Il racconto di Hypermaremma 2026 | Rolling Stone Italia
opere e luoghi

L’arte pubblica è una gran cosa, parola di Hypermaremma

Nella bassa Toscana, vicino a Capalbio, capita di incontrare strane presenze: sono opere cucite su misura per il paesaggio, permanenti o temporanee. E compongono il "popolo" di un museo diffuso nato come festival

hypermaremma

Azzurra Galatolo, 'Albero della Maremma'

Courtesy the artist, Hypermaremmma and Monteverro. Foto: Daniele Molajoli

Può l’arte pubblica cambiare il modo in cui percepiamo un territorio? Può un’opera diventare non soltanto un oggetto da osservare, ma un invito a entrare in relazione con un paesaggio? Sono queste le domande che emergono dopo aver peregrinato per Hypermaremma, il museo diffuso en plein air nato nella Bassa Maremma, intorno a Capalbio. «Abbiamo semplicemente portato il nostro lavoro nel luogo dove siamo sempre andati in vacanza», racconta Carlo Pratis, co-fondatore insieme a Giorgio Galotti e Matteo D’Aloia, amici di sempre, che attraverso questo progetto hanno reso omaggio a una terra vissuta fin dall’infanzia, trasformandola in una piattaforma per l’arte contemporanea.

hypermaremma

‘MAI MAI MAI’. Foto: Monkeys Video Lab

L’idea alla base di Hypermaremma è tanto semplice quanto ambiziosa, usare l’arte pubblica per cambiare lo sguardo su un territorio, offrendo nuovi motivi per scoprirlo. Lanciato nel 2019 come un festival, negli anni il progetto si è trasformato in un museo diffuso dove ogni opera è pensata per un luogo preciso e invita il viaggiatore ad andare oltre la cartolina della costa, alla scoperta di colline, vigne, oasi naturali, borghi e sentieri.

«Hypermaremma nasce come una serie di mostre, eventi e opere, aveva inizialmente una natura quasi da festival. Poi ci siamo resi conto che tutta quella fatica acquistava senso soltanto se le opere rimanevano sul territorio. Da lì è iniziato il lavoro per superare la stagionalità e costruire, anno dopo anno, un percorso permanente. È così che siamo diventati un museo a cielo aperto», racconta Pratis.

hypermaremma

Azzurra Galatolo, ‘Albero della Maremma’. Courtesy the artist, Hypermaremmma and Monteverro. Foto: Daniele Molajoli

Oggi quel percorso continua a crescere estate dopo estate, non esistono sale espositive o un itinerario obbligato, il museo coincide con il paesaggio e noi tutti siamo chiamati a scoprirlo lentamente, anche quasi in modo casuale. «Qui il territorio non fa semplicemente da sfondo alle opere, ma ne diventa parte integrante», sottolinea Pratis. In una destinazione che ha costruito la propria storia sulla lentezza e sulla capacità di rimanere fedele a sé stessa, Hypermaremma non rivoluziona la sua essenza più intima, ma la valorizza e la amplifica. Il mare, le spiagge, infatti, diventano il punto di partenza per un viaggio più ampio dentro il paesaggio. «Per un territorio come questo, che ha sempre avuto un’identità legata a tempi molto dilatati, un progetto come Hypermaremma porta una nuova energia. Crea eventi, opere e offre un motivo in più per scoprire l’interno, non soltanto le spiagge o le escursioni in mare».

hypermaremma

Luca Bertolo, ‘Osservatorio M1’. Courtesy l’artista e Hypermaremma. Foto: Daniele Molajoli

I vari lavori, infatti, sono dislocati ma mai isolati, e diventano tappe di un percorso che attraversa luoghi spesso già suggestivi prima ancora dell’intervento artistico. Ci sono le distese di campi di Terre di Sacra, dove è installata in modo permanente Fontanile di Giuseppe Ducrot, ci sono le colline dell’entroterra che conducono alla Località Giardino e portano verso il mare, dove si incontra Senza titolo-Prospettiva Cielo di Mauro Staccioli; e ci sono luoghi più nascosti dai circuiti turistici tradizionali, come la Fattoria Stendardi a Pescia Fiorentina, dove Left & Right di Claire Fontaine illumina il paesaggio con l’immagine delle mani aperte in segno di benedizione (quelle del famoso emoji che abbiamo tutti sul telefono e che probabilmente usiamo spesso).

