sua fobia del sesso con i sex happening: ricopre di pois decine di persone nude e le espone nei luoghi iconici della cultura americana, come il Central Park, la Statua della Libertà, Il MOMA. Crea installazioni di falli imbottiti per esorcizzare la sua più grande paura e arriverà addirittura a celebrare il primo matrimonio omossessuale della storia, con un grande rito collettivo di cui era officiante. Diventa l’artista dello scandalo, nonché la portatrice del più acuto intuito artistico, ma una donna giapponese, che non vuole avere rapporti con uomini oltretutto, è l’oggetto perfetto di discriminazione, persino in un ambiente avanzato come quello artistico. I suoi demoni, quelli della malattia mentale, la costringono a rientrare in Giappone, dove si ricovera al Seiwa Mental Hospital. Da quell’ospedale, per sua stessa volontà, non uscirà mai più, se non per brevissimi periodi. Forse viene un po’ dimenticata, almeno fino al 1993, quando il Giappone la sceglie per rappresentare il Paese alla Biennale di Venezia. Dal Moma al Pompidou, dal Reina Sofia alla Tate, dal Whitney a ogni singolo spazio espositivo di prestigio, i musei del mondo la espongo e la celebrano. Le sue stanze, le zucche a pois, i palloni volanti, gli uomini e le donne dipinte, le luci, gli specchi, i giochi d’infinito, catturano il pubblico e ogni volta ore e ore di coda sono obbligatori per chiunque voglia entrare nelle sue opere.

Lei stessa definisce la sua vita un punto, uno dei tanti milioni di particelle. Nonostante sia l’artista dei record, per lei la vita è una rete bianca composta di nulla, è un insieme di punti collegati tra loro che cancellerà lei, tutti noi e l’intero universo nell’infinito. In questi giorni su SkyArteHD sta passando Kusama – Infinity, un documentario commovente sulla sua vita, dove fa spesso capolino lei stessa, con quei vestiti a pois e la parrucca rosso fuoco.

Come era prevedibile, invece, la vita tormentata di Yayoi Kusama ha riflesso anche nelle celebrazioni del suo lavoro: il volume di Elisa Macellari (che noi abbiamo potuto avere in anteprima) sarebbe dovuto uscire esattamente quando le librerie sono state chiuse e sappiamo che in questi giorni è difficile persino ordinare online. Non importa, aspettate che tutto questo finisca e mettetelo in cima alla vostra lista, in attesa che le librerie riaprano e che si possa ripercorrere su carta la vita incredibile di Yayoi Kusama.