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Dalla morte della disco music alla libertà sessuale

Lovett/Codagnone, la coppia di artisti residenti a New York (patria della disco) in mostra con "DEATH DISKO: last dance" dal 27 maggio al 15 Luglio 2015 in mostra alla Bad New Business di Milano senza tabù, come sul dancefloor

In mostra dal 27 Maggio al 15 Giugno presso Bad New Business Gallery in via Marco Formentini 4/6 a Milano

In mostra dal 27 Maggio al 15 Giugno presso Bad New Business Gallery in via Marco Formentini 4/6 a Milano

Il 12 luglio del 1979, allo stadio Cominskey Park di Chicago, venne celebrato il funerale della disco music: migliaia di persone invasero lo stadio durante la partita e lanciarono in aria centinaia di album disco al grido di disco sucks, qualcosa tipo “la disco fa schifo”.

Nonostante l’odio e gli attacchi subiti da più fronti, la disco music è sopravvissuta, segnato un decennio e l’immaginario collettivo, ha regalato ai posteri hit immortali (il repertorio dei Bee Gees, le suite di Giorgio Moroder in coppia con Donna Summer, le canzoni perse tra svago e malinconia degli Abba) e ancora adesso è un punto di riferimento per le nuove generazioni, anche se ha assunto – attraverso la musica elettronica – contorni diversi.

Ma perché la disco si è spenta? Cosa ha significato questo in termini sociali ed estetici? Quanto è stata realmente grande la sua portata rivoluzionaria, al netto di lustrini, tutine ammiccanti e strobo? Su questo riflettono, e fanno riflettere, la coppia di artisti residenti a New York (patria della disco) Lovett/Codagnone.

Martedì 26 maggio è stata inaugurata alla Bad New Business di Milano (via M. Formentini 4/6) Death Disko: Last Dance, la prima di una serie di opere dedicate all’argomento: un misto di nostalgia, considerazione politico-sociale e amore viscerale per la musica. In quell’occasione si sono esibiti i Candidate, con una selezione di brani di Donna Summer riletti in chiave sperimentale, accompagnati da Michele Pauli dei Casino Royale.

Con la disco, ci suggeriscono John Lovett e Alessandro Codagnone, si è data finalmente voce alle minoranze, la libertà sessuale (soprattutto degli omosessuali) non è più stata un tabù, il dancefloor ha democratizzato la società tenendo insieme bianchi ricchi e afroamericani delle periferie, latini e italiani, uomini, donne, gay. La piaga dell’AIDS ha decretato la fine della festa ed è stata usata come pretesto dai bigotti e dagli intolleranti per attaccare la comunità omosessuale e lo stile di vita edonistico che essa incarnava.

Ma una città in bancarotta negli anni ’70 era di gran lunga più creativa ed eccitante di quanto non lo sia oggi, opulenta e annoiata. New York ha perso il suo smalto, ci dicono ancora, e la morte della disco è stato il primo passo verso una “normalizzazione” che porta all’appiattimento delle diversità, e quindi alla morte della creatività.

 

Lovett/Codagnone
DEATH DISKO: last dance

In mostra dal 27 Maggio al 15 Giugno

Bad New Business Gallery
via Marco Formentini 4/6
20121 Milano