hypermaremma

Claire Fontaine, ‘Left & Right’, Pescia Fiorentina. Courtesy the artist and Hypermaremma. Foto: Daniele Molajoli

«Prima ancora delle opere scegliamo i luoghi, ogni progetto nasce dall’eccezionalità del posto. Vogliamo raccontare quel luogo e allora ci chiediamo quale artista possa immaginarlo meglio, possa trasfigurarlo con il proprio linguaggio». Emblema di questo processo di costruzione e di riflessione è Albero della Maremma, la nuova opera permanente site-specific di Azzurra Galatolo realizzata per la Cantina Monteverro, sulle colline di Capalbio. Che racchiude, quasi simbolicamente, la complessità della Maremma: la terra e il cielo, la durezza e la fertilità, la memoria personale e quella collettiva. L’opera sembra emergere direttamente dal terreno e i suoi rami raccolgono forme appartenenti all’immaginario dell’artista, fra cui fiori, frutti, piccoli animali, vegetazioni spontanee. Al centro il sole diventa un elemento generativo, una fonte di energia attorno alla quale si sviluppa tutta la composizione. «È nato da un dialogo con Julia Weber (co-proprietaria della cantina insieme al marito Georg Weber, nda). Mi raccontava il suo rapporto con questa terra e mi piaceva l’idea di creare un simbolo, quasi un totem, che racchiudesse tutti questi legami. È un’opera pensata per stare qui, cambia continuamente con la luce, con il vento, con il paesaggio».

hypermaremma

Giuseppe Gallo, ‘I giocolieri dell’armonia’. Courtesy l’artista e Hypermaremma. Foto: Daniele Molajoli

Nata e cresciuta in Maremma, Galatolo ha scelto di raccontare il territorio attraverso una memoria intima. «Per me la Maremma è prima di tutto la mia infanzia. Sono cresciuta negli orti, non nei musei. Mi piaceva creare qualcosa di semplice, accogliente, quasi raccontato con gli occhi di una bambina. Avevo il timore di fare qualcosa che rovinasse questo paesaggio, doveva sembrare un fiore nato da questa terra». Un lavoro artistico che non cerca di imporsi sullo scenario, ma di crescere insieme a lui.

hypermaremma

Diego Perrone, ‘Color Blu Strailione’. Courtesy l’artista e Hypermaremma. Foto: Daniele Molajoli

Lo stesso principio emerge con una delle recenti installazioni temporanee più difficili ma forse più interessanti da scoprire, Color Blu Stramilione, la scultura in vetro di Diego Perrone, inaugurata alla fine di giugno, collocata sul fondale della Grotta della Tagliata, nascosta tra le scogliere di Ansedonia. Un’opera che non si limita a stare in un luogo, ma che modifica il modo stesso in cui lo si incontra. «Per trasportarla abbiamo dovuto inventare un sistema che permettesse a questa enorme scultura di circa 120 chili di galleggiare fino alla grotta e poi di adagiarsi lentamente sul fondo sabbioso. È stata un’avventura incredibile, piena di problemi inaspettati e di soluzioni da trovare», dice Patris. Entrare nella grotta significa cambiare completamente registro, si passa dalla terra al mare, dal paesaggio aperto a uno spazio quasi primordiale, dove il confine tra natura e intervento umano diventa sottilissimo. Prima ancora di vedere la scultura bisogna accettare il percorso, lasciarsi guidare dal paesaggio e trasformare la visita in un’esperienza fisica. L’opera vive in un rapporto completamente nuovo con lo spazio che la accoglie, diventando una presenza da cercare: ci si immerge, si esplora il paesaggio marino e sul fondale si incontra questa forma trasparente che sembra appartenere contemporaneamente alla natura e a un mondo immaginario.

hypermaremma

Diego Perrone, ‘Color Blu Strailione’. Courtesy l’artista e Hypermaremma. Foto: Daniele Molajoli

«Anche andarla a vedere è un’esperienza incredibile. Sono pochi minuti a nuoto, ma quando arrivi dentro la grotta e trovi questa scultura di vetro che giace sul fondo sabbioso cambia completamente il modo in cui percepisci l’opera». Qui l’arte non viene semplicemente collocata in un luogo suggestivo per valorizzarla, è il luogo stesso a determinare la forma dell’opera e il modo in cui la si può esperire. «Le nostre installazioni non sono mai completamente a portata di mano. Il percorso per raggiungerle e il luogo che le ospita sono una parte integrante del progetto. Scoprire l’opera significa scoprire o riscoprire anche quel territorio».

