Di questa edizione 2026 si è detto molto. Una Biennale Arte ricca di contrasti, molta polemica e tanta politica. Ma in questo racconto per Rolling Stone abbiamo deciso di aprire la porta a un contesto differente.
Un racconto che nasce dall’idea di Ilya ed Emilia Kabakov, e che vede come protagonisti e co-autori proprio i residenti e amanti della città di Venezia.
Diari veneziani è una piccola oasi di pace fatta di memorie e sentimenti, racconti e vissuto. In scena, la poetica dell’anima delle persone. Da quanto tempo non ne sentivamo parlare in un contesto artistico internazionale come questo?

Foto: Osvaldo Di Pietrantonio, cortesia Ilya and Emilia Kabakov Art Foundation
Questa mostra non è solo il prosieguo dei progetti ideati dalla coppia Ilya (Dnepropetrovsk, USSR, 1933-Long Island, USA, 2023) ed Emilia (Dnepropetrovsk, USSR, 1945) Kabakov. Ma la narrazione di una memoria delicata, emotiva, fatta di piccoli gesti che raccontano momenti e sentimenti, estratti dallo scrigno del cuore.
Prendere il tempo per sé è già un lusso, ma prenderne per immergersi in questi piccoli, ma intensi, racconti di vita e memoria comune lo è ancora di più. Ma una volta fatto, questo Diario veneziano riempie di emozione e com-mozione. Ognuno di noi ha il suo oggetto, a cui è dedicato un speciale momento, anche fugace, del nostro proprio passato. Un amore, una nonna, una giornata da bambino che gioca felice, un raggio di sole che si posa su un tempo spensieratamente passato.

Foto: Osvaldo Di Pietrantonio, cortesia Ilya and Emilia Kabakov Art Foundation
Le persone son state invitate a scrivere una pagina di questo affresco corale e ad affidare alla mostra un oggetto capace di rappresentare simbolicamente il proprio legame con Venezia. Un mosaico umano che crea con forza delicata uno spazio preservato per raccogliere frammenti di vite, desideri, nostalgie e speranze. Una stratificazione sorprendente in bilico tra passato, presente, e futuro.
Questa mostra fa da specchio ai nostri sentimenti e ai nostri legami. Ha permesso agli abitanti di Venezia di poter portare un pezzo di sé alla ribalta, e prendere quel giusto spazio che da tempo ai cittadini di questa meravigliosa città è negato.
Negozianti, imprenditori, artigiani, pensionati, casalinghe, volontari, sportivi, studenti, gondolieri, creativi, operatori culturali, liberi professionisti, mestieri del mare, ristoratori, albergatori, famiglie storiche, giornalisti, dipendenti pubblici. Bambini, anziani, nuovi cittadini e famiglie che abitano Venezia da generazioni, persone di diversa appartenenza religiosa, tutti hanno risposto a un’open call pubblica trasformando l’invito dei Kabakov in un gesto collettivo e democratico. Così sono stati costituiti i Diari veneziani:
Ora che abbiamo lasciato Venezia, mi sembra incredibile di aver vissuto lì e nessuna delle persone venute dopo di noi ne è a conoscenza. Ricordo un pomeriggio a Sant’Elena con Vale: ero inconsolabile, quando un signore si fermò a fissare qualcosa dietro di noi e ci raccontò che da bambino giocava su un’altalena posta su un albero che stava alle nostre spalle. Ci fece ridere allora, ma adesso capisco. Ora vorrei che tutti sapessero che da Sant’Elena mancheranno per sempre quattro margherite, perché quel giorno Vale me le ha regalate e io le ho messe a essiccare nella mia copia deLa recherche du temps perdu. (Balsamo)
Un giorno ho trovato una tartaruga nel giardino di palazzo Gradenigo, dove vivo e di cui sono custode. Era lì, silenziosa, come se appartenesse più al tempo che allo spazio. La lentezza della tartaruga è misura, un suo modo di attraversare il mondo senza fretta. Venezia richiede lo stesso passo: qui si cammina, si attraversano calli e ponti, si ascolta l’acqua. Tutto ci ricorda qualcosa che questa città sa da secoli: la bellezza non ha fretta. Ho scelto una delle centinaia di tartarughe ereditate da mia madre, che ora vivono con me e lei dentro di me.(Valeria)

Foto: Osvaldo Di Pietrantonio, cortesia Ilya and Emilia Kabakov Art Foundation
Il progetto, curato da Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate, si sviluppa in un dialogo tra città e Biennale, articolandosi in due sedi. Il nucleo principale è ospitato dal 9 maggio al 28 giugno 2026 a Ca’ Tron, storico palazzo cinquecentesco affacciato sul Canal Grande e sede dell’Università Iuav di Venezia.
Una seconda selezione è invece presente al Padiglione Venezia ai Giardini della Biennale, fino al 22 novembre 2026, nell’ambito del progetto espositivo Note persistenti, a cura di Giovanna Zabotti con Denis Isaia e Cesare Biasini Selvaggi.
Il progetto affonda le proprie radici nel 1993, quando Ilya ed Emilia Kabakov idearono per Gand, in occasione della mostra collettiva Rendez (-) Vous al Museum van Hedendaagse Kunst, un’installazione fondata sulla narrazione collettiva. Qui a Venezia assume una nuova forma, intrisa nel presente grazie alla partecipazione civile, radicandosi nella lunga relazione che la coppia ha avuto con il luogo e i suoi cittadini.

Foto: Osvaldo Di Pietrantonio, cortesia Ilya and Emilia Kabakov Art Foundation
Venezia, città emblema delle relazioni e degli scambi. Il 3 marzo 2026 Venezia ha ricevuto una chiamata di partecipazione alla realizzazione di un’opera che vedesse proprio i cittadini – normalmente ignorati durante la Biennale (e il suo opening) – protagonisti, e co-autori, di questa composizione sinfonica di ricordi e celebrazioni.
L’allestimento principale si installa a Cà Tron nella lunga navata al piano nobile in cui, a lisca di pesce, le bacheche si espongono e rivelano ai visitatori i racconti.
Undici i percorsi tematici che suddividono le pagine di diario e gli oggetti da cui sono accompagnate.
Settecento gli abitanti che hanno risposto e contribuito a creare un mosaico antropologico stratificato attraverso diverse generazioni, contesti sociali e aree urbane. Ciascuno, con il suo frammento di vita, ha fatto rifiorire un ricordo e affiorare sulla pelle, le emozioni. À fleur de peau.















