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Colera, un progetto al limite tra pittura e stampa

Il 25 marzo inaugura alla Galleria Varsi un'esposizione di monotipi realizzati da Borondo, Run, Servadio e dal trio Canemorto. Ci vediamo lì

Colera è un progetto che fonde la stampa con la pittura, l’incontro di un torchio calcografico con le mani, i pennelli e le menti di un gruppo di artisti attivi su Londra. È la dimostrazione che dalle frequentazioni assidue non nasce solo l’abitudine, ma anche collaborazioni fruttuose ad alto tasso di creatività. Che il colore non è tutto. Che nella vita anche il nero ha il suo peso, la sua importanza, il suo valore. Il frutto degli incontri londinesei tra Borondo, Run, Servadio e il trio Canemorto verrà esposto alla Galleria Varsi di Roma dal 25 marzo al 23 aprile.

Il titolo scelto per la mostra, Colera, fa proprio riferimento all’atmosfera creata durante le session di stampa: «Quei giorni nel mio studio nevicavano fogli», racconta il “padrone di casa” Servadio, «pavimento e corpi si tingevano di materia torbida, l’inchiostro era dappertutto. Si stampava in continuazione, propositi nascevano e morivano sulla carta nel tentativo di scoprire soluzioni formali che potessero soddisfare i presenti e stimolarne altre infinite».

Borondo reppresenta solo una parte degli artisti che hanno dato vita al progetto Colera, dal 25 marzo alla Galleria Varsi di Roma

Borondo reppresenta solo una parte degli artisti che hanno dato vita al progetto Colera, dal 25 marzo alla Galleria Varsi di Roma

Ogni opera è stata creata attraverso la pressione di una lastra dipinta a inchiostro o colori ad olio, su supporto cartaceo. L’immagine, concepita al rovescio, viene realizzata utilizzando pennelli, punte, rulli e strumenti originali, insoliti, di diversa natura. Una forma d’arte intellettuale e soprattutto sensoriale i cui principi regolatori ammettono libertà e consentono aperture ai diversi linguaggi e all’identità di chi opera.

È possibile avere un assaggio del lavoro dedicato allo sviluppo della tecnica ibrida tra stampa e pittura nel video qui sopra. Ovvero l’affinità artistica e la presenza di un torchio calcografico che hanno unito nella volontà condivisa di indagare le possibilità del monotipo.

«Colera», spiega la curatrice Chiara Pietropaoli, «è un progetto nero, denso e sporco, immediato e ostinato, insistente e ossessivo, invasivo e virale: è urgente. Ha l’urgenza di essere presente, di generare e seguitare, di occupare lo spazio e contaminarlo di intenzioni e azioni; di condividere e sentire o condividere per sentire».

È possibile trovare tutti i dettagli del progetto Colera e della mostra sul sito ufficiale della Galleria Varsi.