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Pronti con il vostro margarita, il Messico di Frida Kahlo sbarca a Bologna

Dal 19 novembre a Palazzo Albergati arriva un’esposizione che oltre ai pezzi da 90 (Frida Kahlo e Diego Rivera) vede alcuni dei più importanti esponenti dell’arte messicana del secolo scorso e artisti che l’hanno scelta come musa

La pittrice messicana Frida Kahlo, all'anagrafe Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón

La pittrice messicana Frida Kahlo, all'anagrafe Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón

2 dosi di Tequila, 1 di triple sec e 1 di lime. State pronti con il vostro margarita, perché il Messico sbarca a Bologna. E lo fa con una mostra che forse non sarebbe male vedere un po’ brilli, per smorzare il carico di disagio che le opere di Frida Kahlo trasmettono. Scherzi a parte, dal 19 novembre a Palazzo Albergati arriva un’esposizione tutta frutto di una collezione privata, che oltre ai pezzi da 90 (Frida Kahlo e il suo compagno di sempre Diego Rivera) vede alcuni dei più importanti esponenti dell’arte messicana del secolo scorso: Rufino Tamayo, Marìa Izquierdo, David Alfaro Siqueiros, Àngel Zàrraga.
A primeggiare ovviamente è Frida, e infatti tra le oltre 100 opere si contano anche creazioni di stilisti come Ferré, Marras o Valentino, che spesso si sono ispirati a lei per abiti o gioielli.
Nelle molte sezioni di mostra si possono leggere i vari momenti della vita di Frida Kahlo: i suoi amori, la politica, la passione civile, l’arte. Lei che si sentiva così tanto figlia della rivoluzione da arrivare addirittura a falsificare i documenti, scrivendo di essere nata non nel 1907, ma nel 1910, anno appunto dell’inizio della rivoluzione messicana.

Incontra Diego Rivera per la prima volta nel 1922: lui è già una star, è amico di Picasso e di Modigliani. Viene subito folgorata da lui, ma non lo vede per qualche anno e si concentra sugli studi di medicina. L’evento che maggiormente segna il percorso della sua vita e della sua arte arriva il 17 settembre 1925, quando un violento fulmine si abbatte nel cielo tumultuoso, ma felice di Frida: proprio mentre sta andando all’Università, l’autobus su cui viaggia ha un violentissimo incidente. Muoiono diverse persone nell’impatto, mentre Frida viene travolta nella schiena dal corrimano, che le attraversa il corpo come una spada che trafigge un guerriero per abbatterlo. Si salva per miracolo, ma il suo corpo è devastato. Frida non sarà mai più la stessa e la lunghissima convalescenza è l’inizio di un calvario che terminerà solo con la sua morte. Questa sofferenza si vede benissimo nelle sue opere, cariche di dolore, malinconia e di un rapporto tormentato con il proprio corpo, a partire dai tanti aborti avuti proprio a causa della sua condizione fisica: sono struggenti infatti Frida e l’Aborto e L’aborto, entrambe opere presenti in mostra e dipinte nel 1932, a seguito si una di una lunga serie di gravidanze interrotte. Nell’esposizione bolognese però non è solo questo aspetto ad emergere: protagonista è anche l’attaccamento alla sua terra, negli autoritratti con gli abiti della tradizione messicana; i tormenti amorosi, che passano anche attraverso l’opera di Diego Rivera Ritratto di Cristina Kahlo, realizzato in un momento in cui il pittore intrecciò una relazione con la sorella di Frida, che poi scoprì tutto e lo lascio per l’ennesima volta, nello sconforto e nella depressione. E poi c’è la sessualità. Bisessuale da sempre (si diceva avesse una relazione con la grande Tina Modotti), nella sua carriera ha realizzato molti autoritratti insieme a scimmie, animale simbolo del peccato. E ancora la Frida politica, i cui idoli erano Lenin, Stalin, Mao Tse Tung, Marx. Incredibilmente, uno dei momenti in cui il suo dolore fisico passa in secondo piano per lasciare spazio a quello dei sentimenti, è quando il 4 marzo del 1953 muore Joseph Stalin. Nello stesso anno, nella sua città Coyoacán, viene organizzata una grande mostra in onore di Frida, per celebrare la più grande pittrice che il Messico abbia mai avuto. A pochi giorni dall’inaugurazione però ha una ricaduta, e il medico le impone di non alzarsi dal letto per alcun motivo. È qui che il genio e il carisma della Kahlo danno vita a uno dei momenti più commoventi della storia dell’arte: Frida indossa un costume tipico messicano e si fa trasportare con tanto di letto all’inaugurazione della mostra. Non lascia il letto (non si può dire che non abbia dato retta al dottore!), ma per nessun motivo avrebbe rinunciato alla sua mostra.

Ecco chi è Frida Kahlo, una donna potente e geniale, che allo stesso tempo non ha mai avuto timore di farsi vedere fragile, spezzata. Dal giorno della sua morte, avvenuta il 13 luglio del 1954, il suo mito non ha fatto altro che crescere e a oggi sono centinaia le mostre a lei dedicate nel mondo.
È vero, a Bologna non si sono solamente opere sue. Però, anche se gli altri autori sono straordinari, come si fa a non concentrarsi su una vita spezzata da un fisico disastrato e da una mente ottenebrata, ma salvata dall’arte?

INFO #mexicofrida
Palazzo Albergati
Via Saragozza, 28 Bologna
19 novembre 2016 – 26 marzo 2017
www.palazzoalbergati.com

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