La necessità di una mostra “black” nel centro di Milano

Inaugura oggi 20 settembre alla Fondazione Prada Osservatorio "The Black Image Corporation", un progetto fotografico concepito da Theaster Gates

“Se si dovesse rintracciare un ethos specifico che caratterizza il lavoro di Theaster Gates negli ultimi anni, si dovrebbe parlare di una formulazione dell’inimmaginabile come causa comune. Sarebbe un errore credere che la sua attenzione verso la riqualificazione urbana, il sociale e la blackness si limiti unicamente alle comunità nelle quali i progetti sono realizzati”. Queste parole, firmate Elvira Dyangani Ose e scritte per la precedente mostra di Theaster Gates a Milano (Fondazione Prada, 2016), sono il motivo per cui Gates sarebbe da abbracciare e valorizzare ogni secondo, in questi tempi tribolati. E il fatto che un suo progetto torni in mostra a Milano può fare soltanto bene. Se poi passa di qui anche Spike Lee per ricordarci cosa vuol dire essere neri nell’America di oggi, diciamo che il cerchio si chiude.

Inaugura oggi, 20 settembre, The Black Image Corporation, un lavoro di ricerca infinito, realizzato da Gates per gli spazio di Fondazione Prada Osservatorio, in Galleria Vittorio Emanuele II. Gates è andato a scavare negli archivi della Johnson Publishing Company, casa editrice fondata nel 1942 e ben presto diventata la più grande della comunità nera statunitense (con riviste storiche come Ebony e Jet, punti di riferimento culturali), per costruire uno spaccato ben presente nella storia dell’identità femminile del dopo guerra. Come capire dove siamo arrivati se non sappiamo da dove siamo partiti?

La ricchezza culturale, politica e sociale della donna afroamericana di quegli anni è argomento delicato e potente allo stesso tempo, che, però gode di scarsa visibilità. “Questi archivi indagano i temi della bellezza e del potere femminile nero, e credo che oggi sia il momento giusto per scavare nel lessico visivo della storia americana”, conferma Gates. Il suo lavoro si concentra sull’attività di due fotografi, Moneta Sleet Jr. (primo Pulitzer di colore della storia, vicino alla vedova King) e Isaac Sutton. “Ci sono fatti successi nell’America nera che hanno trovato terreno fertile nella convesazione quotidiana italiana in un modo che la gente non si sarebbe mai aspettata”, ha detto Gates.

E uno che conosce bene i fatti italiani, oltre che, ovviamente, quelli americani è Spike Lee («Conosco quelli come Salvini, sono tutti uguali», ci aveva detto a Venezia). Sarà il regista a intervenire in una conversazione con Gates e la regista Dee Rees, moderata dal critico e curatore Okwui Enwezor, il 21 settembre alle 18, al Deposito della Fondazione Prada, per commentare la maratona di film scelti da Gates – nove, da Body and Soul del 1925, fino a Moonlight – per raccontare l’evoluzione (cinematografica e non) della comunità nera americana, che verrà proiettata tra le 10 di mattina di venerdì e le 7 di sabato.