hypermaremma

Giuseppe Ducrot, ‘Fontanile’, 2023. Foto: Daniele Molajoli, courtesy l’artista e Hypermaremma

E forse è proprio questa una delle funzioni più profonde dell’arte pubblica, diventare un attrattore per una destinazione, sia essa un paesaggio, un territorio o semplicemente uno spazio urbano. L’opera diventa un veicolo di conoscenza, un punto di partenza per costruire un nuovo dialogo con i luoghi. Non si tratta soltanto di aggiungere qualcosa al paesaggio, ma di modificare il modo in cui lo guardiamo. Ogni intervento pubblico entra nella vita quotidiana delle persone e deve necessariamente confrontarsi con il contesto che lo accoglie. «Il nostro è un progetto di arte pubblica, ma va anche un po’ oltre. L’opera diventa soltanto metà del campo visivo, l’altra metà è il paesaggio che la accoglie. Non sono giganteschi nani da giardino che possono essere spostati da un posto all’altro. Ogni opera ha un legame intrinseco con il luogo per il quale è stata concepita, racconta quel territorio, lo trasfigura e si fa forza di quel paesaggio. L’opera vince quando vince anche il luogo che la accoglie».

La dimensione pubblica del progetto porta con sé anche una forma di responsabilità nei confronti dello spettatore. Chi entra in un museo sceglie consapevolmente di confrontarsi con un linguaggio artistico, chi incontra un’opera nello spazio aperto può invece trovarla davanti a sé senza averla cercata. «È incredibilmente alto il numero di persone che girando per la Bassa Maremma si imbattono nelle nostre opere senza volerlo, magari trovano un QR code, scoprono il progetto, le altre installazioni e iniziano a costruire il proprio percorso».

hypermaremma

Massimo Uberti, ‘Spazio Amato’. Courtesy l’Archivio e Hypermaremma. Foto: Daniele Molajoli

hypermaremma

Massimo Uberti, ‘Spazio Amato’, 2020. Courtesy l’artista e Hypermaremma. Foto: Giorgio Benni

Succede, per esempio, con il neon di Spazio Amato di Massimo Uberti, immerso nell’Oasi WWF del Lago di Burano, che al tramonto appare dal finestrino dei treni che attraversano Capalbio con il lago sullo sfondo. «Siamo sempre molto colpiti da chi scopre un’opera per errore, perché è anche il senso dell’arte pubblica, entra nel tuo campo visivo senza una volontà pregressa. Diventa quasi una forma di arte democratica perché all’interno di un museo o di una galleria il pubblico è già predisposto. L’arte pubblica, invece, ha a che fare con un pubblico molto più ampio, deve essere, quindi, più immediata, più aperta, perché chi la incontra magari non aveva scelto di farlo. Per questo motivo la definisco democratica, in quanto costruisce un rapporto diretto con persone diverse, anche con chi normalmente non frequenta musei e gallerie».

hypermaremma

Giuseppe Gallo, ‘I giocolieri dell’armonia’, Courtesy l’artista e Hypermaremma. Foto: Alessandro Monni

Oggi Hypermaremma conta nove opere permanenti, alle quali ogni stagione si aggiungono nuovi interventi temporanei. Ma il futuro del progetto guarda sempre più verso l’idea di un museo vivo, capace non soltanto di conservare opere ma di farle abitare. «Crescendo la nostra intenzione è quella di creare più attività con il territorio, come workshop, momenti dedicati alla didattica, collaborazioni con altre realtà culturali». Le opere diventano così anche luoghi di incontro. Prospettiva Cielo di Mauro Staccioli, per esempio, ha ospitato spettacoli teatrali e musicali, fra cui il concerto Melodie per tre punti cardinali in collaborazione con Baccano, l’etichetta musicale di LUISS University Press; l’opera di Claire Fontaine è diventata un cinema all’aperto durante il festival TerraAmara, l’intervento di Giuseppe Gallo ha fatto da scenografia a un torneo di giovani scacchisti davanti al mare. «La nostra fortuna è che le opere sono anche dei luoghi. L’idea è farle vivere, non lasciarle come monumenti sterili, devono essere spazi dove possono accadere cose». L’arte, quindi, diventa una porta d’accesso a luoghi che forse erano già lì, ma che aspettavano soltanto uno sguardo diverso per rivelarsi.