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Jim Dine, arriva a Roma il genio costretto nella pop art

Fino al 2 giugno il Palexpo ospiterà la mostra di uno dei più grandi artisti contemporanei, tra dipinti, sculture e opere ispirate a Pinocchio

Foto stampa

La mostra di Jim Dine a Palaexpo a Roma è una bomba. Ottanta opere che riassumoNO più di 60 anni di lavoro di un genio che, troppo spesso, costringiamo nel recinto della Pop Art. Jim Dine è nato nel 1935 a Cincinnati e il fatto di essere figlio di una coppia di titolari di un negozio di ferramenta ha influito non poco, infatti è lì che ha imparato a usare gli strumenti del mestiere.

Poi arrivano le scuole serali, all’Accademia d’Arte, e il trasferimento a New York. In quel periodo era l’espressionismo astratto a farla da padrone: Life parlava di Jackson Pollock come del più grande artista vivente e Dine, insieme a una manciata di altri personaggi che si sarebbero rivelati come i più grandi artisti degli ultimi decenni, rifiutava quel lessico. È da lì che parte la sua carriera ed è da lì che parte la mostra di Palaexpo, con gli acquarelli in cui si vede una testa staccata dal corpo e poi con una documentazione video e fotografica dei suoi happening, spettacoli dove la regola era il caos e che avevano come obiettivo proprio la presa di distanza dall’espressionismo astratto. E poi ancora i dipinti dove a diventare protagonista è la narrazione del lavoro dell’artista, con gli strumenti di lavoro, oppure le sculture in alluminio.

Impossibile raccontare in modo esaustivo la mostra, dove campeggia anche una creazione site specific di un murales alto vari metri, ma possiamo dire che le parti più scenografiche sono quella sui cuori e la sala dei burattini di Collodi. La prima è il tema dei temi di Dine, il simbolo che è anche la sua base per la sperimentazione dei materiali più vari e diversi. Il cuore è l’origine di tutto e ognuno di noi può leggerlo sul piano intimo e personale, oppure su quello generale di un segno tra i più riconoscibili. Ce ne sono davvero tanti di cuori a Palaexpo, tra cui anche quello di paglia realizzato alla fine degli anni ’60.

E su Pinocchio, invece, c’è da sbizzarrirsi: Dine ha sempre avuto una ossessione per il burattino. È il libro più venduto al mondo, il personaggio più famoso, un bugiardo che in quanto tale rappresenta l’essere umano più di qualunque simbolo: «Da sempre mi identifico con Pinocchio – ha detto Dine – perché è la metafora più forte». Come dargli torto: d’altronde è un pezzo di legno che attraverso la mano dell’uomo prende vita e concepisce una storia, cosa che possiamo leggere come sintesi dell’arte.

La mostra, curata da Daniela Lancioni, sarà visitabile fino al 2 giugno e sarà accompagnata da una serie di eventi collaterali che coinvolgeranno lo stesso artista e altre figure della cultura internazionale. Il 18 marzo toccherà a House of Words, un reading che terrà lo stesso Dine, accompagnato da Fabrizio Ottaviucci al pianoforte e Daniele Roccato al contrabbasso.

Jim Dine ha avuto un’influenza incredibile sulle future generazioni di artisti e ha segnato alcuni record da capogiro nei mercati dell’arte. Nel 2017 ha donato molte opere al Centre Pompidou e una buona parte di quelle esposte a Palaexpo vengono proprio da lì.

 

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