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Gli anni ’70 rivivono a Milano in due mostre

‘Il soggetto imprevisto’ e ‘Milano Pop’ raccontano le battaglie del movimento femminista e l’impatto della Pop Art su un’Italia inquieta, sospesa tra boom economico e anni di piombo

Roma, 1976. Manifestazione femminista alla Magliana, 1976. Stampa alla gelatina d’argento 50 x 60 cm.

© Paola Agosti

È curioso come, a distanza di molti anni, la diatriba tra mondo femminile e quello maschile, sfociato in manifestazioni, lotte e conquiste, si rimaterializzi a Milano.

Due mostre celebrano gli anni ’70. E in due maniere differenti ci raccontano quell’epoca. Mentre una è incentrata sulle conseguenze che la Biennale del ‘64 portò in Italia, e cioè la Pop Art, l’altra celebra tutta la forza che le donne dovettero mettere per essere prese in considerazione in quel mondo dell’arte così maschile. Nella prima si approfondiscono le similitudini e i contrasti di quella che era la corrente artistica “più ufficiale”, e infatti i protagonisti sono tutti uomini, tranne Giosetta Fioroni. Nella seconda si espongono tutti i simboli di volontà di rottura del sistema, e le protagoniste sono tutte donne.

L’avvento della Pop Art americana trasformò l’espressione di molti artisti, senza però mai raggiungere quegli aspetti cosi commerciali e di celebrazione del consumismo come avveniva oltre oceano. A tale proposito Dino Buzzati recensiva nel ’66 “Sembra Pop Art, invece non lo è”, proprio perché gli artisti stessi si dissociarono da questo confronto, «Io non pensavo di fare Pop Art, ma qualcosa contro», ricorda De Filippi.
E da qui il titolo Milano Pop. Pop art e dintorni nella Milano degli anni ‘60 e ’70, proprio per circoscrivere l’indagine sul territorio che in quegli anni inquieti conosceva il boom economico da una parte, e dall’altra l’avvicinamento dei tempi bui degli “anni di piombo”. La mostra, ospitata nello Spazio Espositivo di Palazzo Lombardia fino al 29 maggio e curata da Elena Pontiggia, accoglie sedici artisti che hanno cercato di affermare le loro ragioni sociali e politiche di quegli anni con tante opere inedite.

Ketty La Rocca, La missione sociale della credenza, 1964 -Collage su carta. Private Collection. Courtesy The Ketty La Rocca Estate and Frittelli Arte Contemporanea, Firenze.

La seconda mostra, ospitata da FM Centro per l’Arte Contemporanea, Il soggetto imprevisto. 1978 Arte e Femminismo in Italia, curata da Marco Scotini e Raffaella Perna, indaga invece i sistemi sociali di quel periodo storico cosi convulso e ricco di cambiamenti e trasformazioni. Racconta di un’arte “contro”, quella di chi per troppo tempo non aveva avuto voce nella scena artistica di quell’epoca. Il 1978 è stato scelto come anno di riferimento anche per l’ingresso massiccio delle donne alla Biennale di Venezia che permise finalmente di mettere in luce il loro lavoro espressivo. Molte le opere, una raccolta davvero unica. Alcuni tra i lavori presenti sono ancora molto forti e attuali. Una cosa mi ha colpito più di altre, un piccolo corridoio che collega due parti di mostra nel quale si trova una linea temporale di quello che in pochi anni è stato conquistato, dopo troppi anni di attesa.

Per noi, che di quegli anni abbiamo solo l’eco delle testimonianze di chi li ha veramente vissuti, le conquiste di quei tempi ormai ci appaiono scontate, ma nulla è esente dal cambiamento, quindi oggi più che mai alcuni valori vanno fortemente riaffermati!

Questa sera, mercoledì 15 maggio, FM Centro per l’Arte Contemporanea ospiterà un talk, moderato da Viola Afrifa e Sebastiano Leddi, dedicato ai movimenti femministi di Milano degli anni ‘70. Durante l’evento sarà possibile visitare liberamente la mostra ‘Il Soggetto Imprevisto’.

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