Manuale per perdersi a Murano, tra il vetro e l’acqua | Rolling Stone Italia
...in un bicchier d'acqua

Manuale per perdersi a Murano, tra il vetro e l’acqua

Dove figurano gli zampini di un grande video-artista, Fabrizio Plessi, e della bottega di vetro soffiato più antica al mondo, Barovier&Toso

Fabrizio Plessi Barovier&Toso

La galleria Barovier&Toso ARTE

Foto cortesia

La mia ultima volta a Murano risale all’edizione 2024 di Biennale Arte. Alloggiavo vicino alle Fondamenta e quindi mi decisi a prendere il vaporetto che da dietro sbuca ai Giardini. Ecco, caso unico veneziano vuole che ci sia un batello che ha lo stesso numero, sia per andare nella direzione desiderata, che per dirigersi nelle isole minori, quali appunto Murano!

La presi a ridere, tanto Venezia non perdona! I tempi son dettati dalle tue gambe, o se si va via mare, dagli orari dei vaporetti.

Quindi mi ritrovai ad avere una piccola ora da trascorrere li, nella Patria dei soffiatori di vetro. Da cosi tanto che non mi permettevo di rallentare e pensare a chi di fiato, fuoco e costanza fa una carriera. Ci son mastri vetrai che hanno iniziato da bambini e che, nell’apice della loro forza fisica, erano già considerati figure di riferimento. A oggi questa tradizione è cambiata, il lavoro minorile non è più ammesso e si diventa maestri quando il corpo è già fin troppo adulto.

Ma questo non cambia il viaggio a Murano, che questa volta, per il mio ritorno, mi ha visto approdare con la vera volontà di esserci. Invitata a scoprire una mostra davvero imponente, racchiusa quasi in un unica sala, l’aspettativa devo dire alta di rincontrare quest’isola e il suo elemento metonimico non è stata disattesa.

Perché il vetro, probabilmente come i vaporetti, non è mai fermo. Anche quando appare solido, conserva dentro di sé un’eco di movimento, una memoria liquida. È da qui che parte Perdersi in un bicchiere d’acqua, la nuova mostra che unisce due forze lontane nel tempo ma vicinissime nello spirito: Barovier&Toso, vetreria attiva dal 1295 e considerata la più antica al mondo; e Fabrizio Plessi, classe 1940, pioniere della video arte, l’uomo che ha fatto dell’acqua il suo alfabeto visivo.

Barovier&Toso, che la storia l’ha letteralmente inventata — dalla murrina quattrocentesca di Angelo Barovier fino ai lampadari, simbolo del Novecento — oggi continua a uscire dai canoni della pura manifattura per spingersi in territori nuovi. E la galleria Barovier&Toso ARTE nasce proprio per questo: dare un corpo e un luogo all’incontro tra ieri e oggi.

Fabrizio Plessi

Fabrizio Plessi. Foto cortesia

Plessi, invece, è l’artista che ha portato il movimento dentro lo schermo quando ancora lo schermo non era un mondo. Dalla metà degli anni Settanta ha trasformato l’acqua in un pensiero, un ritmo, una pulsazione elettronica. Ha esposto nei principali musei internazionali e attraversato più volte la Biennale di Venezia.

Eppure, il vetro non l’aveva mai toccato. Mai usato. Mai considerato per davvero. Forse è proprio questa la scintilla che accende la mostra: il primo incontro di Plessi con un materiale che, come l’acqua, vive di luce e metamorfosi, ma attraverso il fuoco.

Un dialogo pure fresco, per i consueti canoni di Murano. Si scopre che, a Perdersi in un bicchiere d’acqua, confrontandosi con degli archetipi di uso comune come bottiglia e bicchiere, Plessi sia riuscito a trovare il modo di renderli sculture e incastonare al loro interno un’essenza dedicata a quest’avventura. Da degli schizzi preparatori, esposti anch’essi, l’artista ha dovuto, per la prima volta, lasciar mano a chi di sapienza nel soffio ne aveva più di lui. Si è dovuto fidare dell’esecuzione altrui, messa alla prova in primis per lui. Non governare lo strumento di sperimentazione come per tutta la vita ha fatto, lasciare ad altri maestri il tocco della realizzazione. Cosi è nata parte delle opere, dove gli oggetti di uso comune raccontano altro da sé. Plessi immagina, i maestri muranesi plasmano.

Il risultato? Sculture che sembrano catturare il movimento dell’acqua nel momento esatto in cui si trasforma in materia solida.

I vetri sono pieni, non sono quello che sembrano, o meglio non hanno più la funzione per la quale sono nati. Il tema del perdersi (in un bicchiere d’acqua) è quello del confondersi. Quello che sembra non è, quello che dovrebbe essere funziona in altro modo. L’acqua non è il contenuto, ma ne diviene la forma.

Quella forma che Fabrizio Plessi ha cercato di contenere per tutta la sua lunga esperienza nella video arte. Questo fil rouge lo ritroviamo in tutta la sua essenza: la trasformazione dell’estetica tradizionale in qualcosa che sempre stupisce.

Poi si entra nella Sala dell’Acqua, e tutto cambia scala. Scintillante, fluida, infinita, archetipa. Cosi, l’acqua, la ritroviamo entrando nella Sala a lei dedicata. Incastonata in un enorme portale liquido, che si staglia davanti a noi come un vibrante stargate che attira a sé e ci incanta.

Fabrizio Plessi

Foto cortesia

A fare da custodi all’installazione, quattro lampadari dell’antica tradizione Barovier&Toso, testimoni di sette secoli di sapere che fanno da protezione all’energia che scaturisce da questa forma perfetta. Al suo interno una fluttuante luminosità, che in moto perpetuo fa circolare l’elemento acqua. La loro presenza, accanto all’installazione, è quasi rituale: il fuoco delle fornaci che incontra l’acqua elettronica di Plessi.

Un anello potente, come una fede, una promessa. Quella di rimanere fedele a se stesso in ogni circostanza. A chiudere la mostra, la bottiglia di profumo Movimenti dell’anima, che riprende le geometrie dell’anello e le turbolenze delle sculture in vetro. Non un oggetto da collezione: un distillato di tutto ciò che la collaborazione tra Plessi e Barovier&Toso ARTE rappresenta. La bellezza come trasformazione continua, un profumo che racchiude tutto.

Fabrizio Plessi Barovier&Toso

Foto cortesia

Fabrizio Plessi, che dell’arte ne ha fatto un’opera di vita, non poteva che riassumere cosi, durante la sera dell’inaugurazione, il suo pensiero: «Un piede nel futuro e uno nel passato crea instabilità, ma è quello che genera l’energia e l’attiva. Essere ancora bambino, trovare l’entusiasmo della scoperta. Bisogna sempre pensare in grande. Quando la propria testa si abitua a pensare in grande, non tornerà mai più al suo stato originale. Se ne può esser certi!».