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I quaderni illustrati di Giancarlo De Carlo e altre mostre da non perdere

Dai racconti dell'architetto e urbanista genovese fino all'esposizione "atemporale" della galleria Lorenzo Vatalaro, il meglio delle mostre della settimana secondo Rolling Stone

"Testa di leone", marmo, Toscana, XVI sec

I quaderni di Giancarlo De Carlo

Una bella sorpresa la mostra curata da Gatto Tonin Architetti in Triennale che ci mostra in maniera inedita 16 quaderni di Giancarlo de Carlo. Anche per chi non è del settore potrà essere un bellissimo viaggio nel mondo di questo illuminato architetto. Riflessioni personali, resoconti di viaggio, appunti progettuali e rapporti con amici e colleghi che scorrono con un tratto omogeneo sulle pagine di quaderni e fogli raccolti nei più disparati luoghi del mondo raccontando esperienze di vita ben analizzate di processi allora tutti nuovi. Attraversando continenti e parole decisamente vivaci, come quelle sulle rivoluzioni sociali del ‘68, o durante i viaggi in Giappone o America, scopriamo una mente analitica e profonda, che ci trasporta con sé nelle sue analisi appassionate e complete. I quaderni sono un insieme perfetto di parole e disegni, appunti e schizzi, pagine riempite di pensieri che avvolgono il tutto, sia il vissuto lavorativo che quello più intimo. In concomitanza con la giornata di apertura della mostra “I quaderni di Giancarlo De Carlo 1966 – 2005”, il Comune di Milano e Triennale Milano hanno omaggiato uno dei più straordinari esponenti italiani della cultura internazionale del progetto intitolandogli il Giardino di Triennale.

Per correlare la visita in Triennale si potranno vedere anche altre due nuove mostre: “Corrado Levi, Tra gli spazi”, a cura di Joseph Grima e Damiano Gullì, che in maniera elegante e inedita ha allestito e installato ventidue suoi pezzi provocatori e poetici in inusuali siti della Triennale; e “Francesca Torzo, Chaosmos”, a cura di Joseph Grima che propone studi, progetti e modelli del suo lavoro, con un delicato e poetico allestimento.

Dove: Triennale, Viale Alemagna 6, Milano
Quando: Dal 24 gennaio al 29 marzo 2020

Timeless

Lavinia Fontana, “Ritratto di donna gravida”, 1590ca, Olio su tela

La galleria di Lorenzo Vatalaro presenta questa potente mostra dedicata alle assonanze formali e ad un fil rouge che, attraverso il tempo e le epoche, non si interrompe mai. Ogni volta che si varca la soglia di questa piccola galleria si ha la netta percezione di essere arrivati in una stanza delle meraviglie. Il gallerista è un esperto dell’antico, ma da qualche anno trova nel contemporaneo un gusto di scoperta e ricerca che riesce ad associare benissimo alla sua attività principale.

“Timeless”, la mostra allestita fino al 22 febbraio, riesce a far dialogare, in un asse atemporale, antico e moderno, storia e contemporaneità, e le assonanze si inseguono di opera in opera. Con lui, disponibile con chiunque voglia interfacciarsi al suo mondo, si è giocato ad inseguire questo filo che unisce, in una danza senza fine, le opere esposte. Cosi ci ritroviamo davanti a due fregi, il primo di Enzo Basello, Territorio della memoria, e il secondo rinascimentale di foglie d’acanto, dove uno richiama l’altro per similitudine cromatica e formale. Passando all’asse temporale ci troviamo dinanzi ad una testa di leone del ‘500, dove la criniera folta e riccioluta ci fa saltare all’occhio la veste in oro di una piccola statuetta raffigurante un sultano turco. Il riccio inciso riparla della foglia di acanto, simbolo che, dall’India a Shiva, dai greci al Rinascimento, fu allegoria di fertilità. Il gioco non si ferma, e dal viso della piccola figura del sultano (Italia metà ‘500), passiamo ad un pastello raffigurante una testa molto semplificata, assomigliante ad un’icona russa (E. Basello 1992). La donna di Lavinia Fontana, che incinta ci raffigura il senso massimo di infinito e di eterno, con i suoi merletti e passamaneria riconducono ad un senso senza fine come quello del DNA. Lo stesso senso d’infinito e di femminilità che ritroviamo concettualmente nell’altra figura in bacheca affiancata alla scultura di Mattia Bosco, entrambe in terracotta bianca. Colore, forma, struttura e materiale le assonanze visive. Franco Baccan, con la sua opera di puro colore, richiama ad un senso di trascendenza e senso di sacro, che si fondono con la madonna del ‘300 messa al suo fianco, cercando di dare un corpo all’inafferrabile. E cosi a seguire per tutte le altre opere presenti. Sono sicura che di assonanze se ne possano trovare ancora molte altre in un continuum di infinito senza tempo.

Dove: Galleria Lorenzo Vatalaro, Piazza San Simpliciano
Quando: Dal 20 dicembre 2019 al 22 febbraio 2020